Mickey Spillane.
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IL PATTO DEL SANGUE.
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Titolo originale: The Deep.
Traduzione di: Bruno Tasso.
1961. Garzanti Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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L'AUTORE.
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Mickey Spillane, (New York, 9 marzo 1918. Murrells Inlet, 17 luglio 2006),  stato un fumettista, scrittore e sceneggiatore statunitense.  considerato uno dei padri, assieme a Dashiell Hammett e Raymond Chandler, del genere hard-boiled.
Il suo personaggio pi conosciuto, protagonista di molte avventure seriali,  stato l'investigatore privato Mike Hammer, caratterizzato da un'indole maschilista e violenta. 
L'autorevole organizzazione dei Mystery Writers of America lo insign nel 1995 del titolo di Gran Maestro. Molti dei suoi romanzi ebbero vita proprio fuori dalle pagine del libro, per essere o portati sullo schermo del cinema, oppure letti alla radio o ridotti per la televisione o, infine, da lui sceneggiati per serie a fumetti.
Dal suo lavoro di scrittore ebbe molto denaro e successo di pubblico.
Nonostante la facciata da cinico e disincantato facitore di storie quale si considerava, Spillane fu in realt - a detta di molti - un acuto interprete delle necessit visionarie del suo tempo.
La sua lunga vita - conclusa dopo una grave malattia a Murrels Inlet, nella Carolina del Sud, dove viveva da tempo -  stata tanto turbolenta ed intensa quanto, almeno per molti versi, felice e soddisfacente.
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IL PATTO DEL SANGUE.
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Capitolo 1.
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La udii prima ancora di arrivare. Trasudava dalla notte di New York, e, per quanto attutita dalla pioggia, era abbastanza forte per arrivare dalla sua origine ai pi lontani punti della citt. Mi giunse all'orecchio nel piccolo bar di Hardy, nei dintorni della Columbus Avenue, e a sussurrarmela fu una passeggiatrice di mezza tacca che evidentemente era rimasta troppo a lungo sola.
Quando entrai, mi sorrise, e ammicc prima al mio impermeabile fradicio, poi al brutto tempo che infuriava fuori. Quando mi tolsi l'impermeabile, fece girare nel bicchiere il poco che ancora le restava, lo butt gi e mi indic la sedia vuota che aveva accanto. Sarebbe stato assurdo discutere con un tipo del genere.
Sono appiccicaticci, ed  pi semplice accontentarli e pagare da bere piuttosto che cercare di liberarsene, specie quando fuori fa brutto tempo. Ma, per una compagnia occasionale, era perfettamente a posto. Era grande e grossa, ma grandi e grosse vanno meglio. Capelli alla Harlow, di un bianco argenteo, ma morbidi e soffici come latte appena versato. E, di solito, sono proprio le bionde del genere quelle che vanno meglio.
Quando torn a sorridermi e mi indic il bicchiere vuoto, mi misi a sedere e feci cenno al barista di servirci, sempre la stessa roba.
Ella sollev il bicchiere, quasi in un brindisi. Grazie, ragazzone. Scol le ultime gocce e attacc l'altro con un sorriso di soddisfazione. Volete chiacchierare? mi chiese.
Scossi la testa.
Non venite a raccontarmi adesso che siete anche voi triste per quel Bennett.
Il barista le batt una mano su un braccio. Farai meglio a battertela, Tally.
E che importa a me di quel farabutto? Da quel piccolo scagnozzo che era  diventato un pezzo grosso. Ha fatto tutta la trafila, dalla delinquenza giovanile in poi. Sentite, quel farabutto ha sfruttato me come tutti gli altri, e, se anche gli fanno un funerale da cinquemila dollari, sempre un farabutto resta.
Accidenti, Tally, smettila!
Oh, ma va' un po' all'inferno! Tutti quanti la pensano come me. Tutti sono maledettamente contenti che quel farabutto sia morto. C' chi  contento perch era stato sfruttato e c' chi  contento perch spera di prendere, almeno per un poco, il suo posto.
Ti ho gi detto di...
E va bene, va bene. Di che ti preoccupi? E chi ci sta ad ascoltare? Solo questo signore. Non ci sono ancora microfoni nascosti nel tuo locale, vero? Ridacchi e torn ad allungare la mano verso il bicchiere. Cos, il grande Bennett  morto e tutti i ragazzi di Bennett piangono. Divertente davvero!
Ora guardava me, e i suoi occhi incominciavano ad apparire un poco velati. E lo sapete, amico, perch piangono?
Spiegatemelo.
Prima, voglio bere qualcosa.
Il barista disse: Lei non...
Datele da bere.
Mi guard, e la sua bocca si fece dura. Poi prese la bottiglia e torn a riempire il bicchiere. La passeggiatrice sogghign, strizz l'occhio e butt gi tutto in un sorso.
Spiegatemi tutto adesso, feci.
Vi spiegher tutto, certo. Tutti i pezzi piccoli e i pezzi grossi da qui a Brooklyn stanno strillando perch vogliono
l'organizzazione di Bennett. Ogni poco di buono che si trova qui in citt  pronto a farsi avanti per impossessarsene.
Sono tutti pronti a battersi per questo, e, se non avete un qualche distintivo ufficiale, correte il rischio di buscarvi un proiettile per il semplice fatto di essere un innocente spettatore.
Non  certo per questo che piangono.
Siete davvero intelligente. Con un cenno, ordin che il bicchiere le venisse riempito ancora una volta. Piangono perch hanno una paura maledetta di Deep.
La guardai al disopra del mio bicchiere.
Non sapete chi  Deep?
Tally...
Questa volta fui io a ordinargli: Tenete chiuso il becco, voi.
Lei mi strizz l'occhio in maniera molto eloquente.
Molto bene. Come vi stavo dicendo, questo Deep  un vero uomo.  un pezzo grosso, chiss dove. Come mascalzone, vale ancora pi di Bennett, e ci, signore, credetemi, significa pure qualcosa. Bennett e questo Deep erano cos, capite? Sollev una mano, incrociando le dita.
E chi  il pi forte? chiesi.
Deep. Torn a prendere il bicchiere. Si dice che questo Deep sia stato sempre peggio di Bennett, in tutto e per tutto. Un vero demonio. Era ancora un ragazzino e gi portava la rivoltella. Il solo delinquente dell'isolato con un'arma vera. Sogghign ancora una volta. Un duro, insomma, e ora torna.
Davvero?
Certo. Lui e Bennett erano... qualcosa. Fratelli di sangue, immagino. Sapete come sono i delinquenti.
Non lo so. Sono cambiati in questi ultimi tempi.
Sono sempre gli stessi. Dei poco di buono. Bennett  sempre stato un poco di buono, e lo  sempre stato questo Deep. Quando erano ragazzini avevano tutto in comune, e hanno fatto quella idiozia che  il giuramento del sangue o simili per vendicarsi a vicenda se all'uno o all'altro fosse successo qualcosa. E erano gi abbastanza noti a quell'epoca. Avevano gi una loro organizzazione, e c' di pi. Perfino Lenny Sobel, che allora era il pezzo grosso numero uno, badava a non mettersi in urto con quei ragazzini, perch sapeva che avrebbero potuto giocargli qualche brutto scherzo.
La sapete lunga sul loro conto, bellezza.
Il suo viso si irrigid. Gli occhi, fino a quel momento appannati, brillarono e assunsero un'espressione dura.
Quel maledetto Bennett ha iniziato alla vita mia sorella, e lei, a sedici anni, si  suicidata. Sono cose che non si dimenticano. Avevo nove anni allora, io. Quel maiale. Quel sudicio maiale!
Torn a fissarmi, e ora i suoi occhi erano ancora annebbiati.
Questo Deep... A quanto sembra,  ancora peggiore. Se n' andato molto tempo fa, per lasciare mano libera a Bennett. Ha detto che avrebbe messo in piedi qualcosa di nuovo.
Davvero?
Gi, che altro? Ci sapeva fare. Chiss dove ha cominciato a salassare i gonzi, e chiss dove  il pezzo pi grosso. E adesso ritorna. Storse la bocca in un sogghigno, poi scoppi a ridere. In un certo senso,  bello.
Perch?
I ragazzi non si muoveranno fino a quando non avranno saputo con certezza che cosa vale realmente Deep.
 un particolare importante, vero?
Mi guard, e questa volta ero io a sogghignare. Certo, idiota che non siete altro. Se  proprio grande, gli scavano la terra sotto i piedi poi si danno da fare. In caso contrario, si danno da fare subito, e, se incomincia a dar fastidio, lo fanno fuori.
Perch aspettare?
Atteggi la bocca a una smorfia. Nessuno sa che cosa valga realmente Deep. E se tornasse qui con una banda?
Non  precisamente questo il punto, bellezza.
Questa volta abbozz un sorriso. Siete furbo, voi. Avete ragione. A spaventarli pi che altro  il fatto che non sanno nemmeno che faccia abbia... e potrebbe anche essere un assassino facile. Conoscete il tipo?
Lo conosco, certo.
Cos, capita qui e fa quello che ha promesso di fare... toglie di mezzo a uno a uno tutti quelli che hanno fatto dei torti al suo vecchio amico, Bennett. Capite?
Ho afferrato l'idea.
E magari  capace di farlo. Non si sa. Quell'uomo ... come si dice?... un ...
Un enigma, suggerii.
Siete un bastardo intelligente, voi. Poi diede una occhiata al barista, fermo al lato opposto del banco, e rise, da perfetta ubriaca. Guardatelo! Impassibile. Non vuole nemmeno sentirne parlare. Se solo sanno che ho parlato con uno sconosciuto, i ragazzi te lo strapazzano un poco. Non  vero, tu?
Senza badarle, egli chin la testa sul giornale.
E adesso, che tutti quegli idioti di delinquenti si diano pure da fare. Che si ammazzino pure fra di loro. Sono contenta che Bennett abbia avuto il fatto suo e sar contenta quando anche gli altri avranno il loro, e chiunque abbia la meglio rider, e quando vedr quel farabutto di Deep steso sul marciapiede gli sputer addosso, come ho fatto con Bennett.
Ragazza mia, osservai, parlate un po' troppo duramente.
Non ditemi  ragazza mia , accidenti! Era cos che mi chiamava Bennett. Ed  una cosa che non permetto n a voi n a altri.
E io invece continuer a chiamarvi a questo modo, ragazza mia.
Ma chi credete di essere? Solo perch...
Deep, la interruppi. Mi chiamo Deep.
Il barista continu a tenere gli occhi fissi sul giornale, ma non leggeva, certo. Si era fatto pallidissimo, e si pass la lingua sulle labbra un paio di volte. Vuotai il bicchiere, lo appoggiai al tavolo e guardai la passeggiatrice. Sul collo, le vene le apparivano in tutto rilievo. Qual  il vostro cognome, Tally?
La sua voce era un sussurro. Lee.
Abitate qui vicino?
Sulla Centotreesima.
Attesi.
Sopra... l'emporio di Brogan. Sentite... a proposito di quanto ho detto...
Lasciamo perdere, Tally.
Ora la mascella le tremava. Qualche... qualche volta parlo a vanvera, sapete?
Lo so, certo.
Quello che ho detto... Deglut a fatica e si strinse le labbra fra i denti.
Che sono un delinquente? Un mascalzone? Che starei meglio morto? Volete dirmi forse che non parlavate sul serio, Tally?
Ogni traccia di paura scomparve dal suo viso, che torn ad assumere un'aria di sfida. L'ho detto e lo confermo. Parlavo sul serio.
In fondo al banco, il barista alz la testa, sbalordito.
Le sorrisi, soddisfatto.  cos che si fa, bambola. Quando si dice una cosa, la si sostiene.
I suoi occhi avevano un'espressione strana. Mi guard per qualche istante, poi, dopo essere giunta a chiss quale conclusione, torn a prendere il bicchiere e trangugi quanto ancora restava sul fondo. Dopo averlo di nuovo appoggiato sul banco, mi fiss di nuovo, gelida, e bisbigli, con voce roca: Non siete Deep. Siete troppo maledettamente cortese per essere Deep. Lui mi avrebbe fatto a pezzi a quest'ora. Non ha mai sopportato di essere insultato, Deep, e detestava le donne che parlavano troppo, come me. Fece una pausa per respirare e sbarr gli occhi. Ma forse il fatto di essere una chiacchierona mi torner utile. Andr a raccontare a tutti che c' un fasullo in cerca di guai...
Annuii. Fatelo pure. Allora s che la situazione diventer davvero interessante.
Divertitevi pure, voi. Storse la bocca in un sorriso. Accidenti, se foste Deep avreste a portata di mano, notte e giorno, una rivoltella, non fosse altro che per cercare qualcuno da far fuori. Deep, l'uomo mitragliatrice lo chiamavano. E non si prendeva nemmeno la briga di nasconderla, la rivoltella. La portava in modo che tutti potessero vederla. Mi squadr, con evidente disgusto. E voi sareste Deep? Ma non dite sciocchezze!
Pescai dalla tasca un mezzo dollaro e lo buttai sul banco. Quando mi voltai a guardarla, Tally aveva gli occhi pi sbarrati e pi atterriti che mai, e non riusciva a toglierli dal mio fianco, l dove aveva visto la fondina aperta con la '38.
Dissi: Non dimenticate di riferirlo agli altri, Tally, e uscii.
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Capitolo 2.
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Wilson Batten aveva l'ufficio in una casa nuova che era
sorta al posto del vecchio Greenwood Hotel. La facciata
moderna sembrava una chiazza bianca nella penombra, e,
con la pioggia che brillava gelida sui marmi, l'edificio
appariva assurdo come la coda falsa di un cane.
Al secondo piano si vedeva una striscia di finestre illuminate,
e allora attraversai la strada e, aperta l'enorme
porta a vetri, entrai nell'atrio. Sulla parete opposta, accanto
agli ascensori automatici, c'era un elenco di tutti
quanti gli inquilini. Solo quelli del secondo piano avevano
fatto stampare il loro nome in tutte maiuscole. La dicitura
era: wilson batten, avvocato.
Semplicissimo. Ma era un mondo dove la semplicit
rappresentava una necessit. E anche negli altri mondi
questo rappresentava un vantaggio, perch la semplicit
non  altro che arroganza accuratamente nascosta.
Sogghignando, trascurai gli ascensori e infilai le scale.
Nell'anticamera, due ragazze si stavano infilando gli impermeabili,
davanti a uno specchio lungo e stretto. Una
teneva le forcine fra le labbra, e diedi di gomito alla sua
compagna perch si occupasse di me.
Stiamo chiudendo, spieg.
Oh?
Aspettate per caso una delle ragazze?
Mi tolsi il cappello e ne scossi la pioggia. Proprio
non ci avevo pensato. Sarebbe possibile?
Mi squadr, con un sorriso sfacciato. Secondo me,
non dovreste aspettare a lungo.
Non mi  mai capitato di dover aspettare.
No. Credo proprio di no. Come vide che non mi
muovevo, il sorriso scomparve, e ella aggiunse: Volevate
qualcosa?
Wilse.
Chi?
Wilse. Il padrone. Batten.
Sbarr gli occhi. A quest'ora, no. Non si pu...
Subito.
Statemi a sentire... signore...
Subito, ripetei.
La voce risuon alle mie spalle, calmissima, ma pure si
avvertiva in essa una nota di minaccia.
Qualche difficolt, Thelma?
Vuole vedere il signor Wilson.
Capisco. Temo che ormai sia troppo tardi per...
Mi voltai, adagio, e lo guardai. Non era cambiato gran
che. Sempre il ragazzo efficientissimo che sapeva rendersi
indispensabile, ma che mancava del genio per arrivare alla
vetta. Aveva per un pregio, Augie. Si trovava sempre
dalla parte del vincitore. Infallibilmente riusciva a capire
chi sarebbe stato.
Corrug un poco la fronte, anche se il suo viso restava
impassibile. La sua mente andava alla caccia di qualcosa
che non riusciva a identificare. Per un attimo le sue spalle
si irrigidirono, poi si rilassarono, perch neppure quella
era la risposta. Era pur sempre lo stesso Augie, ricco di
intuito. Disse: Vedrete allora il signor Batten.
Quando annuii con un cenno, le due ragazze mi guardarono,
sbalordite.
Il vostro nome, prego?
Non lo ricordate, Augie? Il mio sogghigno si fece
pi marcato. Deep. Dite a Wilse che c' Deep.
Le vene gli si irrigidirono sotto il colletto. Poi strinse
le enormi spalle sotto la giacca dal taglio perfetto e sorrise.
La sua voce aveva un tono simpatico, denotava una
efficienza che aspettava solo di essere utilizzata.
Certo che avrei dovuto ricordarmene, disse. Ma
siete cambiato, Deep.
Tutti cambiamo.
Mi guard fissamente. Sembrate pi grande, in un
certo modo.
Pi grande, ripetei.  proprio la parola esatta.
L'ufficio dove entrai era tutto mogano e Gauguin. Erano
cose che colpivano subito e facevano apparire ancora pi
piccolo l'uomo seduto dietro la scrivania. Alz la testa,
e notai come i pochi capelli che aveva erano ancora neri.
Strano quanto raramente i calvi diventano grigi.
Dissi: Salve, Wilse, e egli finse di riconoscere la
mia voce.
Deep. Si alz e mi tese la mano. Sono contento
di rivedervi, ragazzo mio. Davvero contento.
Il mio sogghigno ignor la sua mano. Sono pronto a
scommetterlo. Sono pronto a scommettere che siete addirittura
felice, Wilse.
Il suo viso era una maschera professionale, ma sapevo
che cosa stava provando. Avvicinai una poltrona con il
piede e mi accomodai, lasciando cadere per terra il cappello.
Quando Augie si chin per raccoglierlo, ordinai:
Lasciatelo dov'. Si ferm di scatto, diede una rapida
occhiata a Batten e arretr di qualche passo.
Il vecchio Wilse, dissi, il ladro di Harlem...
Statemi a sentire, Deep...
Quando parlo io, tacete. Sorrisi, e egli cerc di interpretare
quel mio sorriso. Avete fatto molta strada
per arrivare a Broadway. Dal vecchio Batty Batten al signor
Wilson Batten, avvocato. Niente male per un ladro,
ma niente di molto diverso dalle storie di molte carriere
di successo che conosco.
Mi alzai e feci il giro dello studio, indugiando a osservare
tutti i Gauguin. Per una met erano originali, per
l'altra met copie abbastanza ben riuscite. Ve la siete
cavata bene, amico.
Deep...
Quando mi voltai, sogghignando, Batten si interruppe e
rimase a bocca aperta. Dissi: Batten, siete un ladro.
Siete un abile mascalzone che ha fatto fortuna. Incettavate
la refurtiva una volta, compravate da me tutto quello che
riuscivo a rubare, facevate da schermo ai ragazzi che spacciavano
la droga e facevate da intermediario fra certi pezzi
grossi e certi poliziotti corrotti.
Vi ho fatto uscire pi di una volta dalla prigione,
Deep.
Certo, guadagnandovi la vostra libbra di carne. Gli
andai accanto e lo guardai dall'alto. Ero molto pi giovane
allora.
Eravate un delinquente, mi sfid, a mezza voce.
Ma abile. Duro. Mi misi a sedere sul bordo della
scrivania. Ricordate Lenny Sobel? Ricordate la sera in
cui il re e la sua corte sono venuti per farvi pagare un
certo scherzetto e Bennett e io vi abbiamo ricompensato
di tutti i vostri favori? Li abbiamo presi di mira con le
nostre rivoltelle e, quando hanno fatto per muoversi, non
abbiamo esitato. Sobel ne ha rimandati altri a cercarci la
sera dopo, e noi gli abbiamo restituito tre scagnozzi stecchiti.
Poi, per divertimento, ho sparato anche a Sobel.
Colpendolo alla schiena. Lo ricordate, Wilse?
Certo. Eravate un duro.
Scossi la testa. Non precisamente, amico. Sapete che
cosa ero.
Un delinquente giovanile.
Esatto. Adesso sono un duro. Sogghignai. Lo
sapete?
Torn ad assumere la maschera professionale. Lo so,
ammise.
Augie cambi posizione. Ora lo avevo di fronte. Di
meglio non avrei potuto desiderare.
Dissi: Avete il testamento di Bennett?
Certo.
Tutto in regola?
Ero il suo consigliere legale.
Che cosa dice?
Mi squadr per un momento, cercando di capire se
sarebbe riuscito a venire a capo di me. Salve determinate
clausole, siete il suo erede.
Quali clausole?
Prima, che voi arrivaste entro due settimane dalla
sua morte.
 il quarto giorno.
Annu. Secondo, che, in caso di morte violenta, individuaste
al di l di ogni dubbio il suo assassino.
Molto gentile da parte sua.
Aveva una grande fiducia in voi, Deep.
La parola  individuare o vendicare?
Individuare. Il signor Bennett avrebbe voluto una formulazione
diversa, ma io non potevo assolutamente accettarla.
Dal punto di vista legale, bene inteso.
Gi, dal punto di vista legale. E ora, un'altra domanda
ancora, Wilse. Individuare a beneficio di chi?
Siete molto furbo, Deep. Apr il cassetto della scrivania,
prese un ritaglio di giornale e me lo pass. Sottolineato
in rosso, c'era un articolo a due colonne intitolato:
"Pettegolezzi" di Roscoe Tate.
Non c'era bisogno che lo rileggessi. Era l'odio di un
uomo trasformato in lettere a stampa. Un uomo che al
mondo odiava tre persone. Me, Bennett e se stesso.
A beneficio di Roscoe?
Non precisamente. Si tratta solo di "individuare".
Un sorriso gli sfior un angolo della bocca. Non sar
facile, credetemi.
No certo. Mi odia mortalmente.
Il sorriso si fece pi marcato. Non  per questo.
Lo guardai fissamente.
Secondo Tate, siete stato voi, Deep.
Idiota.
Il suo ragionamento non manca di logica.
Spiegatevi, ordinai.
L'impero era molto vasto. Non si sapeva pi niente
di voi da venticinque anni. Non sarebbe possibile che voi,
conoscendo la posizione di Bennett, abbiate deciso di toglierlo
di mezzo, convinto che fosse ancora in vigore il
vecchio patto in base al quale chi di voi due fosse sopravvissuto
avrebbe ereditato tutto e si sarebbe preso... bene,
diciamo cura dell'... dell'assassino?
Idiozie, ma le capisco. E adesso spiegatemi una cosa.
Se non riesco a superare la prova, a chi va il dominio?
Sorrise tanto da scoprire i denti. Denti bianchi, candidi,
forti. A me. Incamero tutto io.
Furbacchione.
Gi.
Potrei essere costretto a uccidervi, Wilse.
Si fece allora pallidissimo. Siete gi coinvolto in questa
faccenda al punto che...
Non sarebbe certo questo a impedirmi di uccidervi,
Wilse. Sarebbe una cosa facile. Facilissima.
Ora il suo viso aveva un'espressione vecchia. Per
qualche istante aveva dimenticato come erano fatti i veri
duri. In venticinque anni era cresciuto al punto che una
morte improvvisa non aveva pi per lui un significato personale,
ma ora tornava a trovarsela di fronte.
Dissi: Di che cosa entro in possesso?
Vi legger il testamento. Dovrebbe...
Ditemelo a voce, Wilse. Non mentirete. Non mi preoccupo
certo per questo.
La sua bocca era una linea sottile, diritta, il suo viso
sembrava scolpito nella pietra. La Cosmo Taxi Service,
la casa del vecchio circolo, diverse propriet immobiliari
consistenti in case d'appartamenti, appezzamenti, rimesse...
ve ne far l'elenco... il cinquanta per cento e pi in quattro
industrie e in una fabbrica di birra.
Niente male, commentai. Contanti?
Diecimila alla presentazione, cio subito. Tutto il resto
quando avrete ottemperato alle clausole del testamento.
Tesi la mano con un sogghigno. Wilson Batten guard
prima la mano, poi il sogghigno, poi si costrinse ad atteggiare
le labbra a un sorriso. Apr il cassetto centrale della
scrivania, prese un assegno giallo e me lo pass. Dissi:
Un'ultima domanda. Quanto tempo ho per ottemperare
alle... clausole?
Il suo sorriso si fece pi marcato, pi cattivo. Una
settimana. Torn a scoprire i denti. Credete di potercela
fare, Deep?
Ripiegai l'assegno, lo infilai in tasca e mi alzai. Senza
dubbio. Ho a disposizione tutto il tempo che voglio.
Mentre mi dirigevo verso la porta, mi sentivo i suoi occhi
fissi addosso, e come fui sulla soglia mi voltai e gli diedi
un assaggio di quello che doveva aspettarsi. Dissi a Augie:
Venite, amico?
Non guard nemmeno. Rispose: Certo, signor Deep,
e mi segu fuori.
Come ho gi detto, Augie era un uomo dotato di qualcosa
di simile alla preveggenza.
Nell'isolato, Roscoe Tate era il primo che avesse mai
avuto un lavoro. Quando aveva quattordici anni, gi vendeva
due giornali all'ingresso della sotterranea, dalle sei
alle otto, e portava a casa qualche soldo per permettere
al suo vecchio di bere di pi. Un anno dopo aveva detto
all'alcolizzato padre di sgomberare, lo aveva denunciato
per mancata assistenza, per percosse alla moglie e per
crudelt nei confronti dei figli, lo aveva fatto condannare
e da allora in poi aveva mantenuto lui la famiglia.
Ora erano passati venticinque anni e scriveva per i giornali
che una volta strillonava. Il vecchio era morto di
cirrosi epatica, la madre abitava a Los Angeles con una
figlia sposata e Roscoe continuava a vendicarsi dell'isolato
dove era cresciuto. C'era un solo guaio: non sapeva decidersi
a lasciarlo.
Era seduto nel locale di Hymie, davanti a un tramezzino
di rognone e a un telefono, gli occhi fissi a un fascio di
appunti. Lo raggiunsi, passando accanto a una fila di sgabelli
e prelevai da dietro il banco una veneranda sedia.
Hymie mi guard, furibondo, pronto a muovere guerra
contro chi toccava il suo trono privato, ma subito si
irrigid.
Quando ebbi avvicinato la sedia al tavolo e mi ci fui
accomodato, Roscoe disse, senza alzare la testa: Cerchi
guai grossi, amico?
Risi, adagio, e per un attimo non ci furono altri rumori
nel locale. Poi le sue dita si fecero bianche intorno ai
fogli, e egli sollev gli occhi per guardarmi. Deep,
disse.
Salve, Roscoe.
Pidocchio, mi hai portato i miei nove dollari e cinquanta?
Certo.
Dammeli. Batt con l'indice sul tavolo. Mettili qui.
Naturalmente. Con un sogghigno, contai il danaro e
lo feci scivolare sui suoi fogli di appunti. Molti anni
prima, lo avevo alleggerito della sua paga settimanale.
Risi ancora quando Roscoe prese il danaro e lo mise in
una tasca della giacca.
Aveva i lineamenti duri e rigidi, e si capiva che, una
volta tanto, rimpiangeva di non essere grande e grosso.
Non rovinarmi tutto, bastardo, brontol. Avevo giurato
con me stesso che un giorno o l'altro ti avrei fatto
risputare quel danaro.
Vuoi anche gli interessi?
Non essere tanto superiore e condiscendente. Si pass
due volte la lingua sulle labbra, sentendo il sapore delle
gocce di sudore che gli erano colate gi dalla fronte fin
sotto il naso. Speravo di recuperarlo dal tuo cadavere.
Adesso lo hai riavuto, amico. Nessuna animosit nei
miei confronti, vero?
Miserabile pidocchio che non sei altro! Attese per
vedere che cosa sarebbe successo, e quando sogghignai l'astio
gli sibil fuori dai denti. Che cosa vuoi allora?
Mi strinsi nelle spalle. Non lo so. Non ancora. Ma 
qualcuno che voglio, Roscoe. Mi capisci?
Credo di avere afferrato l'idea.
Sai perch sono tornato? gli chiesi.
Si asciug il sudore con una mano. S. Credo di saperlo.
Ne parlo perch spero di ricavare da te qualcosa
che ti faccia volare pi alto di un aquilone.
Per che cosa sono tornato allora?
Vuoi l'organizzazione.  tua per eredit. Assieme a
una intera banda di idioti dalla faccia atona. Una macchina
di corruzione e di violenza pronta a entrare in azione.
Accidenti, eravate amici, tu e Bennett, lo devo riconoscere.
Fedeli al credo della vecchia banda. Avete fatto
un patto del sangue e lo avete osservato. Fece una breve
pausa. Cos, Bennett ti lascia in eredit tutto quanto
... le case, i circoli, il danaro... tutto quanto.
Molto gentile da parte sua.
C' un solo particolare: tu devi essere mascalzone
abbastanza per conservartelo.
Lo fissai a lungo, mentre il mio sogghigno si faceva
sempre pi marcato. Sei proprio sicuro di sapere perch
sono tornato?
Sicurissimo. Sei assente da troppo tempo per tutto
il resto. Adesso c' un mucchio di soldi. E una banda
bene organizzata. Se riesci a tenertela. L'imputazione di
omicidio  pesante e abbastanza facile da dimostrare.
Non sogghignavo pi. Non sono tornato per il milione
di dollari, idiota che non sei altro. Non ho bisogno n
di bande n di milioni. Mi interruppi per qualche istante,
poi: Non sono stato io a ucciderlo, fesso! Secondo te,
avrei arrischiato il collo per una faccenda del genere?
L'espressione del suo viso cambi: da tesa che era, si
fece eccitata, nervosa. Disse in fretta: Allora sai dov'.
Bennett ti ha lasciato anche quella.
Mi alzai e spinsi la sedia contro il muro. Amico, sono
tornato per un'unica ragione. Voglio quel tale che ha fatto
fuori Bennett. Lo voglio, a tutti i costi. Capisci?
Ora parlava quasi in un sussurro. Capisco. La sua
bocca era una linea sottilissima, dura. Pensi ancora a
quella sciocchezza. A quella storia del sangue. In definitiva,
vuoi uccidere, vero? E, senza darmi il tempo di rispondere,
continu: E va bene, trovalo. Ti star sempre
vicino. Spero che tu ammazzi quel maiale in modo che
io, a mia volta, possa denunciarti. Desidero tanto di scrivere
il tuo necrologio che gi mi sembra di sentirmelo
risuonare alle orecchie. Ti aiuter a trovarlo, Deep. Spero
che tu spazzi via quella banda di maiali. Fa' pure la decimazione
dell'isolato, se  necessario. Tutti i ragazzi stanno
crescendo nell'ombra di Bennett, e io ho la precisa sensazione
che tu sia ancora peggiore di lui.
Spinse indietro la sedia e si alz. Dimmi una cosa,
Deep. Eri importante nella citt da dove vieni? Davvero
importante, vero?
Risi. Davvero importante.
I suoi occhi presero un'espressione ambigua. Pi importante
di Bennett?
Molto di pi.
Accett la mia affermazione con un cenno di assenso.
Comunque, scriver io il tuo necrologio.
D'accordo. Ti fornir anche i particolari di fondo se
mi aiuti a trovare chi ha fatto fuori Bennett.
Deep, lo far con piacere. Anzi, la parola esatta 
gioia. Gioia. Gioia. Prima avremo lui, poi te.
Chiacchieri o parli sul serio?
Questa volta fu lui a sorridere. Mi conosci abbastanza.
Eravate tutti grandi e grossi, ma io non avevo paura.
Nemmeno un poco. Tutti quei maiali mi conoscono e sanno
che cosa penso di loro. Se appena ne ho l'occasione, li denuncio
nella mia rubrica, e lo sanno. Cos, lasciamo perdere.
Li conosci, tu. Mi considerano un incerto del mestiere,
e quelli che prendo di mira sono convinti di meritarselo.
Ma, nello stesso tempo, sono furbi. Posso essere
di questo isolato, io, ma non ne faccio parte. Se se la prendono
con me, vengono strapazzati dai poliziotti, o il giornale
viene fuori con qualcosa di molto, molto brutto.
Il suo sorriso si fece pi marcato. Bennett se n' andato...
e ora credo che il prossimo sarai tu. Tanto meglio.
Notai che una prospettiva del genere lo riempiva d'
giubilo, notai che questa prospettiva, proiettata nel futuro,
era di suo completo gradimento. Poi disse: Hai ereditato
un mucchio di fastidi, Deep. Non sai nemmeno quanti.
Ho ereditato qualcosa di pi.
Gli appunti che teneva in mano tremarono quando strinse
il pugno. Il collo gli si gonfi, assumendo il classico colore
rosso di una cresta di tacchino. Ma cerc ancora di bluffare.
Che cosa?
Helen. La piccola Helen, l'irlandese. Se non mi sbaglio,
ho ereditato anche lei.
Parl adagio, scandendo le parole. Se l'avvicini, ti ammazzo
io, Deep. Girale alla larga, capito? Gi le tue
sudicie mani da quella ragazza.
Amore, Roscoe. Affetto platonico?
Bestemmi qualcosa che non riuscii a afferrare.
Continuai: Anche lei era di Bennett. Adesso  mia.
Fa parte dell'eredit.
Morirai presto, Deep.
Non per mano tua, piccoletto. Hai una passione eccessiva per la legge e per l'ordine. Magari potr venirtene la
voglia, ma non lo farai mai. Aspetterai che mi faccia fuori
o un proiettile o la legge, e intanto morirai un poco anche
tu. Ho sentito che si  fatta una ragazza stupenda. Quanto
di pi bello si sia mai visto nell'isolato. Ai vecchi tempi
era giovane, ma mi risulta che ha fatto passi da gigante.
Ha ottenuto un paio di grossi successi a Broadway, e
tutti le corrono dietro. Gi, Roscoe, deve essere proprio
una bambola. Come mai ti sei innamorato di lei?
Parl quasi senza muovere le labbra. Non lo sono
affatto. Devi mancare semplicemente di memoria, Deep.
Gli occhi gli si incupirono. Non ricordi che  la mia
sorellastra?
Brontolai qualcosa. Ecco il punto. Lo avevo dimenticato.
Intendo giocare deciso, figliolo. Tu non ficcare il naso
se non vuoi che ti strizzi un poco.
Come ai vecchi tempi.
Precisamente. Lo guardai fisso, e egli mi studi il
viso, per cercare le cicatrici e i graffi che rappresentano
il marchio della razza della jungla. Vide anche il resto,
e allora assunse un'espressione di profondo disgusto.
Che cosa vuoi sapere, Deep?
Come  morto Bennett?
Hai letto i giornali.
Gi, ma tu aggiornami.
Si strinse nelle spalle. Ha aperto la porta del suo
appartamento, e l'assassino lo ha centrato dritto nel collo.
Con una '22, aggiunsi.
S, e da una distanza cos ravvicinata da lasciare i
segni della polvere. Fece una breve pausa. Una maledetta
'22. Un giocattolo per signore. Poi la sua voce
assunse un tono beffardo. Non preoccuparti per la tua
eredit. Non  stata Helen a farlo fuori. Stava provando,
quella sera.
Ha un alibi.
Cos dicevano i giornali. Bennett lo aveva mandato a
comperare un poco di scotch. Ma qual  il tuo parere in
proposito?
 un alibi perfetto. Bennett gli ha telefonato mentre
si trovava in quel locale e gli ha detto di portare anche
una cassa di tye. Il padrone ha ricevuto l'ordine e ha
mandato con Dixie uno dei suoi dipendenti. Hanno trovato
assieme il cadavere.
E tutti gli altri erano al cinema.
S, e anche questo regge. Il padrone della rivendita di
liquori ha aggiunto un nuovo particolare. Lui e Bennett
avevano una parola di codice che dava validit a tutte le
telefonate, che dimostrava cio come era proprio Bennett
a chiamare e non qualcuno della sua banda che mirava a
bere gratis.
Cos, Dixie  fuori causa.
Non ha mai avuto intelligenza sufficiente per immaginarsi
soltanto una cosa del genere.
Chi ha fatto fuori Bennett allora?
Chiedilo alla polizia, idiota.
Sono troppo soddisfatti della sua morte per chiedersi
semplicemente chi pu essere stato a assassinarlo. E poi,
non voglio informazioni. Voglio soltanto ipotesi.
Il viso di Roscoe torn a irrigidirsi. Sai, Deep, vorrei
davvero aver formulato qualche ipotesi. Vorrei avere una
parvenza di pista non fosse altro che per essere presente
quando cercherai di togliere il coperchio.
Il coperchio di che cosa?
Della tua eredit.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Era ricominciato a piovere: una di quelle piogge newyorkesi
dotate di una cattiveria che non  possibile definire.
Rende scivoloso l'asfalto e d alle strade qualcosa di
cupo, di assurdo.
Mi fermai a un centinaio di metri da un vecchio edificio
che, pure con una facciata nuova, restava sempre lo stesso.
Anche l'insegna era nuova. La vecchia aveva avuto le lettere
scritte a mano, ma la dicitura, che adesso era al
neon, non era cambiata: Societ Sportiva dei Cavalieri
del Gufo.
Bennett era sempre stato sentimentale per indole, pensai.
Fino alla fine, aveva tenuto fede al vecchio slogan. Chi 
cavaliere una volta, lo  per sempre. Niente scappatoie,
niente compromessi. Era stato il proprietario dei pi
splendidi appartamenti e dei pi eleganti circoli della
citt, ma la sua casa era sempre stata il vecchio locale
dove avevano avuto origine i Cavalieri.
Dal principio alla fine, la differenza era stata solo di
tre piani. I Cavalieri avevano cominciato in una cantina.
Poi, salendo un piano per volta, avevano occupato tutto
quanto l'edificio. E ora, dietro i vetri sporchi di fuliggine
delle finestre, i Cavalieri tornavano a incontrarsi. Il re era
morto, e dovevano eleggerne un altro.
Avevano ancora molto da imparare, i ragazzi. Potevano
smettere ormai di spremersi il cervello.
Il nuovo re c'era gi.
Attraversai la strada e aprii la porta. Per la prima
volta, la maniglia non cigol. Una volta il cigolio rappresentava
qualcosa di simile a un segnale.
Sulle scale c'era, ancora e sempre, lo stesso tappeto. Solo
i buchi erano diventati pi grandi. Sulla balaustra c'era
ancora l'incavo che Bunny Krepto aveva scavato con il
coltello la sera prima di essere fatto fuori, e, in cima,
vicino al pianerottolo, il passamano appariva pi che mai
lucido.
Spinsi la porta con un piede, e il battente gir sui cardini
senza il minimo rumore. Il custode di turno aveva le
mani sprofondate in tasca, una sigaretta che gli penzolava
all'angolo della bocca, gli occhi un poco annebbiati.
Proprio come una volta, pensai. Sostanzialmente, nulla
era cambiato. Invece dei ragazzini che, seduti sulle panche,
strillavano davanti a una aranciata, le comode poltrone
occupate da teste grigie e da ventri accentuati, mentre qua
e l si potevano individuare visi che, anni addietro, avevano
avuto l'onore di una fotografia in prima pagina.
Ma le loro espressioni non erano cambiate. Impassibili,
anonime. Sempre pronti per a entrare in azione, e, in
caso di necessit, erano sempre loro a rappresentare la
migliore armata di riserva. Al microfono c'era Benny Mattick,
sempre con il suo spiccato accento di Brooklyn. Pi
vecchio e pi grasso, forse, ma sempre lui. Era sempre il
duro che si era fatto strada una dozzina di volte, a rivoltellate,
fra i poliziotti, l'uomo che, scommettendo, aveva
guadagnato un milione sui cavalli senza che mai una sola
imputazione fosse elevata a suo carico.
Accanto a lui c'era Dixie. Osservai quella allampanata
figura dalle guance infossate, stupito che fosse ancora in
rivoluzione, che fosse riuscito a sopravvivere a tutte le
punture che gli avevano ricamato le vene delle braccia in
occasione dei colpi grossi. Indossava un abito da almeno
duecento dollari, e la pietra che sfoggiava al medio doveva
valerne, grezza, qualche migliaio.
Rimasi immobile fino a quando il custode mi individu
e si gir, una mano sprofondata nella tasca. Si irrigid allora,
senza muovere la mano, sorridendo scioccamente.
Chiese: L'avete?
Non mostrai la tessera che adesso tutti avevano. Sollevai
la manica e gli mostrai le cicatrici del vecchio K.O. incise
sul polso con un coltello.
Il suo viso mut allora espressione. Era una cosa che
succedeva sempre ai nuovi. Il K.O. era anteguerra, e livido
abbastanza da spiccare in tutta evidenza.
Mi diressi verso le poltrone, mi misi a sedere vicino
all'ometto e dissi: Salve, Gatto.
Il suo sbalordimento era sincero. Accidenti... Deep!
Quando mai...
Che succede?
Accidenti, Deep...
Ti ho rivolto una domanda, Gatto.
Ci stiamo riorganizzando, Deep. Accidenti... Benny
era convinto che...
Quando ha preso il comando?
Il Gatto deglut, evidentemente a fatica. Quando Bennett
ha avuto il fatto suo. Accidenti, Deep, il circolo 
diventato qualcosa di importante. Non si pu permettere che
le cose vadano come vogliono.
Con un cenno, gli imposi di tacere. Sul palco, Benny di
Brooklyn era sul punto di concludere. Si stava nominando
re, e, a giudicare dall'espressione della sua faccia, era convinto
di quello che faceva.
I Cavalieri erano pezzi grossi. Avevano grano. Erano i
protettori della zona. Rappresentavano una potenza politica
che aveva bisogno di una mano abile al volante, e
Benny era il loro uomo.
Mi guardai attorno per vedere se gli altri erano d'accordo,
e notai che tutto era ancora come ai vecchi tempi.
Non si sentivano soddisfatti, ma nemmeno volevano arrivare
a una resa dei conti. Avevano l'espressione blanda,
atona di chi accetta, almeno per il momento.
Quando Benny esib il suo sorriso seppi che il discorso
era terminato. Ora, tutti avrebbero votato, unanimi, poi
sarebbero andati al bar a bere una birra. Gli altri, quelli
privi di diritto di voto, lo sapevano, e gi incominciavano
a alzarsi.
Benny disse: Ora... se non ci sono altre domande...
Mi alzai, spingendo indietro la poltrona. Io ho qualcosa,
Benny. Accanto a me, il Gatto toss nervosamente
e cerc di nascondersi.
Tutti voltarono la testa, socchiudendo gli occhi per non
lasciarsi abbagliare dalle luci, per individuare l'autore di
quella nota stonata. I mormorii iniziarono dagli angoli per
terminare al centro come una piccola ondata. Nessuno voleva
essere il primo a parlare. A questo punto del gioco,
soltanto i re potevano apparire al proscenio.
Benny indugi troppo a lungo. Ormai non aveva pi il
dominio della situazione, e se ne rendeva conto. Cerc di
intervenire, ma Dixie gli diede di gomito per costringerlo
al silenzio e disse: Chi c' laggi?
Replicai: Guardami bene e mi riconoscerai.
Allora qualcuno lo disse. Una sola parola, e tutte le teste
si voltarono di scatto. A mano a mano, si resero conto
della situazione, e alla fine se ne rese conto anche Benny.
Si fece pallidissimo, e, accanto a lui, Dixie si irrigid, la
bocca atteggiata a una smorfia addirittura omicida.
Quando fu tornato il silenzio, dissi: Voglio ricordare
le norme, nel caso che i nuovi venuti non le conoscano.
Non  nemmeno il caso di parlare di cambiamenti qui. Il
numero uno spetta a me. Questo  quanto.
Benny parl al microfono. Fa' attenzione, Deep. Non
sei tornato per...
Vieni qui, Benny.
Nella sala cal un silenzio profondo.
Ripetei: Vieni qui, Benny. Fa' dieci passi lunghi e tre
piccoli.
Sul palco, Benny mosse il primo passo lungo. Poi un
altro. Poi scese le scale. Poi si ferm.
Qui, Benny. Un altro passettino ancora.
Ora si era fatto pallidissimo. Continuava a passarsi la
lingua sulle labbra, perch non voleva far vedere agli altri
la bava che gli colava dalla bocca. Poi venne a fermarsi
davanti a me. Mi esibii al mio meglio perch nessuno perdesse
lo spettacolo. Lo colpii al mento, a mano aperta, e lo
catapultai contro la parete, mentre gli occhi gli si annebbiavano.
Poi ordinai: Dixie... e il custode alla porta rimase
a bocca aperta, e accanto a me il Gatto si sprofond nella
sua poltrona.
Dixie non si fece pregare. Si mosse, con la sua andatura
traversa, con un sogghigno atono, cattivo. Si sbrig al punto
da dimenticare che c'era qualcuno il quale non aveva paura
del coltello che tanto gli piaceva. Lo lasciai avvicinare quanto
bastava, poi gli tolsi dalle dita la lama cos in fretta
che se ne accorse solo quando lo colpii forte fra le costole,
l dove nessuno avrebbe potuto fare a meno di vedere il
sangue. Quando gli allungai un pugno in faccia, si fece
pallidissimo e and a afflosciarsi contro Benny di Brooklyn,
respirando affannosamente.
Risposi con un sogghigno a tutti gli occhi che mi fissavano.
Adesso conoscete le regole. Non si tratta precisamente
di democrazia.  qualcosa di simile a una dittatura,
e sono io ad avere il coltello per il manico. Ce lo passiamo
dall'uno all'altro come preferiamo, e, se credete di essere
forti abbastanza per impossessarvene, fatevi pure avanti.
Provatevici. Ma dovete sentirvi sicuri di essere forti abbastanza,
questo  quanto.
Quando mi guardai attorno, tutti quei piccoli occhi da
maiale erano atteggiati a un falso sorriso. Qualcuno guardava
altrove, qualcuno approvava, qualcuno si sentiva furibondo.
Ma tutti erano spaventati.
Qualcosa  cambiato in questi ultimi anni, continuai.
Vedo facce nuove. Gente importante. So perch
siete qui e conosco che cosa vi tiene uniti. Spero che nessuno
di voi tenti qualcosa di spettacolare, perch queste
sono faccende che riguardano me e me soltanto. L'organizzazione
continuer a funzionare come funzionava sotto
Bennett, fino a quando non avr emanato nuove disposizioni.
E adesso... c' qualcuno che ha da rivolgere qualche
domanda?
Dall'altra parte della sala si lev una mano. Deep...
Chi ?
Charlie Bizz.
Avanti, Bizz.
Sei tornato per restare, Deep?
Certo. Se c' qualcuno che la pensa in maniera diversa,
lo dica subito, esplicitamente.
Accidenti, Deep, sono proprio contento di rivederti,
ragazzo mio.
Annuii nella sua direzione. Adesso Augie raccoglier
i voti. Non rendetegli la vita difficile. Voglio un elenco dei
soci e di tutto quello che Bennett controllava. Cercate di
nascondere qualcosa e saranno guai. Come ai vecchi tempi.
Un tale che mi guardava senza la minima espressione
abbozz un sogghigno. Era un uomo che nascondeva la sua
forza fisica sotto uno strato di grasso, ma dagli occhi e
dal taglio della bocca si capiva che era energico. Il sogghigno
era freddo, deliberatamente e accuratamente calcolato.
Dissi: Non mi sembrate per niente convinto, voi.
Hugh Peddle, che controllava il distretto olandese, mi
squadr, sprezzante, sempre sogghignando. Parl con voce
insinuante, niente affatto ironica. Sono semplicemente
curioso... signor Deep.
Davvero? Lo guardai fissamente, per vedere se mutava
espressione. Accanto a voi siede un certo signor Coppola.
A quanto mi risulta,  attualmente uno dei pezzi pi
grossi del partito che  responsabile dell'amministrazione
comunale. Lo conoscete bene?
Abbastanza bene, signor Deep.
Voi, uomini di costituzione robusta, frequentate spesso
i bagni turchi. Avete mai notato cicatrici sul suo ventre?
Pi di una volta.
Vi ha mai detto come se le  procurate?
Mai.
Quando sorrisi, il suo sogghigno incominci a appannarsi.
Chiedeteglielo, dissi.
Echeggiarono tre o quattro esclamazioni di approvazione,
e seppi cos che alcuni dei vecchi erano ancora presenti.
La riunione era finita. C'erano ancora questioni in sospeso.
Mi appoggiai alla spalliera di una poltrona e guardai
la piccola folla. Chi ha ucciso Bennett, chiunque sia
stato, dissi, far meglio a incominciare a scappare. Intendo
farlo fuori, dovesse costarmi la pelle.
Benny di Brooklyn e Dixie si irrigidirono, non ancora
completamente convinti di quello che stava accadendo. I
loro ricordi tornarono indietro di venticinque anni, rammentando
le cose niente affatto simpatiche che erano successe
gi in cantina, convinti ormai che potevano ripetersi.
Era una prospettiva che tornava di mio gradimento.
Il Gatto mi guardava con quella espressione che gli era
valsa il soprannome. Tu, Gatto. Andiamo.
Usc in una breve risata soddisfatta e attese. Come tutti
gli altri. Anche tutti gli altri stavano aspettando. Continuai:
Avrete mie notizie. Non muovetevi adesso.
Il custode ci apr la porta con un inchino rispettoso e
scendemmo le scale fino al punto dove si trovava Augie.
Il ragazzone guard un piccolo altoparlante sulla parete
e disse: Citofono con amplificatori.
Allora sapete di essere con me?
Certo, signor Deep. So esattamente che cosa fare.
Il Gatto apr la porta e uscimmo sotto la pioggia. Toss
in una mano e si picchi il petto. Quando riusc a parlare,
disse: Qual  il mio compito, Deep?
Quello di sempre, Gatto. Scalare muri e scavalcare
palizzate. Entrare dove nessun altro riuscirebbe. Gli occhi,
le orecchie.
Non sono pi lo stesso Gatto di una volta, Deep.
Guai?
I polmoni. T.B.C. Ma me ne andr dopo di te.
Ne sei convinto?
Ti faranno fuori, Deep. Vogliono la tua pelle pi di
quella di chiunque altro. Avevano deciso di fare grandi
cose, e tu hai rovinato tutto. Non te ne sei reso conto?
L'ho intuito, sogghignai. Nessuno ha parlato.
Li hai presi di petto troppo energicamente. Non sono
pi abituati alla vecchia tattica. Si prospettano giorni difficili.
Pensano molto, quelli. Non fanno pi i lavoretti di una
volta, in cantina. Tu vuoi toglierli di mezzo... e far rivivere
i vecchi giorni. E la cosa, accidenti... spaventa anche me,
ecco. Non sarei pi in grado di tenere la botta.
E nemmeno loro lo sono, amico mio. Vogliono prendersi
tutto, semplicemente. Le cose sono cambiate, ecco.
Il Gatto rise. Torno a ripetere che sono con te. Non
durer molto, ma, finch dura, sono con te.
Non hai paura di morire?
Ho paura di vivere, semplicemente.  una cosa che
mi ammazza. Torn a sogghignare e ci avviammo gi per
la strada.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Il poliziotto di ronda era gi vecchio quando lo avevo
conosciuto. Sotto la cupola del berretto, i capelli grigi
rappresentavano qualcosa di pi della pensione imminente.
Significavano che si trattava di un uomo duro quanto bastava
per resistere cos a lungo, di un uomo che conosceva
tutte le regole e tutti i trucchi, buoni o cattivi che fossero.
C'era qualcosa di inesorabile nel suo passo, la decisione
precisa di andare sempre avanti, mai indietro. La mano
che aveva fatto roteare per trenta anni il randello non
aveva perduto neppure un briciolo della sua agilit. Il
randello si muoveva come una cosa viva, immediata, minacciosa,
vero simbolo sulla cui interpretazione non erano
ammessi dubbi.
Si ferm davanti a me e disse: Ho sentito che siete
tornato, Deep.
Sapete come sono le voci, signor Sullivan. Corrono
in fretta.
Ho sentito anche che ci sono gi guai.
Non  precisamente esatto.
Con l'indice, accenn a disegnarmi un cuore, un poco a
sinistra del petto.  questo il punto vulnerabile. Pochi
grammi di piombo e voi siete spacciato, ragazzo mio.
Parlate ancora come ai vecchi giorni, signor Sullivan.
Siete voi a far rivivere i vecchi giorni, Deep. Intorno
ai suoi occhi, le rughe si fecero pi marcate. Finora
tutto  stato tranquillo. Nessuno  stato fatto fuori
a rivoltellate.
Salvo Bennett.
Non valeva gran che. Nemmeno una sparatoria. Non
c' niente che la vale.
Siete diventato piuttosto filosofo da quando, venticinque
anni fa, mi avete picchiato con un paio di manette.
Annu, meditabondo. Non  servito a gran che, vero?
A qualcosa, signor Sullivan, a qualcosa. So che male
si pu fare picchiando con un paio di manette.  una cosa
che non si ripeter.
Non ne sono troppo sicuro. Mi guard fissamente.
Siete in un giro grosso adesso, ragazzo mio. Grosso
davvero. Potete cominciare a divertirvi. Ma non durer
per un pezzo.
Uscii in una breve risata e guardai la mano con la quale
faceva roteare il randello. Si fece rosso e brontol:
Siete sempre lo stesso furbo. Quanti ne avete fatti
fuori, Deep?
Cinque, risposi. Cinque e due probabili.
Non suscitate guai nella mia zona.
Mi infilai le mani in tasca e mi strinsi nelle spalle.
Cercher di accontentarvi. Ma, se capita, fate attenzione.
Ho qualcosa di simile all'affetto per voi.
Mentre mi allontanavo, sentii quegli occhi che mi seguivano
e seppi che quanto quelle orecchie avevano udito
sarebbe stato debitamente riferito. Forse era passato troppo
tempo da quando, per l'ultima volta, c'erano stati guai
nella zona.
In venticinque anni, solo gli articoli in vendita erano
cambiati nell'emporio di Brogan. Sul marciapiede c'erano
le cassette della verdura che nascondevano la vetrina, e,
dentro, Brogan era sempre lo stesso uomo indaffaratissimo,
in grembiale sporco di pomidoro e berretto. Dietro il negozio,
una porticina dava su una scala di tre piani, una
specie di ascensione al buio dove la balaustra faceva da
guida necessaria. Al secondo piano c'era una placca metallica
con il nome Lee, ma non mi presi la briga di premere
il pulsante. In quelle vecchie case le scale cigolavano
a tal punto che era impossibile entrare o uscire senza rivelare
la propria presenza.
Il pianerottolo del secondo piano aveva due porte, ma
solo da quella sul fondo filtrava una luce. Scavalcando le
scatole di cartone e evitando le bottiglie, bussai. Un movimento,
dentro, ma nessuna risposta. Bussai ancora. Uno
scalpiccio, il catenaccio venne tolto e la porta si apr.
Ci sono cose alle quali non  possibile essere preparati.
Non ci si pu aspettare di vedere una ragazza stupefacente
in un appartamento sordido e meschino. Una ragazza alta
e forte, con un corpo che emana esuberanza quasi fosse
un profumo. Non si  preparati a due occhi che sembrano
non tanto vedervi quanto saggiarvi, a capelli neri che, se
solo si scuotono, vi rendono conscio della presenza di impulsi
repressi.
Dissi: Salve, bellezza, e la guardai dritta negli occhi
Sulla sua fronte corrugata sembrava di leggere una stanchezza
professionale. S?
Cerco Tally Lee.
Scosse un poco la testa, era un grande ondeggiare di
capelli. Mi spiace, ma nessuno pu vederla. Nessuno.
Perch?
Tally  stata poco bene. E adesso, se non vi spiace...
Scostai il battente e entrai. Mi spiace invece. Dopo
aver chiuso la porta, puntai sulla camera da letto illuminata
da una debole lampada dal riflesso giallo e vidi Tally
distesa su un vecchio letto matrimoniale, i capelli che le
incorniciavano il viso quasi esangue. C'era un'aria di
morte intorno a lei, e quando respirava le coperte si
muovevano appena.
Chiesi: Che cosa  successo?
Sonniferi.
Perch?
Qualcosa l'aveva spaventata.
 fuori pericolo adesso?
Per il momento, forse. Prese a respirare affannosamente.
E adesso filate.
Quando sar pronto. Continuavo a fissare Tally.
Subito, invece. In caso contrario, potrebbe succedervi
qualcosa di brutto.
Dal punto dove si trovava, alle mie spalle, mi vide scuotere
la testa. Non pu succedermi niente di brutto.
Non fate lo sciocco. Forse non sapete chi sono.
Lasciai passare qualche istante prima di rispondere:
Lo so benissimo invece, ragazza mia.
O non mi sent o la cosa non la interessava pi di tanto.
Lenny Sobel  il mio... amico. Non gli vanno affatto i
tipi come voi. Potrei parlargliene.
Mi voltai e le appoggiai un dito sotto al mento. Ditegli
allora che  un idiota. Ditegli che ho un proiettile che
sarei felice di piantargli nella schiena e che, se mi capita
fra i piedi, gli dimostrer come si fa. Quando vuole. Dove
vuole.
Mi scost la mano, fulminandomi con un'occhiata. Chi
devo dirgli che  venuto? Chi ha voglia di essere fatto
fuori senza tanti complimenti?
Sorrisi, e vidi quelle labbra tumide sollevarsi e scoprire
una fila perfetta di denti in un sogghigno quasi animale.
Proprio non ricordate? chiesi. Una volta ho conciato
per le feste un artista dello stupro che vi era piombato
addosso e un'altra ho sistemato un paio di ragazzi di Bello
che volevano violentarvi in un taxi. E ho avuto la vita
difficile con un negoziante il quale era convinto che fossi
stato io a saccheggiare il suo negozio mentre eravate stata
voi. Ricordate adesso?
Cerc di nascondersi dietro le tende, mentre il suo respiro
si faceva pi affannoso che mai. Mi guardava fissamente,
e cercava di combattere quella rigidit che l'aveva
assalita come un colpo di gelo.
Deep...
Gi. La memoria non  il tuo forte, irlandese. Niente
affatto.
Si port una mano alla bocca. Deep...
Potresti anche dirlo con tono pi gentile, bellezza.
Tutto le tornava alla mente a poco a poco: la strada,
la banda, i giochi a scuola. Il tetto dove, appoggiati a un
camino tiepido, due ragazzi avevano conosciuto con il primo
bacio la verginit dell'amore.
Poi ricord tutto, e altre cose ancora, e allora il suo viso
torn a farsi duro. Era molto meglio quando non pensavo
pi a te, Deep.
A quanto sembra,  questa l'opinione generale. Sogghignai,
tornai a guardarla attentamente, poi: Sei bella,
irlandese, anche se non sei cambiata molto. Sei sempre
stata bella.
Lo so.
Ci credo.  evidente. Smisi di sorridere. Non hai
perso tempo, vero? Adesso  Lenny il numero uno.
Allung di scatto una mano verso il mio viso, ma non
abbastanza velocemente. Gliela bloccai, l'abbassai e la tenni
stretta. Non riprovartici, bimba. Nessuno mi fa
qualcosa senza pagarlo, e mi spiacerebbe che toccasse a te.
Non pensare nemmeno che quel pidocchio di Lenny e io
siamo della stessa categoria, e se vuoi metterti al suo livello
mostrati gentile con me. Molto gentile, capito? Se tenti
ancora qualche scherzetto, ti sistemo subito per le feste.
Non mancava certo di un certo qual coraggio quando
disse: Tu non ci sei pi, Deep. Sei gi morto e sepolto.
Annuii. L'ho sentito dire, solo che non intendo essere
il primo, e qui sta il guaio.
Mi guard, corrugando le sopracciglia.
A nessuno piace di venire ammazzato, continuai.
Nessuno desidera essere al punto da figurare al numero
uno.
La lasciai andare, e ella retrocedette, massaggiandosi il
polso. Puzzi gi, Deep. Lo disse adagio, e non era difficile
afferrare nella sua voce un tono di disgusto.
Che cosa  successo a Tally?
Non lo so. Mi ha telefonato poco fa, e si capiva che
era piuttosto isterica. Ho pensato che fosse ubriaca e le
ho raccomandato di andare a letto. Quando sono arrivata
qui, era abbandonata sulla poltrona, e aveva accanto un
tubetto di sonniferi vuoto.
Hai chiamato un medico?
Naturalmente.  rimasto qui tutta la mattina.
Niente di grave?
Dal punto di vista fisico, no.
Perch ha telefonato proprio a te, irlandese? Sei un
tipo da quartieri alti ormai. Non hai pi messo piede in
questo rione da quando avevi dodici anni. Qui sei fuori
posto come un cappello in testa a un cavallo.
Puzzi gi, Deep.
Adesso stai adoperando di nuovo il gergo dell'isolato.
Parla come si parla nei quartieri alti e rispondimi, maledizione.
Arretr di un altro passo, la fronte rannuvolata. E va
bene, sono dei quartieri alti. Ma avevo un'amica.
Non Tally.
No, non Tally. Sua sorella. Si accorse, che la fissavo
e scosse la testa. Non la ricordi. Le ragazzine non significavano
gran che per te allora. Aveva la mia et e
eravamo nella stessa classe. Sai che cosa le  successo?
Me lo aveva gi detto Tally. S. Bennett l'ha fatta sua.
E lei non ha resistito.
Vene e muscoli segnavano linee dritte e parallele sul
suo collo. Si  buttata da un tetto. Si  suicidata. Il
suo sorriso era duro, cattivo.  stata colpa del tuo amico.
E con questo?
E con questo tu puzzi gi, Deep.
La colpii sulla bocca con il rovescio della mano, e vidi
il suo viso imporporarsi. Sta' calma, bellezza. Con me, sta'
calma.
Era quasi come se non l'avessi toccata. Sei un duro,
vero?
Puoi dirlo.
Ti spiace allora se me ne star qui a godermela quando
ti faranno fuori?
Niente affatto.
Mi divertir molto.
Cercher di fare in modo che lo spettacolo sia interessante.
Di questo sono sicura. E ti dar anche una mano.
Far del mio meglio perch tu venga ucciso.
Mi cinse il collo con le braccia e il calore che avevo
avvertito sulla porta mi avvolse come un forno e la sua
bocca era un irresistibile, umido bacio di morte, qualcosa
che era a un tempo stesso un salve e un addio.
Quando si scost, diede un'occhiata al letto. Perch
sei venuto?
Non potresti capire.
Cerca di spiegarmelo.
Presi di tasca un assegno intestato a Tally e glielo mostrai.
Un mille.
Non vale certo la vita di sua sorella.
Non  un compenso, stupida.  il pagamento per una
informazione.
Che cosa ti fa pensare che fosse in grado di darti
qualche informazione?
Quando la guardai, accenn a arretrare. Perch 
come te, dissi. Perch vuole vedermi morto. Pur di
farmi ammazzare, sarebbe pronta a darmi qualsiasi
cosa.
Qualsiasi cosa, no.
Tu si, invece. Tu mi daresti qualsiasi cosa.
Esatto. Ma dovrei essere ben sicura che servirebbe a
farti ammazzare. Il suo respiro si era fatto pi che mai
affannoso, e nei suoi occhi c'era un'espressione cupa.
Scrissi un biglietto, lo fissai con uno spillo all'assegno e
lo misi sul cuscino accanto a Tally. Quando mi drizzai,
dissi: Vedr se mi riesce di combinare le cose a questo
modo. Andiamo.
In fondo alle scale, trovai una vicina che, per venti
dollari, si dichiar disposta ad assistere Tally, e, per altri
venti dollari, un medico che accett di tenerla sotto stretto
controllo. Una telefonata a Augie fu sufficiente a procurarmi
un tale che avrebbe sorvegliato la casa e controllato
che tutto procedesse per il meglio.
Quando uscii dalla cabina, l'irlandese mi aspettava,
stretta in una pelliccia di visone che non valeva per a
nascondere il disprezzo che provava quando doveva guardarmi.
Ma anche cos andava bene.  pi divertente acchiappare
un topo che non giocherellare con lui, e l'irlandese
rappresentava un topo di lusso.
La pilotai fuori, fermai un taxi e le ingiunsi con un
cenno di salire. Diedi all'autista l'indirizzo di un vicolo e
mi appoggiai allo strapuntino. L'irlandese mi guard, e
ora al suo disprezzo si mescolava una certa qual curiosit.
Perch Tally ti interessa tanto?
Perch chi odia in maniera cos profonda deve per
forza essere in possesso di qualcosa che potrebbe riuscirmi
utile.
Utile a che cosa?
A trovare l'assassino di Bennett.
Davvero una nobile crociata.
E tu vuoi inoltre che io venga fatto fuori.
Lo voglio pi di ogni altra cosa, tienilo bene in mente.
E voglio anche essere presente quando succeder.
Non hai paura di sentirti male?
Pu darsi, ma ne varr la pena.
Perch?
Perch anch'io ho un odio. Un odio profondo come
quello di Tally. Odio chi trasforma i ragazzi in esseri
sudici, immorali, che si buttano contro i loro simili per
qualcosa come il danaro o il potere. Odio la foia politica
che mette al muro una persona perch un'altra possa diventare
grande. L'odio tanto che mi viene voglia di sputare,
e per questo odio anche te.
E, pur pensandola cos, sei... l'amica di Lenny Sobel?
Ora era la mia voce ad avere un tono sprezzante.
 un particolare che tu, probabilmente, non potresti
capire. Cercher di spiegartelo, comunque. Socchiuse gli
occhi. Per il semplice fatto di essere sua amica, posso
esercitare una influenza sufficiente a... rendere la vita pi
facile a certe persone.
E magari pi difficile a altre?
Forse.
Hai dimenticato la sera sul tetto, vicino al camino?
No.
Sogghignai, sia pure senza troppa convinzione.
Ma questo non mi impedisce di desiderare di essere
presente quando ti ammazzeranno. Darei qualunque cosa
pur di assistere alla scena.
Qualunque cosa?
Annu, convinta. Qualunque cosa.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Quando avevano fatto pulizia nella Cinquantaduesima,
un locale aveva ritenuto opportuno cambiare denominazione,
trasformarsi da The Kickoff in The Signature, e, con
un piccolo spostamento a nord e con quella malignit che
 caratteristica di New York, era diventato un ristorante
di gran moda, una moda che durava ormai da due anni.
Si mangiava bene, l'orchestra era ottima, birra e whisky
venivano a costare cifre favolose, eppure occorreva prenotarsi
anche per il pranzo, a meno che non si fosse in
grado di sbandierare, con fondati motivi, il nome di Lenny
Sobel.
Quando scendemmo dal taxi, il viso di Helen l'irlandese
aveva un'espressione perplessa, non tanto nei miei confronti
quanto in quelli di se stessa, perch non sapeva se
restare o battersela.
Diedi all'autista un dollaro di mancia, la presi per un
braccio e mi diressi verso la porta.
Disse: Sai dove stiamo andando, vero?
Certo, annuii.  il locale del tuo uomo. Forse tu ti
metterai a strillare, e lui mi dar il fatto mio.
Sei furbo. Sei proprio furbo, Deep.
Me lo hanno gi detto.
Gi. Ora i suoi occhi erano gelidi. Dovresti essere
spaventato da morire. Dovresti tremare dalla testa ai piedi.
Impugnai la maniglia a sbalzo della porta d'ingresso.
Mi hai mai visto spaventato, bellezza?
Ai vecchi tempi forse no.
E non mi ci vedrai nemmeno adesso.
Allora sei proprio un pezzo grosso, disse, con voce
atona.
La guardai a lungo, poi annuii. Me lo hanno chiesto
tutti ultimamente. Ho risposto agli altri, e risponder cos
anche a te. S, sono un pezzo grosso. Non si  mai visto
qualcuno pi grosso di me.
Torn a socchiudere gli occhi. Come facevi a sapere
che questo era il locale di Lenny?
Sorrisi. Cerca di tenere sempre presente che sono un
pezzo grosso. Aprii la porta e la lasciai passare.
Il capo-cameriere, un tipo impeccabile, era stato assunto,
nel '49, dal Galveston, ma da qualche tempo si era trasferito
al The Signature, convinto da uno stipendio addirittura
principesco. Si chiamava Stashu, sfoggiava all'occhiello
due decorazioni per le sue attivit partigiane nel
corso dell'ultima guerra e bastava un suo cenno di assenso
per farvi figurare a uno dei primissimi posti in qualsiasi
elenco di ospiti.
Consegnai cappello e impermeabile alla ragazza del guardaroba
e tornai a concentrare la mia attenzione su Helen
l'irlandese. Alta e gelida, si rendeva conto di avere gli
occhi di tutti i presenti fissi addosso, e si comportava alla
perfezione. Era in attesa di vedere che cosa sarebbe successo,
di ridere se non fosse successo nulla. Andai a fermarmi
accanto a Stashu, che stava parlando sottovoce con
un cameriere. Alz la testa, sorrise e, con un cenno di
assenso, accompagn Helen e me a una tavola d'angolo,
appartata, e ci fece accomodare, dopo aver tolto il cartello
di riservato.
Prese di persona gli ordini, sorrise di nuovo e si allontan.
Helen mi guard, e il suo viso sembrava velato da
un'ombra. Tutto  andato troppo liscio, Deep.
Naturalmente.
 la prima volta che capiti qui. Era un'affermazione
categorica, la sua.
Mi limitai a guardarla e attesi.
Come hai fatto? volle sapere.
I capo-camerieri sono pagati per conoscere la gente.
Tutti.
L'ombra scomparve, e il suo viso assunse un'espressione
incerta. Lo dir a Lenny.
Niente in contrario.
Il vermouth Cinzano ci venne servito con una tempestivit
perfetta, proprio quello che ci voleva per valorizzare
la cena. Due volte Stashu venne a chiederci, nel suo inglese
impeccabile, se tutto andava bene e, alla nostra risposta
affermativa, si allontan, soddisfatto. Alle due e mezzo l'orchestrina
attacc i pezzi particolarmente adatti all'ora del
cocktail, e nella sala mezzo deserta comparve Lenny Sobel.
Si era fatto pi grasso. Anche se aveva ancora un'aria
plebea, sapeva almeno portare, con una certa autorit, un
vestito da cinquecento dollari e un anello da diecimila.
Lenny Sobel non camminava mai in fretta. Forse non
ne era capace. Forse non lo voleva. N correva n si trascinava
avanti. La sua andatura aveva qualcosa di cronometrico,
di inesorabile. I due che gli stavano alle spalle si
trovavano sempre in difficolt, perch spesso, per conservare
le distanze, dovevano fermarsi, fingendo di nulla.
Si piazz accanto al tavolo e sorrise, sciatto, prima a me
e poi a Helen.
Salve, maiale, feci, e, senza il rapido gesto della
mano di Lenny sarei stato spacciato subito o dai due che
gli stavano alle spalle o da qualcun altro che figurava
nell'elenco dei suoi scagnozzi.
Ma sapevo che avrebbe fatto quel cenno, e il mio sogghigno
era sufficiente a rivelarlo. Continuai: Fateli venire
qui di fronte, Lenny.
Continuava a sorridere. Era un sorriso amichevole, che
dava ai suoi occhi un'espressione allegra. Con un cenno
ordin ai due di mettersi di fronte a noi, e essi obbedirono,
docilmente, poi attesero. Se Lenny avesse detto di uccidere,
avrebbero ucciso. Aveva invece detto loro di stare quieti, e
se ne stavano quieti.
Uno era un tipo da western TV, con le spalle pi larghe
che mai, l dove la giacca era tagliata per portare la rivoltella.
L'altro era un tipo assolutamente anonimo. Li
salutai con un cenno: Salve, Harold... e anche a voi, Al.
Lieto di rivedervi.
Solo Al, quello anonimo, ebbe un piccolo sussulto. Il
vostro collega ha gi qualche condanna al suo attivo. Brutta
compagnia, Al.
Lenny Sobel mi sfior una spalla. Conoscete i miei
uomini?
Certo. Tipi in gamba. Ma Al  furbo, e farete meglio
a tenerlo d'occhio. Non ha al suo attivo nemmeno una
condanna.
Lo scagnozzo mi guard fissamente, ma il suo viso continu
a restare impassibile.
Sobel chiese:  esatto, Al?
Lavoro per vostro conto, signor Sobel. Sapete che
cosa posso fare.
Il sorriso di Lenny si fece ancora pi marcato. Conoscete
gi quest'uomo, Al?
Non ancora, signor Sobel. Ma mi piacerebbe proprio
di conoscerlo, se solo volete presentarmi.
Intorno alla bocca di Lenny il grasso si sciolse in una
risata. Deep?
Avanti, feci. Perch non farla fuori? Mi piacerebbe
spararvi, a tutti e tre. Prima a voi, Lenny, poi a quei due
schmarts, in ordine gerarchico. Sarebbe proprio divertente.
Avanti, incominciamo.
La voce di Helen era roca. No... Deep!
I due scagnozzi mossero un passo avanti.
Dissi: Date pure i vostri ordini, Lenny.
Lo guardarono, e videro quel grasso sorriso scomparire.
Lenny disse: Lasciamo perdere.
Al cominci: Se volete, signor Sobel...
Lasciamo perdere, Al, ripet, adagio. Tu e Harold
aspettatemi fuori. Vengo subito.
Dopo averli congedati con un cenno della mano, avvicin
una sedia e vi si sistem sopra. Non dovreste mostrarvi
cos sprezzantemente superiore con quei ragazzi, Deep.
Sono cambiati?
Sono cambiati.
Lo appurer presto e ve lo riferir, Lenny.
A quanto sembra, li conoscete abbastanza bene.
Giro abbastanza. Conosco tutti quelli che vale la pena
di conoscere. Lo sapete?
Ora il suo sorriso era stanco, e diede un'occhiata a
Helen. Vedo che torniamo ai vecchi tempi.
Lei non manc di afferrare quello sguardo. Lenny...
Tutto bene, cara. Quando un uomo  impetuoso come
il nostro vecchio amico Deep,  facile lasciarsi travolgere
nel suo risucchio.
Un'osservazione divertente, detta da lui. Avete frequentato
i corsi universitari, Lenny? Sorrisi alla sua
espressione sbalordita.  molto meglio adesso che non ai
vecchi giorni. Allora eravate solo un piccolo delinquente in
cerca di fortuna. Adesso avete classe. Sia pure polacca.
State cercando guai, Deep.
Li sto aspettando, Lenny.
E li avrete. Non sono una novit per voi, vero?
Mi appoggiai alla spalliera della poltrona, e chi ci avesse
guardato da qualunque punto della sala avrebbe pensato
che la nostra era una conversazione amichevole. Non
sono una novit per me, amico, dissi. Ne ho avuti un
mucchio dal posto da dove vengo, e ne sono sempre giunto
a capo senza difficolt. Senza la minima difficolt. Bevvi
un sorso, feci ruotare il bicchiere e tornai ad appoggiarlo
al tavolino. Sapete perch sono tornato, Lenny?
Spiegatemelo.
Sar io a prendere in mano tutto.
Ne siete convinto? Sorrideva, ma gli angoli della sua
bocca tradivano qualcosa di simile a un tic nervoso.
L'ho gi fatto, replicai.
Fece per alzarsi, i pugni stretti ai braccioli, forte. Le
vene spiccavano nette sotto il grasso del collo, e quando
parl solo la striscia sottilissima dei denti balen sotto le
labbra socchiuse. Bastardo che non siete altro! Delinquente
che non siete altro! Piccolo topo da fogna...
Bisbigliai: Ricordate quando vi ho colpito alla schiena,
Lenny? L'espressione dei suoi occhi mi fece capire che
ricordava. Molto bene. C'era gente che guardava allora,
e l'ho passata liscia. Feci una pausa e sogghignai. Anche
qui c' gente e anche qui la passer liscia.
Si irrigid, mezzo alzato, fino a quando gli imposi con
un cenno di rimettersi a sedere. Obbed, abbandonandosi
lentamente contro la spalliera. Sembrava quasi vergognarsi
di aver attaccato.
Quando si fu ripreso, disse: Non siete venuto qui
semplicemente per mangiare, Deep.
Esatto. Non si tratta soltanto di una visita. Vedr
tutti i ragazzi, i grossi, i piccoli e quelli che cominciano
adesso a mettere le unghie. Spiegher che cosa sta succedendo,
e tutti si metteranno in riga. Sono venuto qui per
dirvi che conosco i vostri progetti e che, se avete intenzioni
di sloggiare, farete meglio a farlo con il cappello in mano.
Scosse la testa, sbalordito! per quello che avevo detto,
mentre mi fissava per cercare di scoprire sul mio viso una
parvenza di indecisione. Avevate gi progettato tutto?
No, fino a quando Bennett non  stato assassinato.
Mi stupite, Deep.
Non credo.
Scosse ancora la testa.  vero, invece. Qui l'organizzazione
 adesso pi forte che mai. Controlla ogni ramo della
politica e del commercio e, in caso di necessit, pu anche
contare su aiuti dall'estero. Ha milioni per comperare e
vendere quello che vuole, e voi ne assumete il comando,
cos, semplicemente.
Esatto, convenni.
Lenny un le mani sulla tavola e si pieg in avanti. Ditemi,
Deep, che cosa vi fa credere di potercela fare?
Perch ci ho riflettuto sopra.
E a quali conclusioni siete arrivato?
Come ha fatto allora a riuscire un tipo da quattro soldi
come Bennett?
Cerc di controllarsi, ma non ce la fece a nascondere
un'espressione sbalordita. Vene e muscoli che spiccavano
sul collo erano in netto contrasto con il suo sorriso forzato.
Il vostro... defunto socio era un organizzatore.
Certo.
Era un duro. Si  fatto strada a forza di gomiti. 
stato fortunato anche. Ha intimidito le persone pi indicate
nel momento pi indicato. Per indole, era cos brutale che
godeva nell'uccidere, e aveva inoltre quella puerile mancanza
di responsabilit che valeva a trasformarlo in una
persona temibile.
Mi sento imbarazzato. State analizzando quel mondo
della malavita nel quale sono immerso fino al collo.
Fareste meglio a non ridere, Deep.
Non rido affatto, amico. Sono le altre ragioni a incuriosirmi,
semplicemente.
Il suo viso assunse un'espressione cupa. Quali altre
ragioni?
Quelle di cui non mi avete ancora parlato.
Mi alzai, rivolsi un cenno a Stashu e gli passai una
banconota pi che sufficiente a coprire il conto. Andiamo,
irlandese. Il tuo amichetto qui comunicher ora la notizia a
tutti i pezzi grossi che non ne sono ancora al corrente.
Poi guardai, fin troppo deliberatamente, il viso porcino
di Lenny. Avvertite pure, amico. Sono qui. Sono io il
pezzo pi grosso. Se ordino di saltare, devono saltare pi
alto che possono, e se ordino di sputare devono sputare
quanto pi lontano riescono. Chi vuole la mia pelle sar
fatto fuori al pi presto, e se non ci credono non hanno
che da provare: riceveranno, come avvertimento, un paio
di pugni che si ricorderanno per un pezzo. E intanto io
trover chi ha ucciso Bennett. Sar facile, e non mi ci
vorr molto tempo. Ma sar divertente quando trover chi
 stato, lui o lei che sia. E mi piacerebbe di scoprire che
siete stato voi, Lenny.  molto tempo che non vi sparo pi,
vero?
Ora il collo della sua camicia appariva terribilmente
stretto, e il suo viso era rosso come la cresta di un gallo.
Non ho nemmeno bisogno di sfiorarvi con un dito, Deep
Finirete sulla sedia. Se solo vi arrischiate di toccare qualcuno,
sia pure uno scagnozzo di Bowery, friggerete. Siete
segnato, Deep. Mi sembra gi di sentire puzza di bruciato.
Non riuscite nemmeno pi a parlare come si deve,
Lenny. Cercate di non perdere almeno lo stile, adesso che
 troppo tardi.
Filate, sibil.
Andiamo, irlandese?
Senza guardarla, Lenny disse: Pu restare qui, se
vuole.
Uh, uh, brontolai, Non ne ha il coraggio. Potrei
venire spacciato lontano dai suoi occhi, ed  una cosa che
non si perdonerebbe mai. Andiamo, irlandese?
Faresti meglio a restare, la ammon Lenny.
Scosse la testa, gli occhi gelidi e seri. Scusami, Lenny.
Ha ragione lui. Voglio essere presente quando succeder.
Prese la borsa, si butt sulle spalle la pelliccia e mi precedette
gi per la corsia centrale.
Dietro di noi, Lenny rise, convinto, con una risata in
sordina, cattiva.
Fuori, aveva ripreso a piovere, e tutti i taxi di passaggio
avevano la bandiera abbassata. Presi Helen sotto braccio
e ci avviammo verso la Sesta. Dopo aver traversato,
entrammo da Martin, non fosse altro che per metterci al
riparo.
Non c'era nessuno nel locale, salvo il barista, un uomo
brizzolato che aveva tutta l'aria di conoscere Broadway; ci
salut con un cenno, ci serv i due caff che avevamo ordinato,
poi si ritir in fondo al banco a guardare la TV.
Presi le monete del resto e ordinai a Helen di non
muoversi. Si limit a rispondermi con un'occhiata di
freddo disgusto.
Le tre telefonate richiesero alcuni minuti, e quando tornai
al banco terminai il caff ormai freddo. Come misi gi
la chicchera, Helen mi chiese: Dove si va adesso?
Hai mai fatto il pane? replicai.
Colse il mio sguardo nell'immagine riflessa dietro al
banco. Tanto tempo fa.
Ricordi che cosa fa il lievito?
Solo i suoi occhi si vedevano sopra il bordo della chicchera,
e sembravano fissi verso l'alto. Annu, senza parlare,
termin il caff e ne ordin un altro al barista.
L'individuo che entr aveva due occhietti da topo e un
paio di baffi sottilissimi. Il berretto, che portava spinto
indietro, era troppo grande, e cappotto e calzoni apparivano
sudici e puzzavano di sudore.
Salve, Pedro, feci, e indicai lo sgabello libero accanto
a me. Volete bere qualcosa?
No, non bevo.
Danaro?
No, non voglio niente da voi. Sono venuto, semplicemente.
Che cosa desiderate?
Mettetevi a sedere.
Non mi siedo.
Mi chinai in avanti, lo presi per un braccio e lo spinsi
sullo sgabello. Mettetevi a sedere, ripetei. Quando guardai
Helen, capii che mi odiava ancora una volta. Sono i
tipi che preferisci, irlandese. Sono i tipi che, con la tua
influenza, proteggi?
Avanti, Deep. Non preoccuparti per lui.
Grazie, pupa. Sto facendo del mio meglio. Voglio che
tu sia al settimo cielo quando mi faranno fuori. E, nel
quadro generale del piano, il nostro amico Pedro rappresenta
una pedina della massima importanza. Vero, Pedro?
Non so di che cosa state parlando. Teneva le mani,
strette a pugno, all'altezza dello stomaco.
Che cosa vuoi fargli, Deep?
Mi strinsi nelle spalle, distrattamente. Niente. Pedro
deve raccontarmi qualcosa, ecco tutto. Sapete che cosa,
Pedro?
Scosse la testa, nervosamente.
Ve lo spiegher io allora, Pedro. Voglio sapere come
avete fatto a trovare Bennett quando  stato ucciso.
La chicchera che Helen si stava portando alla bocca si
arrest a mezza strada. Una mano di Pedro incominci a
tremare tanto forte che dovette bloccarla con l'altra. Diede
un'occhiata alla porta e, al mio cenno negativo, fece roteare
gli occhi, atterrito, e parve farsi ancora pi piccolo
nei suoi vestiti.
Io...
Avanti, Pedro.
Non so di che cosa state parlando. Non so...
E va bene, amico. Smettiamola di scherzare allora.
Mettiamola a questo modo. Guardate che cosa avete nella
tasca sinistra.
D'istinto prov, capi di che cosa si trattava, si rese
conto della situazione e cerc di battersela. Lo afferrai per
le braccia, lo inchiodai contro il banco e lo guardai fissamente,
duramente, mentre tremava come una foglia.
Helen chiese: Che cosa gli  successo?
Sorrisi, cattivo, in modo che anche Pedro potesse vedere.
Niente di speciale. Ho messo semplicemente il nostro
amico sulla strada della legge e dell'ordine.  uno spacciatore,
gli ho messo in tasca qualche cartina e, se lo pescano,
finisce dritto in galera. Fra cinque minuti capita qui
il poliziotto di ronda, e per lui  finita. A meno che non
parli, naturalmente. In tal caso, pu anche tenersi quello
che ha in tasca.
Helen era cos disgustata che si scost da me. C' una
parola molto precisa per definire i tipi tuoi pari.
Annuii. Lo so. E adesso state a sentire un discorsetto.
Avete ancora a vostra disposizione pi o meno quattro
minuti, Pedro. Sta a voi decidere.
Non parlerete?
Non ne ho nessun bisogno, amico.
Quel tale... Bennett... Non sono stato io a farlo fuori.
Era gi stato spacciato, capite?
Annuii.
Era gi morto stecchito. Lo sapete? Non sono stato
io a farlo fuori. Aveva un grosso buco qui... Si batt una
mano sulla gola, nel punto dove il collo si unisce al busto.
Gli ho preso l'orologio. Non era roba che valeva gran
che. Ci ho ricavato un dollaro. Gli ho preso il portafogli.
C'erano venti dollari. In tasca aveva dieci dollari. Non ho
preso altro. L'orologio l'ho venduto. Ecco tutto. Me la sono
battuta. Credo che nessuno lo sappia.
Dov' il portafogli?
L'ho buttato.
Dove?
Credo di saperlo.
Recuperatelo, Pedro, recuperatelo, portatelo a casa e
conservatelo fino a quando passo da voi. Capito bene?
Annu. Capito, certo. Ma... sapete... Esit.
So dove state, precisai.
Fece per dire qualcosa, prefer non farne niente e scivol
gi dallo sgabello. Si allontan senza il minimo rumore,
come un'ombra. Quando fu uscito, Helen fiss gli
occhi nella chicchera, con un'espressione perplessa. Bennett
 stato trovato morto nella sua stanza, disse.
Non era la prima volta che veniva trovato morto.
Come fai a saperlo?
Pedro avrebbe voluto rivolgermi la stessa domanda.
Solo una persona al mondo poteva avvicinare Bennett
in casa sua quanto bastava per spacciarlo con un colpo a
bruciapelo, dissi.
Chi?
Io, bellezza. Aveva sempre avuto una paura patologica
di rilassare la sua eterna vigilanza e di finire sforacchiato
sul tappeto persiano di casa. Era una cosa, questa,
che rappresentava per lui una specie di mania.
Ti sei comportato in maniera davvero furba, Deep.
Si pass la lingua sul labbro inferiore. Avevi qualche
informazione su questo punto?
No, soltanto una notizia vaga. L'orologio, che recava
una incisione sul retro, era stato venduto a un certo Scorp,
il quale sapeva che cosa questa incisione significava.
Mi impose di tacere con un cenno della mano. Che
cosa?
Avevo rubato quell'orologio in un emporio nel '32 e
avevo fatto incidere sul retro A Ben da Deep. Una roba
da quattro soldi, ma gli era sempre piaciuta. I titolari dei
prestiti su pegno rappresentano una specie di circolo chiuso
dall'altra parte di Amsterdam Avenue, ma sapevano che
cosa significavano quelle parole. I ragazzi li frequentano
sempre. I drogati hanno l'abitudine di parlare troppo quando
sono pieni, e lui ha vuotato il sacco. La notizia  arrivata
subito al mio orecchio.
E In che modo?
Socchiusi gli occhi. Sono i legami quelli che contano.
Anche i poco di buono hanno i loro eroi. E Bennett per
loro era un eroe. Io non figuravo tra i favoriti, ma restavo
pur sempre in gara.
La polizia invece non ne sapeva niente, comment,
sarcastica.
La guardai, disgustato. Dimentichi l'ambiente dove
sei cresciuta, bimba. Non sei stata allevata in una serra.
Il tuo isolato era anche il mio, e anche a te  capitato di
pescare qualche soldo dalle tasche altrui. Risparmiami la
fatica di fare un elenco di luoghi e di tempi. I ragazzi non
avrebbero mai aperto bocca con i poliziotti, e lo sai benissimo.
Con i loro eroi personali avrebbero vuotato il sacco,
magari, ma con i poliziotti mai.
Il tuo eroe chi era?
Dillinger.
 logico, comment, serenissima.
Il barista torn a riempirci le chicchere. Prese il resto
dal cassetto, poi torn all'altra estremit del banco, e negli
occhi aveva sempre quella espressione troppo furba e
troppo intelligente.
Dieci minuti dopo comparve un tipo grande e grosso.
C'era una certa qual rigidezza nella sua andatura e nel
modo in cui teneva le mani. Per tenerle occupate, apr
l'impermeabile e le infil nelle tasche dei calzoni. Le manette
che teneva alla cintura balenarono una frazione di secondo,
quasi a spiegare chi era, anche se lo portava gi
scritto in fronte. Non mi guardava quando disse: Battetevela,
signora.
Senza una parola, ella scivol gi dallo sgabello e and
nella toletta in fondo al banco.
Chiesi: L'avete?
Pesc dalla tasca della giacca due fogli ripiegati, me li
porse, poi fece schioccare le dita, in un gesto di impazienza.
Calma, amico. Rilassatevi. Aprii i fogli, presi tempo
per scorrerli, badando a ponderare bene ogni parola e,
quando ebbi terminato, prelevai dal rotolo che avevo in
tasca una banconota da cento. Gliela passai, ed egli la
fece sparire in fretta, ma non tanto da non farsi notare
da Helen che proprio in quel momento stava riprendendo
posto sullo sgabello.
Ella trattenne il fiato fino a che l'altro non se ne fu andato,
poi lo lasci uscire, come in un sibilo, e torn a
folgorarmi con un'occhiata. Corruzione, mormor, e
nella sua voce si avvertiva un odio profondo per questo
sudicio sistema.
Anche la mia voce aveva un timbro piuttosto duro.
Certo, bimba, ma  cos che si deve fare. Se vuoi sapere
qualcosa, la devi ottenere o con la forza o con il danaro.
Io posso ricorrere a un metodo o all'altro, ma in qualunque
modo ottengo ci che desidero.
Sempre?
Sempre, irlandese, e farai bene a non dimenticartene.
Di che si trattava questa volta? Sembrava che il
taglio dei suoi occhi avesse di nuovo assunto qualcosa di
asiatico.
Niente di importante. Solo il rapporto della polizia
sulla morte di Bennett. Mi lasciai scivolare gi dallo
sgabello e allacciai l'impermeabile. Il barista valut con
un'occhiata la mancia che avevo lasciato sul banco, mi
ringrazi con un cenno e io presi Helen sotto braccio
e la pilotai fuori.
Sulla porta, mentre aspettavo un taxi, mi resi conto
che mi guardava, che cercava le parole pi adatte per
esprimersi. Disse: Deep... da dove sei saltato fuori?
Perch?
Perch sai tutto di questo maledetto imbroglio, tu.
Conosci tutte le domande e tutte le risposte. Malvagit
e violenza non ti sono estranee. Basta guardarti passare
per la strada e si capisce che non sei come gli altri. Sei
forte, meschino e cattivo, e la tua insegna  morte. Chiss
chi sei e da dove vieni.
Davvero?
Atteggi la bocca a un sogghigno. So anch'io del testamento
di Bennett. Dovevi arrivare entro due settimane.
La notizia della sua morte  stata pubblicata sulla prima
pagina di tutti i giornali, e tu devi averla conosciuta,
naturalmente. Pure, ci hai messo quattro giorni ad arrivare.
Quale localit si trova a quattro giorni di distanza
da qui, Deep?
Invece di risponderle, fermai un taxi con un cenno.
Dopo aver chiuso la porta, le ordinai di andare da Tally
e di fermarsi l fino a quando non l'avessi chiamata.
Mentre il taxi si avviava, ebbi una frazione di secondo
per vedere i suoi occhi che si sbarravano, e scostai la
testa da una parte, incassando cos su una spalla il colpo
che mi avrebbe fracassato il cranio.
Avevo il braccio destro paralizzato, ma non importava.
Stava per allungarmi un altro colpo quando lo stesi
con un calcio.
In fondo alla strada, il viso di Helen era un ovale
bianco inquadrato dal finestrino del taxi, e io, dopo averla
salutata con un cenno, calpestai le dita di Al fino a
fracassarle, poi raggiunsi all'angolo un altro taxi fermo
al semaforo.
Alle mie spalle, una donna usc in un gemito, poi incominci
a strillare per chiamare la polizia.
...
.
...
Capitolo 6.
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La casa d'appartamenti dove Bennett era morto mi
apparteneva. Per il momento. Non reggeva certo il confronto
con la migliore di cui era stato proprietario, ma
il sentimentalismo lo aveva tenuto incatenato alla strada,
e aveva derivato uno strano gusto a restaurare il vecchio
edificio in modo che l'interno non avesse nulla da
invidiare a quelli di Park Avenue.
Mentre aspettavo Augie, diedi un'occhiata all'isolato
dove Bennett, io e altri eravamo cresciuti e mi chiesi
come era possibile che avesse l'aria di non cambiare mai.
Gli odori erano gli stessi, i rumori erano gli stessi. In
diagonale, sul marciapiede opposto, c'era la casa dove
ero nato, e l'uomo accovacciato sulla soglia a scolarsi
una bottiglia di birra sarebbe potuto essere mio padre.
Alzai gli occhi al tetto e nel parapetto c'era ancora il
foro che Bennett e io avevamo praticato per recuperare
mattoni da scaraventare in strada quando i Corvi risalivano
Columbus Avenue in cerca di guai. Quasi automaticamente,
abbassai lo sguardo al lampione dove due
di loro erano caduti, allagando di sangue il marciapiede,
ricordai le macchine della polizia, l'ambulanza, il lungo
e estenuante inseguimento attraverso i tetti. Era stata
una notte eccezionale perch per la prima volta mi avevano
sparato contro, ed era stato sufficiente questo a fare
di me uno degli uomini pi importanti dell'isolato. George
Elcursio, che aveva lavorato con la banda di Vernon a
Chicago, ci aveva incontrato il giorno dopo e si era congratulato
con noi per il modo in cui ce l'eravamo cavata.
Una settimana pi tardi ci aveva affidato qualche piccolo
incarico per conto di Sig Musco, e avevamo capito allora
per la prima volta che cosa significa il potere e che cosa
pu fare il danaro.
Augie non interruppe il flusso dei miei ricordi. Attese
pazientemente. Quando mi voltai, mi consegn un portachiavi.
Il signor Batten era piuttosto restio a darmele,
signor Deep.
Lo avete convinto?
Abbozz appena un sorriso. L'ho convinto. Temo di
averlo lasciato piuttosto sconvolto.
Il peggio deve ancora venire, Augie, ragazzo mio.
Poi puntai dritto sulla casa, perfettamente conscio del
fatto di essere seguito da molti e molti occhi. Ben poco
di quanto avveniva nell'isolato passava inosservato.
Davanti alla porta, Augie disse: Fino a ieri, l'appartamento
era sotto sorveglianza. Due agenti: uno di
sopra e uno qui.
Normale amministrazione, commentai, e egli annu
con un cenno.
Salimmo una traballante rampa di scale, feci scattare
la serratura, entrai e accesi la luce. Anche se sapevo che
cosa dovevo aspettarmi, rimasi sorpreso. Non c'era pi
la minima traccia dello squallore dell'appartamento di una
volta. Sembrava di trovarsi nei quartieri alti, con un
parco o un fiume davanti alle finestre. Pareti e soffitto
erano di un bianco abbagliante rotto solo da un sottile
fregio color oro, e sulle pareti si vedevano quadri di
grandi pittori moderni.
La scala interna non c'era pi, era stata sostituita da
un piccolo ascensore automatico. Un aggeggio intelligente
pensai, una specie di casa sull'albero di stile moderno,
da dove si poteva ritirare la scala d'accesso. Chiss
come aveva fatto a ottenere il permesso dalle autorit
municipali.
Augie mi indic la strada, spalancando una porta. Ancora
una volta, la mano dell'arredatore appariva evidente.
Una stanza sorprendente, comoda, ma non pacchiana,
non del gusto che Bennett avrebbe imposto, nel caso
avesse voluto servirsene spesso. Evidentemente era il
locale dove certe persone venivano introdotte, brevemente
intrattenute e poi congedate senza che fosse necessario
farle passare nei quartieri personali. Bennett aveva fatto
molta strada. Moltissima.
Chiesi: Qual  la disposizione generale, Augie?
Indic il locale con un ampio gesto della mano. Qui
non c' niente. Tre stanze dove venivano pi che altro
trattate le questioni di affari. Ci teneva quasi sempre un
barista e una cameriera. Il signor Batten li ha licenziati
quando...  successo.
Senza nemmeno lasciarmi il tempo di parlare, Augie
scosse la testa.
Non sarebbero in grado di dirvi niente. Erano fratello
e sorella. Sordomuti dalla nascita. Una delle tipiche
precauzioni di Bennett.
Molto intelligente. Non immaginavo che lo fosse
tanto.
Molti hanno commesso lo stesso errore, e proprio
per questo hanno finito per rimetterci le penne con
Bennett.
Davvero? Mi voltai e gli sorrisi, con una punta di
ironia. E come mai non vi siete messo con Ben, Augie?
Non batt ciglio. Quando il signor Bennett combatteva
per farsi strada, sarebbe stata una bella cosa. Ma,
quando  diventato il numero uno, non era pi nelle
migliori condizioni per conservare la sua posizione.
Per, l'ha conservata per un poco.
Come ho gi detto... solo perch era furbo.
Che cosa aveva Batten?
Il signor Batten  astuto. In quel momento, aveva
lui il coltello per il manico.
Ci sono dei duri in questa zona, Augie, che potrebbero
far sparire Wilse con la massima facilit.
Forse, ma finirebbero a loro volta spacciati al pi
presto. In base al calcolo delle probabilit e alle statistiche
della mortalit, il signor Batten rappresentava di gran
lunga per me il partito migliore.
Fino a quando non sono arrivato io, volete dire.
Esattamente.
E adesso mettiamo i puntini sugli i, Augie.
Sapeva che cosa volevo dire e sorrise, stringendosi le
mani dietro la schiena e dondolando leggermente. Avrete
la meglio sui duri, Deep. Questa volta si dimentic
di chiamarmi signore. Metterete sotto i furbi e ripeterete
quello che voi e Ben avevate gi fatto venti anni
fa. Li avrete tutti in mano per un poco, ma poi sar
finita. Se miraste unicamente alla successione, potreste
farcela, ma il vostro scopo principale  quello di trovare
un assassino. Lo avrete, Deep, ma, per farlo fuori, morirete
anche voi. Se non vi arrester la polizia, vi far
fuori un proiettile.
Credete di potermi spacciare, Augie?
Scosse la testa e il suo sorriso si fece pi marcato.
Non ce n' bisogno.
E quando avr avuto il fatto mio?
Allora mi far avanti. Quando sarete finito, non ci
sar nessuno in grado di controbattere la mia mossa.
Sar il solo a conoscere come funziona tutta quanta
l'organizzazione.
Era un ragionamento freddo, calcolato, una cosa che
non mi sarei mai aspettato da una figura di second'ordine
come Augie. Dissi: E se riuscissi a reggere?
Il suo sorriso si fece addirittura smagliante. Andrebbe
benissimo anche cos. Non posso perdere. Sar abbastanza
vicino alla vetta, e il bersaglio sarete voi.
Avete previsto tutto.
Esatto. Ho proprio previsto tutto.
Ma, per il momento, siete il mio braccio destro, e
mostratemi allora il resto dell'appartamento.
All'ascensore erano palesi le tracce della Omicidi. Tutti
i punti che potevano essere stati toccati apparivano segnati
dalla polvere per le impronte, e nelle zone di maggiore
attivit si vedevano mozziconi di sigaretta schiacciati
per terra.
Al primo piano, attraversammo una stanza da gioco,
un bar ben fornito e una biblioteca. La polizia non si
era presa il disturbo di nascondere che aveva passato
ogni locale al setaccio. Era una cosa che saltava subito
agli occhi. Nulla era stato trascurato e era chiaro che non
avevano trovato quello che cercavano o che quello che cercavano
non c'era. Persino i tavoli da gioco erano stati
spostati per vedere se celassero qualche nascondiglio.
Bennett era vissuto al terzo piano. E ci era morto. Era
l che il marchio della sua personalit appariva pi evidente.
Gli arredatori avevano avuto una idea diversa da
principio, ma era stata evidentemente un'idea che Bennett
aveva poi respinto. Appariva evidente il tocco di una personalit,
non coatta ma la stessa sempre. Le poltrone di colori
sgargianti manifestavano evidentemente le preferenze di
Bennett. Le due lampade imitazione ebano avevano un
motivo ornamentale erotico e pi o meno ogni mobile
aveva debitamente incorniciata una foto di nudo, con
tanto di autografo. Il bar scintillava di decorazioni al
cromo. Il mobile TV e giradischi mostrava sui bordi le
bruciature di molte sigarette. Osservai tutto, avvertendo
la precisa sensazione di qualcosa che avevo gi conosciuto.
Poi mi ripresi e mi avvicinai alla scrivania.
Accanto alla scrivania, la sagoma di un corpo tracciata
con il gesso spiccava sul pavimento lucidato a cera. Senza
una precisa ragione dissi, con voce atona: La polizia
lo ha trovato qui.
Augie avvert qualcosa. Qui  morto.
Non qui, replicai. Qui lo hanno trovato, semplicemente.
Corrug la fronte, poi fiss le macchie sul tappeto, il
disordine vicino alla porta, le impronte rosse sulla parete.
Presi di tasca il rapporto della polizia, lo lessi accuratamente,
poi lo passai a Augie. Sono convinti che lo
hanno fatto fuori qui. Moribondo, si sarebbe trascinato
avanti e avrebbe provocato tutto questo sconquasso. E,
secondo loro, a ucciderlo  stato un ospite.
Non sollev neppure gli occhi dal foglio. Impossibile
andargli cos vicino. E poi, tutte le feste che dava
non avvenivano qui.
Voi siete gi stato qui, Augie. Questa stanza non 
una novit per voi.
Continu a tenere la testa bassa. Ci sono stato due
volte, quando il signor Bennett era ammalato e aveva bisogno
di assistenza legale. Io facevo da agente di collegamento
fra lui e il signor Batten. Aveva sempre una rivoltella
a portata di mano. Termin di leggere il rapporto
e me lo restitu.
Bennett  morto in un vicolo, qui vicino. Gli riferii
i particolari, tacendo di Pedro e osservandolo attentamente
mentre mi ascoltava.
Nemmeno lui riusc a venire a capo dell'enigma.
Dissi: Augie... perch lo volevano morto?
Quelli...
Lo interruppi subito. Non chi, Augie. Perch. Perch
 morto Bennett?
Era molto importante, signor Deep.
Lo so.
E le persone importanti sono sempre prese di mira.
Perch, Augie?
Posso solo avanzare un'ipotesi.
Avanti.
Torn ad allacciare le mani dietro la schiena. Si dice
che il sindacato si stia allargando.
Bennett ne faceva parte.
Il signor Bennett era spaventato. E, a quanto sembra,
il sindacato considera impossibile avere a che fare con
chi... ha paura.
Ci girate intorno, ma non arrivate al punto.
Guard prima la punta delle sue scarpe, poi la stanza.
Vi dar la mia opinione con un esempio. Il signor Bennett
non controllava l'organizzazione con piccoli tocchi
alle redini, ma voleva che tutto procedesse secondo i suoi
desideri. Mi fiss per una frazione di secondo prima
di aggiungere: Si tratta soltanto di una mia idea, naturalmente.
Certo. Ma c' una cosa che non va, e voi lo sapete
meglio di me. Non  stato il sindacato a uccidere. I suoi
metodi sono sempre gli stessi. Un ragazzo che viene da
fuori e che non conosce la sua vittima, un colpo ben piazzato
e... arrivederci. Non lo avrebbero mai fatto fuori
con una ventidue, non gli avrebbero mai fatto sparare al
collo da due passi di distanza. Sapete quanti assassini di
professione sono ancora in circolazione nella zona?
Ne conosco diversi.
Non  uno di loro.
Pu darsi, rispose, a bassa voce.
 stata una messa in scena? Un trucco? Scossi la
testa. Mettiamo le carte in tavola, amico.
Era una voce che circolava gi da molto tempo.
Si era fatto di nuovo attento. Dissi: Pu darsi che
si siano fatti furbi. Non mi va di pensare questo di loro,
ma potrebbe essere cos. Un lavoro dozzinale con una
piccola variante potrebbe rendere la vita difficile ai poliziotti.
Ma c' un guaio: i poliziotti non sanno che Bennett
non  morto qui.
Con il tempo, potrebbero accorgersene.
Ma chi  tanto furbo, Augie? Chi voleva che Bennett
finisse cos malamente?
Augie torn a sorridere, mentre i suoi occhi si illuminavano.
Quanto a questo, signor Deep, tutti volevano
morto il signor Bennett.
Al punto da assoldare un sicario e da lasciare una
fessura per arrivare alla verit?
Credo di s.
O  stato qualcuno che lo odiava maledettamente?
Potrebbe essere vero anche questo. Torn a sorridere.
Chi sta al volante non  mai amato molto.
Annuii e feci di nuovo il giro della stanza. Diedi una
occhiata distratta anche alla stanza da letto, al bagno e
alla cucina. Tutto era stato passato al setaccio. Accuratamente.
La polizia era stata molto pignola la prima volta,
ma poi era passato anche qualcun altro. Chiamai Augie
e gli indicai le strisce che rivelavano come il frigorifero
era stato spostato prima avanti e poi rimesso a posto.
Che ne pensate, Augie?
Non sono stati i poliziotti.
No... non sarebbero mai arrivati fino a questo punto.
Che cosa si potrebbe nascondere dietro o sotto un
frigorifero?
La deduzione era evidente. Augie si strinse nelle spalle
e corrug la fronte. Un paio di chili di eroina, magari,
ma il signor Bennett non era tipo da tenersela in casa.
Era nel giro, vero?
Solo indirettamente, a quanto mi risulta. Aveva contatti
con quelli che erano nel giro.
Dissi: Ci sono due altre possibilit. Gioielli o contanti.
Sulla sua fronte, le rughe si fecero ancora pi profonde,
e scosse la testa ancora una volta. Niente gioielli.
 un articolo che non ha mai trattato. E niente contanti.
Eravamo noi a tenere la contabilit del signor Bennett,
che dichiarava tutto, fino all'ultimo centesimo, per non
finire sotto il torchio degli agenti fiscali. Ogni anno la
sua pratica veniva accuratamente vagliata, ma risultava
perfettamente regolare. No, nemmeno contanti erano. Non
lavorava mai a contanti. Entro i limiti della prescrizione,
era pulito, pulito.
Ecco allora un'altra ipotesi che risulta inutile.
Mi guard fissamente. Certo.
Non fatemi tanto il superiore, Augie. Ne verr a
capo.
Tornammo nel soggiorno e ci guardammo in giro. Alla
fine dissi: Perch questo locale mi ha un'aria familiare,
Augie? C' qualcosa, qui, che non riesco a ricollegare.
Davvero non ci riuscite? Non ricordate?
Allora afferrai l'idea. Le poltrone di velluto, l'incongruit
dell'ambiente.  come il sotterraneo del vecchio
circolo, ecco. Basta dare a questo arredamento un'aria
vecchia e lisa, lasciare un poco di sudiciume qua e l, mettere
le candele al posto delle lampadine, e si ha la sala
del vecchio circolo, tale e quale.
Esatto.
Era un sentimentale, brontolai.
No... mancava di classe, pi semplicemente.
Impossibile dubitare della sincerit del suo tono. Augie
veniva da zero e conosceva la sua meta, ma ora le sue
opinioni mostravano l'influsso di un tale atteggiamento.
Era grande, grosso e deciso, se pure mancava di scatto,
di persuasione, e questo era sufficiente a impedirgli di
raggiungere le posizioni di prestigio. Almeno per il momento.
D'ora in avanti mi stabilisco qui, Augie. Fate in modo
che tutto sia a posto. Telefono, fornitori e simili. E procuratevi
qualcuno che badi alla pulizia.
Gi fatto, signor Deep.
Prima che avessi il tempo di rispondergli, il telefono
squill, e subito sollevai il ricevitore. S?
All'altro capo della linea la voce del Gatto disse, ansante:
Deep? Bene. Stammi a sentire: ho individuato due ragazzi
che conosco attraverso Philly. Lew James e Morr Reeves.
Sono stati assoldati e non badano a spese. Si sono stabiliti
al Westhampton sotto il nome di Charles e George
Wagner, e, non appena sono entrati in possesso della loro
stanza, ho passato qualcosa alla ragazza del centralino
perch mi lasciasse ascoltare le loro telefonate, e l'unica
che hanno fatto riguardava un telefono pubblico, e chi
rispondeva ti ha tirato in ballo. Ha detto che eri a casa
di Bennett.
Come fai a sapere che si trattava di una telefonata a
un posto pubblico?
Accidenti, sentivo il baccano. Sembrava la cabina pubblica
di una sotterranea.
Sei riuscito a individuare la voce?
No, Deep. Senti,  meglio che tu faccia attenzione.
Vogliono la tua pelle,  evidente. E sono tipi pericolosi,
quelli.
Sono pericoloso anch'io, Gatto.
Rimase silenzioso per qualche istante. Li devo controllare
da vicino? Se vuoi, non mi riuscirebbe difficile
di spaventarli da morire.
Lasciali pur fare. Non hanno fretta, certo. La loro
prima precauzione sar quella di sentirsi sicuri.
E che devo fare allora? Maledizione, mi sento tutto
per aria!
Allora vieni qui a bere qualcosa. Poi discuteremo.
Come interruppe la comunicazione, la sua voce sembrava
un fischio stanco. Dopo aver riagganciato, dissi a
Augie di procurarmi un paio di membri della vecchia
banda per sorvegliare la casa e poi di battersela.
Telefon, prese il cappello e si conged con un cenno.
Risposi al suo saluto e, dopo aver controllato dalla finestra
che fosse salito in macchina, accesi la TV, mi misi
a sedere per terra e aspettai il Gatto.
Venti minuti dopo squill il campanello, e allora premetti
il pulsante della porta a piano terreno e rimasi ad
ascoltare il ronzio dell'ascensore che saliva.
Venne bussato un colpo secco e, dopo aver risposto
avanti, mi voltai a guardare. Ma non era il Gatto.
Era il giudice conciliatore Hugh Peddle, e lo accompagnavano
due amici, due scagnozzi ben vestiti che figuravano
sotto il titolo di consiglieri.
Hugh mi squadr freddamente. La mia sar una visita
breve, Deep.
Oh? Atteggiai la bocca a una smorfia niente affatto
simpatica. E come avete fatto a trovarmi?
Avete lasciato troppe tracce, Deep. Forse era proprio
questo che volevate, ma non dovete pensare di esservi dimostrato
molto furbo.
Per caso, siete venuto qui per dirmi questo?
Non precisamente.
E allora?
Quando ve ne andrete?
Arretrai di un passo e mi appoggiai al divano. Se resto,
incasso pi o meno un milione di dollari, amico.
Solo se osserverete le clausole del testamento di Bennett.
Preferireste che me ne andassi?
Niente affatto. Mettetevi d'accordo con Batten. Arrivare
ad essere il numero uno e conservare la posizione
 soltanto un mal di testa. Transigete a contanti e filate.
Si tratter di una somma piuttosto notevole.
Filare dove?
Nella localit da dove siete venuto. O dove preferite.
Basta che sgomberiate.
E il denaro da dove viene? chiesi.
Lasciamo perdere. C', ed  a vostra disposizione.
Potete farlo depositare a vostro nome o riceverlo a contanti...
come preferite. E niente pericoli poi. Potrete godervelo.
Una prospettiva davvero allettante, Hughie.
E allora?
Preferisco restare qui.
Il pi piccolo dei due scagnozzi abbozz un sorriso,
quasi si sentisse spiacente per me. Quando parl, non
mosse neppure le labbra. Se volete, signor Peddle, possiamo
strapazzarlo un poco. Non  difficile ridurli alla
ragione.
Dissi: Spiegatevi un po' voi come stanno le cose,
Hughie.
Peddle si fece rosso, e vidi le sue spalle massicce irrigidirsi
sotto la giacca. Con una mano accenn un gesto
di impazienza, poi torn a rivolgersi a me. Parliamo
di una transazione vera e propria allora. Incasserete quanto
non riuscireste mai a guadagnare nel corso di un'intera
esistenza, e potrete tenervi anche l'appartamento di
Bennett.
Prima di rispondere, indugiai qualche istante. Che
cosa c' da vendere, Hughie, ragazzo mio?
Non si arrischi a parlare. C'era un'espressione di collera
nel suo viso, ma c'era anche il terrore nei suoi occhi,
e, prima che la rabbia del momento lo spingesse a
qualcosa di avventato, mi rivolsi ai due scagnozzi e continuai:
Se solo uno di voi due si muove, gli spacco la
testa.
Il pi alto storse la bocca, come se cercasse di impedirsi
di ridere. Non fate il furbo, brontol, sorvegliandomi
le mani che tenevo infilate con i pollici alla cintura.
Si stava chiedendo quanto ci avrei messo a recuperare
la rivoltella dalla fondina.
Dissi: Se volete una dimostrazione, provateci pure.
Il viso di Hughie si fece pallidissimo. Fermo, Moe,
ordin. Porta la rivoltella alla cintura.
Lo scagnozzo si strinse le labbra fra i denti alla prospettiva
dell'errore che era stato sul punto di commettere
e si fece pallidissimo. Il pi piccolo sogghign. Gi
dabasso dicevi che te la saresti sbrigata tu, amico. E che
ci sto a fare io adesso?
Alle sue spalle, il Gatto disse: Stai per morire, ecco,
e l'altro, quando si volt e vide la canna di un mitra, si
fece bianco come la neve. Hugh Peddle li prese per un
braccio e li spinse fuori tutti e due. L'ascensore ronz
ancora e li vidi salire, gi in strada, su una macchina.
Quando il Gatto abbass il mitra e lo appoggi in un
angolo, chiesi: Chi ti ha informato?
Quello che avevo messo di guardia dall'altra parte della
strada.
Che cosa hai fatto? Hai volato come Peter Pan?
Rise, come un ragazzino. Hai dimenticato il vecchio
Gatto, Deep? Su per la scala antincendio e dentro dalla
finestra. Simile alla nebbia. Ricordi quella poesia?
Quella dove si dice che la nebbia arriva sulle zampe
di un gattino?
Gi. Bene, anch'io sono cos. E anche tu farai meglio
a imitarmi, se ti va di continuare a vivere.
I pezzi grossi?
Loro, precisamente. Ho fatto un paio di telefonate e
ho avuto la conferma dell'obiettivo. Sei tu. Cinque mille
sull'unghia.
Divento prezioso.
Non immagini nemmeno quanto. Incassano un altro
cinque da dividere fra di loro, da un'altra fonte, per
ostacolare la faccenda per qualche giorno.
Furbo.
Gi. Allung il collo e mi guard fissamente. Non
hai paura, Deep?
Indicai con un cenno il divano. No. Riposati un poco
adesso.
Certo, Deep. Ti spiace se prima bevo qualcosa?
Serviti.
Apr uno degli armadi e prese una bottiglia. Il primo
sorso lo fece tossire tanto da provocargli quasi le convulsioni,
ma poi si riprese e si asciug gli occhi. Dissi:
Non sei nuovo qua dentro, vero, Gatto?
No. Ben mi faceva fare da postino. Non si serviva
mai del telefono quando voleva trasmettere gli ordini.
Perch?
Niente. Avanti, accomodati.
Si stese sul divano e io mi diressi verso la stanza da
letto. Ero arrivato sulla soglia quando il Gatto chiese:
E se quei tali si fossero fatti cattivi e io non ci fossi
stato, Deep?
Li avrei centrati in mezzo alla fronte, amico.
Ne sei convinto?
Non sarebbero stati i primi che faccio fuori, replicai,
adagio.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Alle sette e un quarto il Gatto venne a svegliarmi. Accese
una sigaretta, aspir una boccata e toss disperatamente
per un paio di minuti. Tent ancora, ma senza migliori
risultati, e allora schiacci nervosamente il mozzicone.
Chiesi:  un pezzo che stai cos, Gatto?
Si strinse nelle spalle ossute. Sono morto gi da tempo,
Deep.
Spiegati meglio.
Non scherzo. Mi guard fissamente. Il mio termine
ultimo era due mesi fa. Questo  tutto tempo guadagnato.
Nessuna possibilit di cura?
Scosse la testa. L'anno scorso, forse, ma perch? Che
differenza fa? Sai che non ho un soldo. E, se lo avessi,
qualche buono a nulla me lo spazzerebbe subito. Sogghign
e torn a tossire nel fazzoletto. In questo mondo
non vale la pena di vivere o di morire. Tutti mirano ai
quattrini e cercano di uccidersi a vicenda come pazzi.
I fortunati hanno il fatto loro presto e cos  finita. Gli
altri devono sputare sangue fino a quando qualcosa li sistema.
Io... be', forse sar uno dei fortunati.
Mi misi a sedere sul letto e mi stiracchiai fino a farmi
scricchiolare le spalle. Scesi, guardai il Gatto e scossi la
testa. Cos, sei diventato fatalista. Non va.
Rise e subito ricominci a tossire. Quando la smise,
arrotol il fazzoletto e usc dalla stanza. Sentii il rumore
dello sciacquone, poi eccolo di ritorno. Sai, Deep... mi
spiace soltanto perch stavo ricominciando a divertirmi.
Come ai vecchi tempi, ricordi?
La mia espressione incominci a irrigidirsi. Erano
davvero divertenti, Gatto?
Non so. Non ho mai conosciuto niente di diverso.
Qualche volta me lo chiedo. Il vecchio che mi maltrattava,
mai abbastanza da mangiare, una battuta quasi
tutte le settimane. Ma avevamo anche i nostri spassi.
Ricordi il circolo della Nona dove c' stata quella
festa?
Quando quei tali hanno cercato di farsela con Helen
e Sugar Lee gi nella cantina? Certo che lo ricordo. Accidenti,
abbiamo fatto un bel macello l dentro. Quasi nessuno
 tornato a casa a piedi quella sera. Io mi sono guadagnato
sei punti sulla nuca. Tu e Bennett avete conciato
per le feste quel poliziotto che ha cercato di intervenire.
Mi ha rotto il naso, dissi.
E tu gli hai rubato la rivoltella, e cos siete rimasti
pari. L'hai ancora quella rivoltella, Deep?
Indicai i calzoni appesi all'attaccapanni della porta. La
rivoltella, nella fondina aperta, li faceva pesare verso il
basso, sformandoli. Dissi: Va' a chiamare Augie e
portalo qui.
Certo, Deep. Era quasi arrivato sulla soglia quando
si ferm e si volt. Sai, quei giorni non erano davvero
molto divertenti.
Lo so. Eravamo tutti piccoli delinquenti allora. Ora
s che stiamo per divertirci. E ci divertiremo sul serio.
Augie aveva con s alcuni particolari del funzionamento
dell'organizzazione. Il pacco era piccolo, ma l'organizzazione
era qualcosa di colossale, la macchia di una mano
gigantesca che si allargava sulla citt, spingendo le dita
fino al Jersey e alle zone circostanti.
Scorsi in fretta i fogli, facendomi un quadro generale
dell'impero di Bennett, calcolandolo e valutandolo. Per
un paio d'ore presi appunti per mio uso e consumo, poi
raccolsi i fogli e li rimisi nella busta.
Li restituii a Augie. Qualcuno vi ha creato difficolt?
No. Magari lo desideravano, ma nessuno ha alzato
un dito.
Bene. Dove si trova la contabilit?
Il signor Batten la tiene in una cassaforte.  disponibile
ogni volta che ne abbiamo bisogno.
O la vogliamo.
O la vogliamo, ripet.
Non credo che un'idea del genere piaccia molto a
Wilse.
Non ha molta scelta, vero, Deep?
Nessuna. Secondo voi, potrebbe nascondere qualcosa?
Augie scosse la testa. Non pu permetterselo. Il signor
Batten non  precisamente... il tipo violento. Non vuole fastidi.
Preferisce aspettare, credo, che veniate fatto fuori.
Lui ricorda qualcosa che voi dimenticate, Augie.
Mi guard, perplesso. Tutte le attivit di Bennett spetteranno
a me per legge. A me o a Batten. Ma non si eredita
un impero di polizze e di sale delle corse e di bordelli,
il tutto con la protezione necessaria. Lo si prende.  l,
a disposizione, e se lo prende il pi grosso. E il pi grosso
sono io.
Giusto, Deep. Non vi resta altro da fare che prenderlo.
Gli sorrisi, cattivo, e annuii.
A mezzogiorno il locale di Hymie all'angolo mi mand
su il pranzo. Sul vassoio c'era un giornale ripiegato
sulla rubrica di Roscoe Tate, e seppi subito perch c'era.
Il pezzo era la prima mossa per costruirmi la bara, il
sommesso sussurro dell'odio, il mormorio appena percettibile
della paura.
Il delitto  tornato a Manhattan. La morte del  boss 
Bennett ha messo in subbuglio la gerarchia criminale per
il controllo della sua multimilionaria impresa di sudiciume
e di corruzione. Ma tutti sono arrivati troppo tardi. Il
morto aveva lasciato disposizioni esplicite. L'erede era
stato scelto gi da molto tempo e ha assunto il comando.
Deep  tornato. Il delitto  di nuovo con noi.
Quando ebbi terminato di leggere, passai il giornale
al Gatto. Sorrise e disse: Furbacchione, lui. Vuoi che
gli diamo una lezioncina?
Trova gi abbastanza difficile essere costretto a vivere
con se stesso, Gatto.
 sempre stato un farabutto. Lui e i suoi sandwich
di fegato di gallina. Fiss gli occhi su di me Una
volta l'ho visto dare a un cane un mezzo sandwich mentre
c'era l accanto un ragazzino che moriva di fame.
Anche i cani devono mangiare, commentai.
Mi guardarono tutti e due, impassibili. Andr a
parlargli io. Questo pezzo non mi piace affatto.
Augie disse: Andateci piano, Deep. Non dovete mettervi
contro la stampa.
No? Perch no? Che cosa credete che possa fare
la stampa? Possono insultarmi. Possono aizzarmi contro
l'opinione pubblica. E con questo?
Non  pi come ai vecchi tempi, insistette.
Lo so, amico. La situazione, se mai,  migliorata.
Augie si dimen un poco sulla sedia. Tate non allunga
pugni. Non  come... noi. Ha sempre lavorato
duro. Ha strillonato i giornali e ha fatto l'impiegato prima
di vedere il suo nome a stampa. Se l' guadagnata. Non
 un tipo facile da trattare. Ci si sono provati, e lui ha
vuotato il sacco. A prenderlo di punta si arrabbia maledettamente,
quello.
L'ho gi visto arrabbiato, amico. Ricordi, Gatto?
Quando lo hai alleggerito del portafogli?
S.
Il Gatto sogghign. Ha cercato di spararti. Ha preso
la rivoltella di Frankie Carlo e ha cercato di spararti.
Mi sembra ancora di vederti scavalcare la ringhiera per
finire nel cortile di Morgan. Rise. Perch poi non
gliel'hai fatta pagare, Deep?
Tornai a sedere con un brontolio. Accidenti, me la
meritavo, credo. Non si poteva fargliene una colpa. Al
suo posto, io non avrei esitato a spaccare la testa a chiunque.
Buffo, quando gli ho sbattuto quella porta in faccia
 rimasto l, impalato, e ha incominciato a piangere come
un bambino. Lo sentivo singhiozzare, poi quel fetente di
Sullivan lo ha prelevato e lo ha portato a casa. Scommetto
che alla sua vecchia deve essere venuto un colpo
quando l'ha visto arrivare con un poliziotto.
Augie disse: Siete stato fortunato a non farvi centrare.
Risi. Diavolo, non si era nemmeno avvicinato. E poi,
ha riavuto il suo danaro. Nove dollari e cinquanta cents.
 stata la prima cosa che mi ha chiesto quando l'ho
visto l'altro giorno.
Vi spingete troppo oltre, Deep, disse Augie.
Bene, ci spingeremo anche un poco pi oltre.
Come?
Andremo a trovare Benny di Brooklyn e il suo amico
Dixie.
Siete pazzo, mormor Augie.
Niente affatto, sogghignai. Ma prima chiacchieriamo
un poco con il nostro amico della stampa.
Hymie aveva troppo da fare al banco per parlare, e
ci disse che Roscoe Tate era ancora a casa, probabilmente.
Lasciai il Gatto perch lo trattenesse, se per caso
compariva, percorsi a piedi due isolati, svoltai l'angolo
dove Roscoe abitava ancora in un appartamento al piano
terreno, lasciai Augie di guardia alla porta e entrai.
A differenza degli altri edifici, quello sapeva di pulito.
Forse era stata l'influenza di Roscoe, o forse, pi semplicemente,
qualche dollaro extra di mancia al portiere,
ma non c'erano bidoni della spazzatura o scatole vuote
nell'atrio, e nessuno aveva rubato la lampadina che pendeva
dal soffitto.
Fu Roscoe ad aprirmi. Quando vide di chi si trattava,
mi squadr per un istante, pensieroso, annu e si scost
per lasciarmi passare.
Se non aveva abbandonato il quartiere, Roscoe aveva
conosciuto la miseria quanto bastava per non desiderare
di prolungarla nel tempo. Una mano esperta aveva scelto
i colori e i pezzi, e ogni particolare dell'appartamento
denotava il tocco di uno scapolo e una discreta quantit
di danaro ben speso.
Dissi: Bel posticino.
A me piace.
Ne sono convinto. Ci stai solo?
Quasi sempre.
Bene, non sei mai stato tipo da spendere danaro con
ragazze.
Si strinse nelle spalle, sprezzante.  un'abitudine
che ho conservato. Ora le ho gratis come le avevi tu
una volta.
Buon per te, amico mio. I suoi occhi mi considerarono
per un momento con profondo disgusto, poi tornarono
ad assumere la solita espressione gelida, e allora
mi indic una poltrona e si accomod anche lui.
Non sei venuto qui per parlare di ragazze, vero?
mi chiese.
Scossi la testa. Delitto.
Davvero?
Hai lavorato in collaborazione con la polizia?
La polizia  ben lieta di essere informata di quanto
le trasmetto. E mi ricambia la gentilezza comunicandomi
quello che sa. Conosco tutto quello che si conosce sulla
morte di Bennett.
Non darti tante arie. Anch'io ho qualche amicizia
al di l delle sacre porte. A quanto mi risulta, i poliziotti
sono del parere che Bennett sia stato ucciso nel punto
dove  stato trovato... nel suo appartamento. Ora, questa
 una conclusione definitiva o un mascheramento?
Automaticamente, prese di tasca una penna e allung
una mano verso un taccuino giallo che teneva sulla scrivania,
davanti a s. Il tuo parere qual , Deep? Era
diventato improvvisamente il giornalista accorto.
Tu dammi una risposta e io te ne dar un'altra.
Il suo viso assunse un'espressione astuta e annu.
Per loro si tratta di una cosa evidente. Perch?
Perch non  cos che sono andate le cose.
Avanti.
Il proiettile da piccolo calibro non ha spacciato subito
Bennett. Ha visto chi gli aveva sparato, si  alzato
e lo ha seguito. Ma ha retto quanto bastava per raggiungere
il vicolo fra Glover e Costantino. Sai dov'?
S, non lontano dal locale di Hymie. Solo che adesso
non sono pi Glover e Costantino, ma la tintoria Mort
e la drogheria Alvarez.
Bene, sai a che punto alludo, comunque.
Prese alcuni appunti sul taccuino.  un'ipotesi interessante,
certo.
Lo credo bene. Significa che l'assassino si  reso
conto di essere seguito da Bennett e lo ha condotto verso
il suo appartamento.
Tate scosse la testa. Sarebbe stata una sciocchezza
Che cosa poteva importare all'assassino se non veniva
colto con le mani nel sacco?
 proprio questo il punto, amico mio. Non lo so.
Come fai allora a sapere il resto?
Perch una ragazza mi ha messo sulla traccia. Conosci
Tally Lee?
Tate si limit ad annuire.
Mi ha detto che voleva sputare sul mio cadavere
come aveva fatto con quello di Bennett. Era una osservazione
strana, perch non era possibile che avesse avuto
un'opportunit del genere con Bennett. Ma parlava sul
serio. Non scherzava affatto. Poi  comparso un mio
ammiratore con un ricordino... l'orologio di Bennett.
Mentre giaceva l morto, un tale gli ha frugato in tasca,
gli ha portato via l'orologio e lo ha venduto. Il tale che
ne  entrato in possesso ha pensato di farmi un grosso
piacere restituendomelo.
Ora Roscoe Tate appariva eccitato. Prendeva appunti,
in fretta, senza distogliere gli occhi dalla mia faccia.
Muoveva nervosamente la bocca, quasi a divorare le parole
che pronunciavo, a una a una. Quando ebbi terminato,
esclam: Accidenti, sai che cosa significa questo?
Certo. Qualcuno di quelli che girano la notte avrebbe
potuto vedere chi  stato a riportare indietro Bennett.
Strana consorteria, quella di coloro che girano la notte.
Vivono nell'ombra e vedono tutto quello che succede in
ogni maledetto buco della zona. Dovunque tu vada te
ne trovi qualcuno vicino. Occhi dappertutto. Ti confesso
che, ai vecchi tempi, mi facevano una paura maledetta.
A tutte le ore, sempre immaginavo qualcuno che spiava
da dietro tendine sudicie o qualcuno che, nascosto dietro
a un mucchio di spazzatura, guardava quello che stavo
facendo. Accidenti, ho spianato pi mucchi di spazzatura
di quanti capelli abbia in testa. E, quando li pescavamo
Bennett e io li strapazzavamo tanto che n ricordavano
n desideravano ricordare. Dopo un poco, non spiavano
nemmeno pi quando c'eravamo noi. Se la battevano,
semplicemente.
 una inquietudine che ti accompagna da molto tempo,
Deep. Sogghignava. Era contento di vedermi inquieto,
quel piccolo farabutto, e sapevo perch.
Aprii le mani e risposi al suo sogghigno. Sarebbe bastato
questo a irritarlo e per me era pi che sufficiente.
Disse: E se comunicassi tutto questo? E allung
una mano verso il telefono.
Gli rivolsi un cenno e esit. Lascia perdere. Tienti
la notizia per te ancora per un poco. La polizia ha i
suoi informatori. Mi va l'idea di essere sempre in vantaggio
di un passo.
E allora perch hai vuotato il sacco con me?
Perch anche tu hai le tue fonti di informazioni,
amico mio. Non sono le mie, ma contano. Io ti comunicher
tutto quello che vengo a sapere. E tu riferiscimi
tutto quanto la polizia ti comunica.
Annu con un sorriso. Mi sembra che possa andare,
Deep. Mettiti in mostra quanto pi puoi. Sar un piacere
per me dare una mano per vederti morto. E di
avere nello stesso tempo il materiale per un pezzo a
sensazione.
Tu e Helen l'irlandese dovreste mettervi assieme.
Avete interessi in comune.
Rimase silenzioso per un momento, poi: Bada di
non farle del male, Deep. Hai sempre rovinato tutto, tu,
e, se rovini anche lei, far il possibile per vederti finire
male.
Tutto il possibile?
Precisamente.
Mi alzai. Proprio quello che dice anche lei. Begli
amici che ho.
Non fece commenti. Rimase seduto e mi segu con gli
occhi mentre uscivo. Ma almeno eravamo arrivati a un
accordo, e sapevo che Tate lo avrebbe osservato. Non
sarebbe stato giusto chiedere qualcosa di pi.
La Taverna della Rosa Bianca di Bimmy era un locale
che interessava quasi unicamente gli immediati dintorni.
Nella zona andava famoso per le costate di maiale
e per la sua birra di marche poco conosciute, e era raro
che l dentro si scatenassero putiferi. A questo ultimo
particolare provvedeva Bimmy. Non era certo simpatico
vedersi piombare addosso i suoi cento e venti chili di
carne. Amava la tranquillit, Bimmy, perch si era reso
conto che, in ultima analisi, rendeva. La stanza sul retro
era l'ufficio di Benny Mattick, e i bei dollari che derivavano
da tale sistemazione dipendevano dalla tranquillit
del locale.
Lasciai il Gatto davanti all'ingresso e, assieme a Augie,
andai a sedermi al banco. Bevemmo un vermouth Cinzano,
e quando buttai un dollaro sul ripiano Bimmy si
avvicin per darci il resto.
Benny c'? gli chiesi.
Chi? Lev di scatto la testa e mi fiss.
Continuate a fare il furbo, Bimmy, e vi faccio mangiare
questa bottiglia.
Sollev il fermo in fondo al banco, alz il divisorio e
mosse qualche passo. Sorrideva sempre, la bocca un
poco ricurva verso il basso, agli angoli, le cicatrici sotto
al mento che si facevano sempre pi chiare.
Prima riconobbe Augie. Poi me. Continu a sorridere,
ma si ferm. Dissi: Mostratevi gentile, Bimmy, e forse
non sparer a nessuno nel vostro locale. Non sparer
a voi soprattutto. D'accordo?
Annu.
Vi ho chiesto qualcosa.
 l, nel retro. Lo guardai fissamente, e allora gir
gli occhi verso la porta chiusa, in fondo alla sala, e continu:
Ci sono anche Dixie e Lenny Sobel e qualcuno
degli altri pezzi grossi.
Grazie.
Ci avviammo, e Augie, che, quando voleva, sapeva mostrarsi
all'altezza della situazione, mi apr la porta. La
apr di colpo, spalancandola, e con una sola occhiata fui
in grado di ispezionare la stanza e di individuare i due
ragazzi che forse sarebbero stati tentati di giuocarmi
qualche brutto scherzo. Ma anche loro rimasero sorpresi,
e non si mossero, evitandomi cos inutili complicazioni.
Entrai, e Augie si chiuse il battente alle spalle e ci si
appoggi contro, come se non avesse il minimo pensiero
al mondo.
Dixie rimase disteso sul divano, la bocca e la mascella
stranamente distorte. I suoi occhi mi vedevano, ma
non si mosse. La bocca di Benny era ancora gonfia, e
l'odio la trasformava in una smorfia niente affatto piacevole
a vedersi. Alle spalle di Lenny Sobel, Harold e
Al stavano uno accanto all'altro, solo che questa volta
Al teneva una mano in tasca. Gli altri tre erano pezzi
grossi del centro, certo. Del centro e di quei rioni eleganti
dove c' un portiere gallonato alla porta e dove,
sopra il campanello, c' inciso l'albero genealogico.
Dissi: Tutti si offendono molto facilmente oggi, qui
in giro.
Non perdiamo tempo, Deep, disse Benny. Che
cosa volete?
Niente, amico. Mi sono gi preso tutto quello che
volevate voi. Guardai i tre signori del centro e i loro
visi si imporporarono.
Avanti, Deep. La voce di Benny era roca, e le labbra
gonfie nascondevano un poco il suo accento dialettale.
Che cosa vi ha fatto pensare di poter diventare voi
il padrone, amico?
Chi altro era in...
Non vi ho fatto aspettare molto.
L'organizzazione non poteva sfasciarsi per il semplice
fatto che voi non c'eravate, Deep. Voi...
Tornai a interromperlo. Non avete parlato con Batten,
vero?
Che c'entra, lui? Non vi siete fatto vedere, lui si
 preso...
Forse un milione in iniziative, Benny, ragazzo mio.
Ma non  molto quando potete cavarvela con tutto il
resto.
Per un attimo tutto fu silenzio. Uno dei pezzi grossi
del centro biascic un sigaro e soffi fuori una nuvola
di fumo azzurro. Nessuno mi guardava. Impugnavano
il coltello dalla parte sbagliata, costretti dalla necessit,
e il loro disappunto era venato di ipocrisia.
Lenny Sobel si appoggi alla spalliera della sedia, e
tutta una vita di esperienze del genere gli si leggeva sulla
faccia; dopo aver soppesato e diviso le possibilit, giunse
a una conclusione, e allora disse, rivolgendosi a me soltanto:
Avete qualcosa da controllare... o da vendere?
Il mio sogghigno fu quanto di pi cattivo si potesse
immaginare. Pu darsi.
Non  affatto vero. Sorrise, ironico. Avete fatto
male i vostri calcoli perch non avete niente. Davanti
al mio silenzio, continu:  il pi grosso bluff che
abbia mai visto in vita mia, poi, girando appena la
testa, ordin: Avanti.
Colpii Harold all'anca con un proiettile che gli fracass
il bacino e colsi Al al bicipite prima che potesse
allungare il braccio. Il piccolo scagnozzo si guard, incredulo,
il braccio per un secondo, poi usc in un lungo
singhiozzo e svenne.
Quando sollevai la '38 sogghignai a Lenny e vidi il
colore sparire dalla sua faccia. Appariva vecchio adesso.
Un duro sconfitto, spaventato, che era rimasto in circolazione
un giorno di troppo e lo sapeva. Le parole che
avrebbe voluto dire non gli uscivano dalle labbra, come
se avesse avuto la lingua paralizzata. Benny guardava,
affascinato, gli occhi sbarrati e opachi. I tre del centro,
che non erano mai stati cos vicini alla morte, non avevano
ancora avuto il tempo di afferrare l'orrore del momento.
Dissi: In piedi, Lenny.
Toss, cerc di battersela e inciamp nei suoi pistoleri.
Mentre era ancora in ginocchio, lo colpii forte al fondo
della schiena, e allora strill.
Come ai vecchi giorni, dissi. Sempre nel sedere.
Quando risi, uno dei pezzi grossi seduti al tavolo cominci
a sogghignare istericamente e non la smise fino
a quando gli rimase fiato.
E voi, Benny? chiesi.
Scosse la testa. Io passo. Siete pazzo.
Pu darsi. Dixie vede?
Lo avete conciato male, Deep. Vomita tutti i momenti.
Ripulite qua dentro. Poi fate girare la parola.
Certo, Deep.
Avvertite di rigare dritto. La frusta comincer a
schioccare molto presto.
Certo, Deep.
E a ogni altra riunione invitate anche me, amico.
No... vi sbagliate, Deep. Questi sono... amici.
Amici? Amici tre pilastri della chiesa? Amici al
punto di venire a far visita a un sudicio delinquente come
voi? Via, non fate lo sciocco, Benny. Conosco loro e i
loro affari, e se continuate a tentare di ingannarmi, per
voi le faccende si mettono male.
Via, Deep...
Tacete e rigate dritto, semplicemente. State al vostro
posto. Del resto non avete mai avuto una vera importanza
ai vecchi tempi. Non cercate di fare il duro adesso
perch non immaginate nemmeno come possono mettersi
le cose per voi.
Non aprirono bocca e mi seguirono con lo sguardo
mentre uscivo. Nella sala presi il mio resto che era
ancora sul banco e dissi a Bimmy: Tutte le mie scuse,
grassone. Ma l'hanno voluta loro.
Non rispose.
Continuai: Inutile ricordarvi che  una piccola questione
di famiglia, vero?
Quando ebbe terminato il suo studio clinico della mia
faccia, scosse la testa. Non preoccupatevi. So quello
che mi faccio.
Fuori, il Gatto era appoggiato al vetro, il corpo magro
teso e tremante. Continuava a passarsi sulla bocca il rovescio
della mano e guardava nervosamente su e gi per
la strada. Gli risposi senza nemmeno lasciargli il tempo
di rivolgermi la domanda. Calmati. C' stato soltanto
un poco di burrasca.
Chi hai picchiato?
Lenny e i suoi due ragazzi.
Ci vai forte, tu, Deep. Forte davvero.
Ma nemmeno per idea, Gatto. Sto invece ritardando
l'azione.
E va bene, e va bene. Ma adesso andiamocene in
fretta, in modo che possano sfogare la loro rabbia. Se
qualcuno ci vede, le cose potrebbero mettersi male per
noi.
Risi, fermai con un cenno un taxi e salimmo. Alla
pi vicina stazione della sotterranea dissi a Augie di
farsi dare gli elenchi e i libri di tutte le imprese di Bennett,
dove erano segnati tutti i dipendenti che aveva
avuto e tutti quelli che aveva finanziato. Lo scaricammo,
poi continuammo fino alla Centunesima, dove il Gatto
aveva una stanza, ritirammo alcuni dei suoi effetti personali
e tornammo all'appartamento.
Sul pianerottolo, aprii la porta e gli consegnai le chiavi.
Resta qui fino a quando ti telefono. Chiudi. Non voglio
che qualcuno capiti dentro.
E tu dove vai?
A vedere una pupa, Gatto.
Senti, faresti meglio a farti accompagnare da me.
Hai per caso dimenticato i ragazzi di Filadelfia?
Rew James e Morrie Reeves. Al Westhampton sotto
i nomi di Charles e George Wagner.
Gi, e hanno giri qui.
Risi e aprii la porta alle mie spalle. Li ho anch'io,
amico.
La sera si stava trasformando in notte quando uscii
dal minuscolo locale di Maury in Columbus Avenue.
Raggiunsi a piedi la Centotreesima, svoltai l'angolo e
puntai a est. E ecco il signor Sullivan che mi guardava
con la stessa espressione con la quale, molti anni prima,
mi aveva picchiato con un paio di manette.
Mi appoggi una mano sul petto, in un gesto che a
un estraneo sarebbe potuto sembrare amichevole... a
meno che non avesse visto la rigidit delle dita e non
si fosse accorto che il bastone di gomma aveva smesso
di roteare.
Il pasticcio si sta facendo sempre pi grosso, ragazzo
mio.
Oh?
E pu risolversi in un modo soltanto.
Lo so, signor Sullivan. Deve risolversi in un modo
soltanto.
Sempre furbo, voi, brontol.
Annuii. Per forza.
I suoi occhi sembravano di vetro. Le voci si fanno
sempre pi insistenti e sempre pi forti. Non mi piace
affatto.
E che cosa pensate di fare voi, veterano?
 la mia zona questa, ragazzo. La mia zona. Ci sono
da un mucchio di tempo. Ho visto tutti i grandi, tutti
i duri farsi avanti e sparire. Un giorno ci sono e l'indomani
eccoli distesi lungo il bordo del marciapiede. E un
paio sono stato io a stenderli.
State per andare in pensione, vero, signor Sullivan?
Una chiazza rossa gli si allarg lentamente sul viso,
e tolse la mano dal mio petto. Non andatevelo a cercare,
Deep.
Certo, signor Sullivan. Risi. Far come dite
voi.
Gli girai attorno e mi allontanai, ma mi sembrava di
sentire i suoi occhi che mi bucavano la schiena. Due
fori piccoli, vicinissimi, minuscoli all'ingresso e enormi
all'uscita, come quelli dei proiettili segati in punta. Ignorando
questa sensazione, raggiunsi a piedi l'emporio di
Grogan, aprii la porta sul buio pesto e infilai una mano
in tasca per cercare una bustina di fiammiferi.
Ne staccai uno, lo accesi e lo sollevai. Ma guardavo
nella direzione sbagliata. Chi si era nascosto dietro la
porta mi colp con qualcosa alla nuca, forte, e quando
picchiai con la faccia contro terra non avevo pi sensazione
alcuna.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
La mancanza di coscienza era solo parziale. Le sensazioni
erano scomparse, ma c'era ancora la consapevolezza
di quanto era successo. C'erano ancora i rumori che
venivano dall'esterno, rumori di veicoli, rumori di gente.
Mi rendevo conto di avere la bocca aperta, e avevo sulla
lingua il repellente sapore del sudiciume sul pavimento.
Qualcuno mi scavalc, poi la porta si apr e si chiuse,
urtandomi la testa. L'unica fortuna fu che mi costrinse
a girare la bocca.
Le sensazioni tornarono come una enorme ondata di
dolore. Mi sal dalle gambe e dalla schiena, l'ondata, poi
si concentr nel collo, alla base del cranio.
Mi misi in ginocchio, sputai e, quando ci riuscii, mi
ripulii la bocca con il rovescio della manica. Dovetti restare
un minuto appoggiato alla parete prima di essere
in grado di muovermi, e subito urtai con il piede il randello
di fortuna che si mise a rotolare. Alla luce di un
fiammifero vidi alcuni dei miei capelli ancora attaccati
alla superficie appiccicosa di una bottiglia di soda, e
pensai soltanto che potevo dirmi fortunato se quell'aggeggio
non mi aveva spacciato, riducendomi come una
banana sbucciata.
Quando uscii, il traffico era normale, e nessuno sembrava
considerare con particolare interesse la porta. Un
vecchio stava guardando le vetrine di Grogan, e gli
battei una mano su un braccio.
Avete per caso visto qualcuno uscire di qui, signore?
Si volt e guard prima me poi la porta alle mie
spalle. Il suo cenno negativo era qualcosa di simile al
marchio di fabbrica del rione. Non ho visto nessuno,
io.
Con un grugnito, mi passai la mano sulla nuca e gli
mostrai le dita sporche di sangue. Mi hanno steso
picchiandomi.
Irrigid la bocca in una smorfia e disse, roco: Quei
maledetti ragazzi. Maledetti tutti quanti, quei ragazzi.
Lo fanno sempre. Si piazzano nell'atrio con la luce
spenta e, quando entrate, picchiano. Tutte le sere la
stessa storia. Non bisogna mai entrare con la luce spenta.
In questo modo hanno ucciso il vecchio Julian Chaser.
Per ricavarci trenta cents. Sput, disgustato, e si allontan,
pi che mai pieno di disprezzo per l'umanit.
Bestemmiando fra i denti, controllai se avevo ancora
portafogli e rivoltella. Bestemmiavo ancora quando spalancai
la porta e salii di corsa le scale, inciampando contro
le spazzature accumulate sui pianerottoli.
Spalancai la porta dell'appartamento, e dentro faceva
buio. Cercai a tentoni l'interruttore, lo feci scattare e
rimasi immobile, in attesa, la '38 stretta in pugno. Attraversai
la stanza, cercai l'interruttore della camera da
letto e feci scattare anche quello. Mi stavo comportando
in maniera assurda, e se qualcuno era in agguato l con
la rivoltella potevo considerarmi spacciato.
Ma non c'era nessuno armato. C'era soltanto Tally
Lee distesa sul letto con la testa fracassata, e il sangue
che le macchiava la faccia non aveva ancora avuto il
tempo di coagularsi. Non era abbandonata nell'atteggiamento
della morte; giaceva rilassata nella posizione del
sonno e poteva dirsi fortunata. Non avrebbe mai saputo
chi l'aveva colpita.
Ma lo sapevo io invece. Poco prima, nell'atrio, avevo
avuto un saggio delle sue capacit.
Rimasi immobile qualche istante, per fissarmi bene
in testa tutti i particolari. C'era solo una cosa fuori posto:
il tappeto scostato, con violenza sembrava, mentre non
vi era stato nella stanza che un unico atto di violenza.
C'era un altro particolare, e furono necessari un paio
di minuti perch assumesse significato. E allora assunse
significato anche il tappeto, e la testa prese di nuovo a
ronzarmi, e sentii il desiderio di sparare a qualcuno, un
desiderio cos forte da sembrare quasi materiale.
In un angolo, appeso a un attaccapanni, c'era il cappotto
della bella Helen, l'irlandese.
La chiamai, adagio, ma non ottenni risposta. Tornai a
chiamarla e scostai la tenda che separava il soggiorno dal
resto dell'appartamento. La luce della strada che filtrava
dalle finestre prive di tendine lasciava intravedere l'arredamento.
Scorsi una lampada in un angolo, trovai l'interruttore
e accesi.
Agivo per istinto. Il mio cervello era un vortice che non
voleva n vedere n sapere, folgorato dall'idea che anche
Helen era morta: giaceva mezza sdraiata sul divano e un
filo di sangue le correva gi per le guance.
Le cercai il polso con le dita, e subito il mio cervello
riprese a funzionare, e la sistemai meglio sul divano. La
collera che mi ribolliva dentro mi faceva tremare le mani,
mi dava quasi una specie di paralisi, e ogni mio movimento
risultava quanto mai goffo.
Aveva un bernoccolo sotto i capelli e la pelle era spaccata,
ma non si trattava di niente di grave. Inumidii un
asciugamano, le ripulii la faccia e attesi fino a quando un
gemito soffocato le usc dalle labbra.
Helen... Helen...
Mosse la testa e strinse forte le palpebre. Le premetti
l'asciugamano sulla fronte e le massaggiai la faccia fino
a quando non riapr gli occhi che, da atoni che erano da
principio, assunsero poi una espressione perplessa. Che
 successo, cara?
La memoria le tornava, lentamente. Mi sembrava di
vederla procedere a tentoni, alla ricerca di una risposta.
La carezzai. Stai bene, pupa?
Ripet, come in un gemito: Deep?
Calma, cara. Sono io.
Poi ramment tutto, all'improvviso, i suoi occhi si
trasformarono in uno specchio di terrore, e, prima che
potesse gridare, le misi una mano sulla bocca e la strinsi
forte a me.
Non appena la crisi fu passata, la guardai. Che cosa
 successo?
Si pass la lingua sulle labbra. La porta... sono andata
ad aprire la porta. Credevo che fossi... tu. Mi fissava,
gli occhi sbarrati.
Non ero io, bambina.
Quando ho levato il catenaccio, la porta si  spalancata...
Sono caduta all'indietro... e poi qualcosa... Il suo
respiro si era fatto affannoso. Che cosa  successo,
Deep?
Qualcuno ti ha picchiato in testa.
Ma chi...
Non lo so. Ha picchiato anche me.
Deep... Si sollev e mi sfior la faccia. Che cosa
 successo a... Tally?
 morta, Helen.
No! Strinse fra i denti il labbro inferiore per non
singhiozzare, mentre gli occhi le si riempivano di lacrime.
Poi non riusc pi a trattenersi, e si lasci andare, e il
suo corpo era tutto scosso da un tremito. La tenni stretta
fino a quando non ebbe superato la crisi.
Le asciugai ancora il viso, e ella si mise a sedere; quando
fui ben certo che era in grado di capire con chiarezza,
le chiesi: E adesso stammi a sentire: ricordi qualcosa
di quell'individuo?
Scosse la testa. Solo... quello che ti ho detto.
Non lo hai visto in faccia? E nemmeno come era
vestito?
No. Tutto  accaduto... troppo in fretta.
Ha parlato?
No Non... non so. No, non ha detto niente. La
fronte corrugata, diede un'occhiata alla stanza. Sei
stato tu a... portarmi qui?
No.  stato lui. Voleva Tally. Ti ha trascinato qui
e ha ucciso Tally.
Fu scossa da un brivido, ma sotto la stretta della mia
mano si irrigid. Ma perch, Deep... perch?
Non lo so ancora. Ma finir per scoprirlo.
Che cosa dobbiamo fare? La voce le tremava in gola.
Chiamare la polizia, bimba. Non c' altro da fare.
Ma Tally...
Era importante per qualcuno. Ora  morta. Senti,
stai bene? Posso rivolgerti qualche domanda?
Sto... benissimo.
Cerca di non sbagliarti. Non abbiamo molto tempo.
Raccontami che cosa  successo dopo che sei tornata
qui.
Si pass la lingua sulle labbra e si scost i capelli
dalla fronte. Anche se era sull'orlo di una crisi di isterismo,
riusciva ancora a controllarsi. Si rilass un poco,
poi congiunse le mani in grembo e fiss gli occhi per terra,
riflettendo.
C'era qui il medico. Ha detto che andava bene e le
ha prescritto qualcosa. Un... sedativo, se non mi sbaglio.
La signora Gleanson... quella che sta qui accanto e l'assisteva...
 tornata a casa, dal momento che ero qui io. Le
ho dato da mangiare quando si  svegliata, e...
Non ha detto niente?
Niente... di speciale. Era ancora piuttosto gi. Le ho
dato un'altra delle pastiglie che il medico aveva lasciato
e le ho tenuto un poco di compagnia. Si interruppe e si
torse le mani. Deep...
S?
Era spaventata. Anche quando dormiva aveva paura.
Nel sonno cercava di gridare, anche se non ci riusciva.
Continua.
Ha fatto il tuo nome. Ha fatto anche quello di Bennett,
ma il primo  stato il tuo.
Ripeti quello che ha detto.
Non era una frase coerente.
Ripetila. Provveder io a riempire gli spazi vuoti.
Diceva... di essere in grado di sistemare tutto. Continuava
a ripetere che lo avrebbe detto a chiunque e che
quello se la sarebbe sbrigata o avrebbe saputo come sbrigarsela.
Poi ha cercato di gridare. Ha chiamato prima te
e poi Bennett.
Riflettei a lungo, poi scossi la testa. Non capisco
ancora.
Deep...  morta... per colpa tua?
Le presi le mani, mentre il mio viso si irrigidiva. Non
credo.
Non mentire, Deep.
Non mento mai con te, pupa.
E allora?
Non credo. Non direttamente, in ogni modo. Sono
convinto che sarebbe finita cos anche se io non fossi venuto.
Che cosa dobbiamo fare, Deep?
Te l'ho gi detto: chiamare la polizia.
E a te che cosa succeder?
Non ho paura dei poliziotti, bimba. Dovresti saperlo.
Chiamali allora.
Certo. Ora i suoi occhi erano di nuovo duri, in paziente
attesa di quello che sarebbe successo. La aiutai ad
alzarsi, la pilotai fino alla cucina in modo che non potesse
vedere che cosa c'era sul letto, poi chiamai.
L'agente di turno mi disse che una macchina sarebbe
arrivata subito e che non dovevo toccare niente. Risposi
rassicurandolo e interruppi la comunicazione. Tornai nella
stanza da letto e trovai sul cassetto l'assegno che avevo
fermato con uno spillo al cuscino di Tally. Lo stracciai,
lo buttai nel gabinetto e feci scorrere l'acqua. Si trattava
di una cosa che ella ormai non avrebbe pi potuto adoperare.
Mi tolsi la '38 dalla cintura, la feci scivolare in fondo
alla pattumiera piena, chiamai il montacarichi automatico,
vi sistemai sopra la pattumiera e lo spedii di nuovo dabbasso.
Poi tornai nel soggiorno con l'irlandese e attesi.
Anche il sergente Ken Hurd veniva dalla strada. Bastoni
e nocche gli avevano segnato il viso ormai da tanto
tempo. Gli occhi avevano una gelida luce azzurra assolutamente
priva di espressione, ma in un certo senso, dietro
di essi, si riusciva a intuire il terribile odio che lo rodeva.
Per lui le persone si dividevano in due categorie soltanto:
quelli che infrangevano la legge e quelli che la facevano
osservare. Gli altri non contavano. E egli odiava dal profondo
del suo cuore quelli che la infrangevano.
Godeva di una grande reputazione. Quando c'era lui, tutti
parlavano sottovoce e si muovevano adagio. Quando venivano
interrogati, rispondevano, o, in caso contrario, compariva
un sorriso niente affatto simpatico, che lasciava
intendere guai maledetti, o per allora o per pi tardi.
Lasciavano lavorare Hurd dove voleva, ed egli sceglieva
sempre la parte pi difficile della citt. Gli piaceva
la nostra zona perch poteva lavorare senza sentire
tante lamentele; chi si lamentava infatti avrebbe avuto
tempo di pentirsene la volta seguente. Era un poliziotto
maledettamente pericoloso, Ken Hurd.
E in quel momento mi stava guardando.
Mi fece parlare, prese appunti, mi squadr con aria
paziente, come se aspettasse qualcosa, poi si rivolse a
Helen. Helen aveva appena terminato quando comparve
Sullivan accompagnato da Augie e dal Gatto, e fu come
se i vermi avessero incominciato a formicolarmi dentro.
Sullivan disse: Eccoli, sergente.
Il Gatto diede un'occhiata al cadavere sul letto e trattenne
il fiato con un sibilo. Hurd chiese: La conoscevate?
e il Gatto rispose con un cenno affermativo.
Avanti, vuotate il sacco, fece Hurd, sottovoce.
Il Gatto si irrigid per un attimo, poi si strinse nelle
spalle. Tally Lee. Una brava ragazza. La conoscevo da
sempre. Che  successo?
Anche Augie forn qualche informazione, poi tutti restammo
immobili, in attesa.
Dall'altra parte del letto, il medico legale termin i suoi
esami, chiuse con uno scatto secco la borsa e copr il
cadavere con un lenzuolo.
Hurd chiese: Che ne pensate allora?
Non pi di un'ora fa. L'arma  stata la bottiglia di
soda, certo. Ce ne assicureremo meglio, ma, per ci che
mi riguarda, non ho dubbi su questo punto. Mi indic
con un cenno del capo. Se si  buscato un colpo anche
lui, e lo sapremo dalla prova di confronto dei capelli, vi
sar difficile imputarlo.
Siete sicuro che non c'entri? gli chiese Hurd.
Mi pass le dita sul cranio, nel gesto tipico dei medici,
mentre rispondeva. Non c'entra, certo. Anche se, naturalmente,
in un caso del genere, si pu sempre pensare
a ferite che l'assassino si  inflitto volontariamente.
Grazie, feci io.
Di niente, mi rispose, con un sorriso.
L'agente in borghese che era stato mandato a recuperare
la bottiglia torn, tenendola stretta in una pinza di
legno. Disse, scuotendo la testa: Niente impronte. Una
confusione maledetta. Pu darsi che ci sia qualcosa sotto
le macchie di sangue, ma  una faccenda, questa, che devono
sbrigare i ragazzi del laboratorio.
Va bene, gli rispose Hurd. Fatela recapitare.
Poi si rivolse a Sullivan. E quei due?
Erano al bar del Pellicano. Lew Bucks ha dichiarato
che stavano l da tre ore, e Grady, il cameriere, ha ripetuto
la stessa cosa.
Senza mutare espressione, Augie chiese: Possiamo
andare allora?
Gli occhi da serpente di Hurd squadrarono prima lui,
poi, successivamente, il Gatto, Helen e me. Potete andare.
Tutti quanti potete andare. Sapevamo che cosa voleva
dire, ma, per maggior sicurezza, egli aggiunse: Con me.
Per che cosa? domandai.
Ora il suo sorriso era dedicato unicamente a me. Per
divertirci un poco, Deep. Ho avuto notizia di una piccola
resa di conti che ha avuto luogo qui nella zona. Sembra
che nessuno sia rimasto ferito, ma c'erano macchie di sangue
nella stanza sul retro del bar di Bimmy, e c'erano dei
proiettili conficcati nel muro. Sembra che, poco prima, vi
abbiano visto entrare tutti e tre.
Oh?
Cos, sarebbe bello che veniste alla centrale per chiarire
questa piccola faccenda.
Il Gatto si fece pallido intorno alla bocca e socchiuse
gli occhi. Capii che cosa pensava e, quando mi guard,
scossi la testa per fargli capire di stare tranquillo. Augie
colse al volo questo nostro strano colloquio silenzioso e
non disse nulla.
Alle otto e mezzo mi ritrovai di nuovo, dopo tanto e
tanto tempo, al commissariato, e quando mi guardai attorno
riuscii solo a pensare che forse qualche mobile era stato
cambiato, ma che il puzzo era rimasto quello di sempre.
In un'atmosfera resa grigia dal fumo delle sigarette, c'era
tanto di mozziconi, di panni sudici, di sudore.
Lasciarono nella sala d'aspetto Helen, il Gatto e Augie
a meditare e ad aspettare. Il Gatto era fradicio di sudore
e aspirava nervosamente una sigaretta. Augie, impeccabile
come al solito, appariva tranquillo all'aspetto, ma doveva
sentirsi preoccupato. Era Helen a comportarsi in maniera
strana. Era stretta in un'elegante pelliccia, e, solo che
avessero avuto un briciolo di buon senso, i poliziotti avrebbero
dovuto metterla fuori in fretta e furia. Ogni agente
vecchio del mestiere sarebbe dovuto essere in grado di riconoscere
a prima vista un innocente, e fermare Helen assieme
a tipi di dubbia fama significava andare in cerca di
guai. Comunque, che se la sbrigasse Hurd. Era affar suo,
dopo tutto.
Ma Hurd non era il tipo da preoccuparsi. Lui e gli
altri tre, mi si piazzarono attorno, guardandomi, e capii
che cosa c'era in ballo.
Chiesi: Volete per caso arrestarmi?
A tempo debito, magari. Hurd si tolse la giacca, la
ripieg e l'appoggi alla spalliera di una sedia. Era grande
e grosso, massiccio di spalle e con due braccia muscolose.
La cattiveria gli brillava dagli occhi. Gli altri si limitavano
a guardare, nella speranza che arrischiassi qualcosa. Una
vecchia storia.
Vi state comportando da stupido, dissi.
Bene, pagliaccio, spiegatemi perch. Apr il colletto,
si slacci i polsini e mi sorrise.
Non sono in stato d'arresto. Non avete niente contro
di me. E poi, sono pulito.
Da qualche parte non siete tanto pulito. Da qualche
parte figurate sui registri. Ecco che cosa mi piacerebbe
sapere. Dove? Da dove venite, Deep?
Andate a morire ammazzato.
Mi afferr con una manaccia, mi sollev dalla sedia e mi
scaravent per terra; dopo essermi scosso le lacrime dagli
occhi, mi rialzai, rimisi a posto la sedia e tornai a mettermi
a sedere.
Che ve ne pare, Deep?
Questa volta fui io a sorridere. Tornavo ad avvertire il
formicolio, e, come succedeva a lui, bastava che sorridessi
perch lo si capisse. Dissi: Provatevi a ripeterlo, Hurd,
e tutti voi dovrete piombarmi addosso, ma sar una faccenda
difficile, tenetelo presente. Se non saldo i conti qui,
sar qualche altra volta e in qualche altro posto. Gi le
mani.
 una minaccia, Deep?
Lo avete detto, amico.
Spiegatemi una cosa allora. Il sangue nella stanza sul
retro di Bimmy, per esempio.
Deve essere lui a spiegarvelo. Il locale  suo.
Bimmy ha paura. E, per temperamento,  poco comunicativo.
Ci sono altri con la lingua pi facile.
Hurd sistem la lampada in modo che la luce mi battesse
meglio in faccia. Troveremo qualcuno che ha visto
chi c'era nella stanza sul retro.
Come volete. E poi fatevi firmare una denuncia.
A quanto sembra, conoscete come funzionano queste
faccende.
Non  la prima volta che capito qui.
Gi. Abbiamo un archivio, noi. Lo volete vedere?
Al diavolo gli archivi. Un fermo non significa una
condanna.
State esagerando, Deep.
Sapreste consigliarmi qualche sistema migliore?
A quanto mi risulta, avete una rivoltella.
Mi avete perquisito. L'avete trovata?
No, ma ho notato che la vostra cintura  un poco sformata,
come capita a chi porta la rivoltella in una fondina.
Come mai un vecchio delinquente come voi la tiene proprio
l?
Non risposi, e una voce roca disse alle mie spalle: A
quanto sembra, gira con una rivoltella della polizia, sergente.
L'ha presa a un agente in borghese che era stato sopraffatto.
Hurd cerc di fare il furbo. Oh, gi! L'avevo dimenticato.
I poliziotti non gli sono simpatici. Del resto, me
lo ha appena spiegato. Vero, Deep?
Mi strinsi nelle spalle. Che facesse pure come preferiva.
Ma, per fare un passo indietro... che cosa fate qui?
Siete alla caccia di quel tale che ha fatto fuori il vostro
amico?
Mi farebbe molto piacere di incontrarlo.
Magari sapete chi .
Non ancora.
E se lo trovaste?
Chiamerei la polizia.
Forse non avrete questa possibilit. Abbiamo raccolto
voci secondo le quali vi trovate in una posizione difficile.
Non siete molto ben visto, ecco.
Le ho sentite anch'io. Quasi quasi chiedo la protezione
della polizia.
Hurd si avvicin, sorridendo. Siete furbo, vero, Deep?
E chiacchierone.
Lo vidi arrivare e riuscii a attutire la violenza del colpo.
Mi rialzai con il destro gi pronto, centrai Hurd sul naso
e il sangue ci annaffi tutti e due. Prima che gli altri potessero
intervenire, mi colse due volte allo stomaco, ma
dovette incassare un uno-due sulla bocca, e per cinque secondi
fu mio, tutto mio.
Una randellata alla nuca mi sistem, e quando piombai
sul pavimento, a faccia in gi, le orecchie mi fischiavano.
Ero ancora a faccia in gi quando ripresi coscienza; Hurd
era seduto sulla sedia che era stata mia, e un medico gli
stava sistemando la faccia. Sulla porta, Wilson Batten
strepitava, agitando un foglio mentre un agente in divisa
cercava invano di farlo tacere.
Mi rialzai a fatica, sogghignai a Hurd, poi tornai a
farmi serio quando mi rivolsi a Batten. Ce ne avete messo
di tempo per arrivare, dissi.
Hurd bestemmi fra i denti. Mi ripulii la faccia e gli
andai accanto. Avevo telefonato a Batten prima di avvertire
voi. Avevo immaginato che qualcuno avrebbe cercato
di farmi la pelle.
Chiudete il becco e filate.
Gli altri tre mi accompagnano.
Intervenne Batten. Sono a posto, Deep. Possono andarsene
quando vogliono. In caso contrario, li far rimettere
in libert entro dieci minuti.
Il medico termin di lavorare intorno alla bocca di Hurd,
gli diede una ricetta che egli appallottol e scaravent per
terra, poi riprese la sua borsa. Con una risata ironica,
dissi: Vi avevo avvertito di non fare il duro, Hurd. Un
giorno o l'altro finirete per rimetterci le penne.
Fuori, mascalzone. Ci saranno altre occasioni.
Certo. Mi ripulii alla meno peggio il vestito, trovai
il cappello su una sedia vicino alla porta e rivolsi un cenno
a Batten. Fasci che lo precedessi fuori, e Hurd lo segu
da vicino.
Il Gatto sbarr gli occhi quando vide la faccia di Hurd.
Augie rimase impassibile come al solito. Ma, all'apparenza,
fu Helen a afferrare tutta la situazione con una sola occhiata.
D'intuito, cap che cosa era accaduto, e il suo viso
mut espressione. Subito fu tutta dalla mia parte. Helen,
l'irlandese, la grande, la bella, mi guardava orgogliosamente,
e il suo sorriso ironico diceva: Andiamo, accidenti.
Wilson Batten aspett che fossimo sul marciapiede davanti
al commissariato prima di dirmi seccamente: Siete
proprio pazzo, Deep.
Ma nemmeno per idea!
Non dovete mettervi contro un tipo come Hurd.
Non incominciate a scocciarmi anche voi adesso. Qualcuno
doveva pur farglielo capire.
Va bene, ma se voleva sistemarvi stasera poteva benissimo
riuscirci. Ha invece voluto fare il furbo e lasciarvi
andare per divertirsi di pi la prossima volta. Statemi a
sentire, Deep. Hurd non  un poliziotto di ronda. Odia i
tipi come voi, e adesso figurate sulla sua lista. Il che equivale
pi o meno a essere morto.
Sei stato fortunato, Deep, disse il Gatto.
Augie sorrise per la prima volta. Non lui... noi. Perch
poi sarebbe venuto il nostro turno.
Vedi che cosa ti ho risparmiato, Helen?
La sua mano mi sfior un braccio. Grazie. Poi i
suoi occhi parvero rannuvolarsi. Ti ha fatto del male?
A me no, pupa.
Accidenti, esclam il Gatto, quando si sapr in
giro che ha picchiato Hurd, non ci sar delinquente in
circolazione che non ci applaudir.
Helen torn a stringermi il braccio, nervosa, impaziente.
Parlava a mezza voce quando disse: Deep...
deve proprio essere... cos?
Non posso pensare a un altro modo. E tu?
Esit, poi scosse la testa. Credo proprio di no.
 un sistema facile per vedermi fatto fuori, se ricordi
bene.
Credo di aver dimenticato.
Batten scese dal marciapiede e rivolse un cenno verso
un capo della strada, nella speranza di fermare un taxi.
Allora faremo meglio a cominciare a dimenticare allontanandoci
da qui.
Automaticamente, misi una mano sulla tasca posteriore,
poi la passai sulla giacca. Dissi: Ho lasciato l il
mio portafogli.
Batten torn sul marciapiede. Vado io a recuperarlo.
Lo fermai con un gesto. Non voglio privarmi di questo
piacere. Non mi daranno il minimo fastidio l dentro.
Lasciate che mi diverta un poco.
Il sergente di servizio corrug la fronte quando gli
spiegai dove si trovava probabilmente il mio portafogli
e mand un agente in divisa a cercarlo. Lo seguii per un
tratto gi per il corridoio, poi, mentre proseguiva, bussai
alla porta di Hurd, l'aprii e entrai. Egli mise in bocca un
paio di aspirine, le butt gi con un bicchier d'acqua, si
appoggi allo schienale della poltrona, come se non mi
avesse mai visto e attese per vedere che cosa avevo da
dire. Mi avvicinai alla scrivania, presi la stilo dal suo
sostegno, scrissi un numero su un foglio del taccuino e
glielo passai. Amico, non voglio nessuno alle calcagna.
In questa citt bisogna avere punti di riferimento e
conoscenze, e io li ho; cos, facciamoci un grosso favore
reciproco e chiamate questo numero. E, nel caso siate
irritato per questo colpo sui denti, sono disposto a lasciarvi
togliere questo peso dallo stomaco quando volete.
Diede un'occhiata al foglio, si irrigid, e quando mi
guard i suoi occhi erano ancora pi azzurri di prima,
di un azzurro micidiale che l'odio rendeva quasi ipnotico.
State mirando proprio al colpo grosso, vero?
Non partire mai dal fondo. Non c' niente come una
posizione di comando.
Lo terr presente, brontol, impassibile.
Chiesi: Che cosa intendete fare all'irlandese?
Hurd mi fiss, corrugando la fronte.
Helen Tate, gli spiegai.
Si appoggi alla scrivania, i muscoli che gli si rigonfiavano
sotto la camicia. Non si era ancora rilassato, e
mi sembrava quasi di toccarlo il suo desiderio di trovarsi
con me da solo a solo. Vi piace, Deep?
 una ragazza a posto, per quello che mi risulta.
Non ha mai fatto niente.
Hurd torn a sorridere, lentamente, minaccioso. Chi
se la spassa con Lenny Sobel o Bennett pu aver fatto
qualsiasi cosa.
Sono stati ragazzini assieme.
Sono stati assieme qualcosa di pi. Erano due corpi
e un'anima sola. Bennett ha messo su due volte uno
spettacolo per lei.
Ha recuperato i suoi soldi. Gli spettacoli hanno ottenuto
successo, a quanto pare.
Come  stato ricompensato... in contanti? Ma ecco
una cosa da tenere presente. Magari per tutto questo
tempo siete stato innamorato di quella ragazza, e quando
siete tornato avete dovuto far fuori il vostro vecchio
amico per mettervi con lei. Interessante.
Annuii. Ma niente affatto originale. Con idee del
genere non riuscirete certo a arrestarmi.
Ma almeno  un punto di partenza. Il suo sorriso
si fece pi marcato, tanto da scoprire i denti. Tornate
e chiacchiereremo ancora. Anzi, pu darsi che qualche
volta sia io a invitarvi. Intendo fare di voi il mio uomo
di punta, Deep.
Come preferite.
Certo.
Non dimenticate di telefonare, raccomandai, indicando
il foglio.
Non me ne dimenticher, rispose.
Uscii, mi feci consegnare il portafogli dal poliziotto,
ringraziai e tornai da Wilse, che intanto aveva fermato
un taxi. Prima scaricammo lui, poi lasciammo il Gatto
e Augie al mio nuovo appartamento, poi diedi l'indirizzo
di Tally Tee.
Helen si irrigid un poco e gir la testa per fissarmi.
Perch l?
Per recuperare la mia rivoltella. L'ho lasciata sotto
un mucchio di spazzatura, le spiegai.
Percorremmo altri due isolati prima che aprisse di
nuovo bocca. La sua voce aveva un accento nuovo,
strano, difficile da interpretare.
Deep...
S?
Perch non la lasci l, semplicemente?
Lasciare che cosa?
Una ruga le si disegn sulla fronte. Perch non lasci
quella maledetta rivoltella nella spazzatura, cio nel
suo posto pi indicato?
Desideri proprio che mi sbrighi a morire, vero?
Si controll un momento, ma fu tutto. Gli occhi le si
inumidirono, si morse le labbra, poi gir la testa, di
scatto. Maledetto te! esclam.
Helen...
Mi interruppe subito. Dimentica quello che ti ho
chiesto. Ammazza qualcuno. Fa' tutto in grande stile,
come sempre. Ma ricorda una cosa: se ammazzi qualcuno
non avrai attenuanti. Uccidi un uomo e la polizia
uccider te. E, se non sar la polizia, sar la giuria.
Non le lasciai vedere il mio sorriso. Questa improvvisa
preoccupazione  commovente, dissi, adagio.
Helen sbuff, scosse la testa, irritata, poi si rigir
verso di me. Era tutta bella di nuovo, grande e bella,
con i capelli di un nero ebano e una bocca generosa,
affamata. Sorrise e disse: Sai benissimo, ormai, che non
 affatto improvvisa, Deep.  tornata di nuovo a farsi
sentire dopo molto tempo, semplicemente.
La misi alla prova allora, sentii il suo meraviglioso
tepore, e la strinsi tanto forte che gemette fra i baci,
mentre continuava a ripetere sottovoce il mio nome.
Evidentemente, l'autista era un romantico. Aspett
che ci rendessimo conto di dove eravamo, sorridendoci
nello specchio retrovisore. Gli pagai generosamente la
corsa, dicendogli di tenere il resto, e egli sorrise ancora
e brontol in spagnolo qualcosa che aveva tutta l'aria
di essere un saggio consiglio.
Eravamo sul marciapiede opposto alla casa di Tally,
e, con l'unica eccezione di un agente davanti alla porta,
nessuno avrebbe mai immaginato che l dentro fosse
successo qualcosa. New York non si preoccupa mai pi
di tanto dei suoi morti.
Mentre Helen entrava nell'emporio mezzo isolato pi
avanti, attraversai la strada, passai attraverso le cantine
dove Shriner Moe aveva gestito uno spaccio clandestino
durante il proibizionismo, scavalcai la siepe sul
retro e trovai la pattumiera ancora sul montacarichi. La
ripulii accuratamente, la rimisi al suo solito posto e
raggiunsi Helen.
L'emporio era un posto che andava benissimo per
telefonare a casa mia, e quando il Gatto rispose chiesi:
Sai dove potrebbe essersi ficcato Dixie?
Probabilmente al Merced Hotel. Vuoi che me ne
accerti?
Certo, e pedinalo. Lascia Augie a casa e telefona a
lui per mantenere i contatti. Capito?
Perfettamente.
Bene, passami Augie adesso.
Il microfono cambi mano e Augie fece: Dite pure,
Deep.
Augie, Batten vi ha dato tutti i registri di Bennett?
Che cosa volete dire?
Lo sapete benissimo. Batten vi ha consegnato tutto?
Rispose, senza la minima esitazione: Con Batten
non si pu mai essere sicuri, ma non credo che vi abbia
tirato lo sgambetto. Le registrazioni che vi ho trasmesso
erano pi o meno complete. Bennett era molto pignolo
dal punto di vista legale, aveva sempre paura di essere
imputato di evasione fiscale o simili, e credo di conseguenza
ci si possa fidare di quello che ha messo su
carta.
Non si tratta ancora di quello che intendo.
Allora fareste forse meglio a parlare fuori dai denti,
Deep.
E va bene. Sapete chi c'era nella stanza sul retro
di Bimmy. Non avevano la classe di Bennett, ma erano
pur sempre qualcuno. Hugh Peddle per esempio, e
anche gli altri. Bennett aveva molti addentellati.
Dopo una breve pausa, Augie continu: Deep,  una
di quelle faccende di cui nessuno parla, lo sapete?
Avanti.
Era furbo, Bennett, molto furbo. Forse teneva un
suo archivio privato sui pezzi grossi. Niente di sensazionale,
solo quanto bastava per metterli con le spalle al
muro e costringerli a cedere.
Potrebbe essere possibile. Forse era a una cosa del
genere che miravano.
Ci ho pensato spesso. Bennett non minacciava mai;
telefonava, e qualcuno si metteva subito in riga,
 stato il caso di Batten, per esempio?
Accidenti, Deep. Bennett non se l' mai presa con
i pesci piccoli. Li poteva sempre comperare, quelli. Secondo
me, era in possesso di qualcosa di esplosivo.
Qualcosa che si poteva nascondere dietro il frigorifero?
Riflett un momento, poi brontol: Certo.
Va bene. Passate al setaccio l'appartamento. Frugate
dappertutto e vedete che cosa vi riesce di trovare. I
poliziotti lo hanno gi ispezionato accuratamente, ed 
possibile che lo abbia fatto anche l'assassino, ma una
cosa  certa... nessuno ha trovato niente, perch, in caso
contrario, ci sarebbe gi il nuovo capo. Il Gatto e io
chiameremo di tanto in tanto, e farete di conseguenza
bene a restare vicino al telefono.
D'accordo. Avrete bisogno di una mano?
Per il momento, no.
Dovete vedervela con qualcuno?
In un certo senso. Ma non sar gran che.
Va bene. Credo inutile ricordarvi Lew James e Morrie
Reeves. Il Gatto non lo dice, ma non gli piace per
niente che giriate da solo.
Conosco la strada, ragazzo mio, gli ricordai.
Lo so. Ma fate attenzione.
Gli risposi di s, per accontentarlo, e interruppi la comunicazione.
Helen aveva continuato a guardarmi attraverso il cristallo
della cabina, e quando aprii la porta mi disse:
Non andrai da solo, Deep.
Era cos alta che non dovetti chinarmi molto, per baciarla.
Fu sufficiente questo breve contatto a scatenare
di nuovo in me il fuoco. Non ci avevo nemmeno pensato,
irlandese, dissi.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Non fu difficile trovare Hugh Peddle. Il fatto che
fosse sempre possibile trovarlo gli aveva fatto fare strada
dal punto di vista politico, e egli faceva sapere a tutti
di essere pronto in qualsiasi momento a vedere chiunque,
amico o nemico che fosse. Quel giorno era al Fagiano
Azzurro di Walter Lieo, e cenava, sia pure in
ritardo, con Benny di Brooklyn. Il loro tavolo era pi
o meno al centro della sala, circondato da tanti e tanti
altri, e rappresentava un posto quanto mai sicuro per
parlare di affari. Se c'erano anche degli scagnozzi mi
voltavano la schiena, perch non ne vidi.
Senza aspettare di essere invitato, avvicinai una sedia
libera per Helen e ne presi un'altra per me.
La loro reazione fu, all'apparenza, perfettamente normale
e disinvolta; nulla avvenne che potesse richiamare
l'attenzione di un occhio curioso da un altro tavolo. Un
cenno di saluto quasi amichevole, un dito sollevato per
richiamare il cameriere; Peddle ordin due vermouth
Cinzano poi disse: Accettate la mia offerta?
Benny sollev la testa, adagio, ma avevo gi visto
quell'espressione e capii come era escluso dalla transazione
che Hugh mi aveva proposto.
Replicai: Ammesso che l'accetti, la cifra dovrebbe
essere almeno doppia.
Non esit. E allora?
Ho una faccenda da sbrigare, prima.
Benny si pieg in avanti e mi sfior una mano. Deep,
la prima cosa che farete  quella di venire accoppato.
Non siete abbastanza importante per imporre qui la
vostra volont.
Avete poca memoria, amico. Non ricordate gi pi
che cosa  successo da Bimmy.
Il viso di Benny assunse un'espressione impassibile.
Potrei ripeterlo qui, in questo momento, e, se non
ci credete,  sufficiente che continuiate a parlare cos.
Si pass la lingua sulle labbra, senza bagnarle minimamente.
Siete pazzo, brontol, come se parlasse a
se stesso.
Il cameriere comparve, serv il Cinzano e se ne and.
Dissi: Peddle... da che cosa derivava l'ascendente che
Bennett aveva su di voi?
Il Cinzano che stava bevendo gli and di traverso. Che
cosa intendete dire?
Lo sapete benissimo.
Davvero?
Diciamo allora che Bennett sapeva quello che faceva.
Intuiva chi aveva possibilit di fare carriera e
chi no, e seguiva con attenzione quelli che mostravano
prospettive promettenti fino a quando non conosceva sul
loro conto qualcosa di grosso, e allora li teneva sotto
questa minaccia fino a quando potevano riuscirgli utili.
Peddle si strinse nelle spalle e non rispose. Benny Mattick si fece rosso come un tacchino, squadrando le spalle
sotto la giacca.
Che cosa sapeva sul vostro conto, consigliere?
Gli indovinelli non mi sono mai piaciuti.
Cerchiamo di essere seri. Conoscevo bene Bennett.
Leggevo in lui come se fosse stato un libro, e lui conosceva
altrettanto bene me. Venticinque anni fa abbiamo
predisposto un piano di operazioni, con l'intenzione di
seguirlo fino alle estreme conseguenze. Era un piano
lungimirante, perfettamente studiato, e da quel giorno
Bennett lo ha seguito fino al pi piccolo particolare. Gi
allora sapevamo quali erano i nostri obiettivi.
Hugh Peddle sorrise, cupo, e bevve un altro sorso.
Se la sapete cos lunga, giocate bene le vostre carte.
Poi il sorriso si trasform in un sogghigno. Ma non
avete briscole, perch, in caso contrario, le avreste gi
giocate.
Scossi la testa. Non ancora, Hugh. Il gioco  appena
cominciato. La posta non  gi abbastanza alta. Ci sono
ancora molte puntate scoperte.
Il suo sogghigno si fece ancora pi marcato. Era
convinto di avermi in mano. Vi siete impegnato in una
partita sbagliata, Deep. Non riesco proprio a immaginare
come possiate rappresentare una minaccia per me.
Davvero? C' qualcuno che la pensa diversamente.
Quanto basta per assoldare un paio di scagnozzi perch
mi facciano fuori.
S? Il viso di Hugh assunse un'espressione soddisfatta,
mentre il grasso gli segnava tutta una serie di
profonde pieghe intorno agli occhi. L'idea mi sembra
piuttosto buona. Siete del parere che sia venuta da me?
No. Da voi no. Non vi sareste preso un simile disturbo
quando avevate a portata di mano i vostri ragazzi.
Guardai Benny. Avrebbe potuto benissimo provvedere
il nostro amico Mattick qui presente.
Benny sussult e mi fulmin con un'occhiata niente
affatto simpatica.
Ma nemmeno lui deve essere stato, credo. Sa benissimo
che cosa succederebbe. Non sono cos cretino da
lasciarmi le spalle scoperte. Se facessero fuori me, Benny
sarebbe il primo a pagarla, e lo sa benissimo. Anzi, a
Benny conviene di badare che continui a restare in
vita.
Hugh mi fiss, socchiudendo gli occhi. Mise gi il
bicchiere e si appoggi al tavolo. Ditemi una cosa,
Deep... da dove siete venuto?
Da molto lontano, consigliere.
E qui che cosa siete?
Sembrava che tutto fosse silenzio nella sala, mentre
la realt era ben diversa. Benny guardava me, e anche
dietro di me. Helen era immobile e mi fissava, in attesa.
Sogghignai. Importantissimo.
Tanto importante che, se foste fatto fuori, la vostra
banda piomberebbe qui e incomincerebbe a sparare,
vero?
Involontariamente, Helen mi strinse un braccio, forte.
Proprio cos, amico, replicai. Ho un progettino mio
che mi piace moltissimo, ma i miei sono pronti a intervenire,
nel caso che mi trovi in difficolt. Mentre lo
guardavo, risi, sprezzante. Sapeva che non si trattava di
un bluff. Sapeva che quanto avevo detto sarebbe accaduto,
e prese tempo per riflettere prima di esporre il
proprio punto di vista.
Le guerre fra le bande non sono pi di moda, Deep.
No?
Irrigid le labbra in un sorriso sprezzante. Lasciate
che vi dica una cosa, Deep... ricordate che cosa  successo
a Dutch Shultz? Lo sapete, certo. I suoi lo hanno
fatto fuori perch metteva in pericolo le loro attivit. -
In caso contrario, i poliziotti li avrebbero tolti di circolazione,
tutti quanti. La situazione  ancora eguale,
capite? Forse, nel posto da dove venite,  diverso, ma
qui, se solo mettete il bastone fra le ruote a qualcuno,
vi troverete subito preso fra due fuochi. Non siete ancora
tanto importante, amico mio. Non potete affrontare
i poliziotti e... fece una pausa per cercare la parola
adatta, poi: ...e gli altri senza perdere. Credetemi, Deep,
se foste tanto importante lo saprei. Tutti lo saprebbero.
Nessuno di quelli che si tengono nascosti  importante.
Impossibile.
Lo lasciai finire, poi replicai: Nessun altro, diciamo.
Io per rappresento l'eccezione.
Fu il mio tono a turbarlo. Non riusc pi a darsi un
contegno e, per salvare la faccia, allung una mano verso
il bicchiere. Benny aveva le corde del collo tese al
massimo, e l'odio che gli ribolliva dentro era tale che sembrava
quasi di avvertirlo nell'aria.
E vi sbagliate, Hugh. Se io vengo fatto fuori, voi
cadete. Di schianto. Finite lungo e disteso, e sapete benissimo
che cosa intendo.
Vuot il bicchiere e fece cenno perch gli venisse riempito
di nuovo. Come il suo ordine venne obbedito, bevve
un sorso, poi torn ad appoggiare il bicchiere sul tavolo.
Non  possibile che siate peggiore di Bennett.
Quale sistema di pressione aveva su di voi, consigliere?
Oh, nessuno. Niente di niente.
Risi, in sordina. Oh, io invece lo trover, amico.
Vedete, Bennett non  morto per niente. Rappresentava
una minaccia, e era odiato da un mucchio di gente, tutti
tipi niente affatto raccomandabili. Non potevano muoversi
perch era troppo importante, ma un giorno, quando
la minaccia che egli rappresentava  diventata pesantissima,
qualcuno ha corso il rischio e lo ha fatto fuori.
Ma quello che Bennett sapeva del suo assassino non 
ancora saltato fuori,  sempre nascosto da qualche parte,
e ci significa una serie di guai a non finire.
Davvero? fece Peddle, disinvolto.
Annuii, convinto, con un sogghigno.  precisamente
questo il mio parere.
Ma, se voi sapeste di che si tratta, ne sareste ormai
gi in possesso e sareste disposto a trattare.
Forse, ma so una cosa, consigliere. Che riuscir a
conoscere tutto.
Oh?
Precisamente. E sapete perch? Perch nessuno ha
mai conosciuto Bennett come lo conoscevo io. Mi ha lasciato
un indirizzo da qualche parte... in qualche posto
dove era sicuro che sarei passato, per permettermi di
prendere la sua successione, esattamente come era stato
stabilito fra di noi venticinque anni fa. Fra poco ricorder
dove si trova questa informazione di importanza
essenziale, e, quando ne sar in possesso, sar opportuno
per voi badare ben bene ai fatti vostri. Per il momento,
farete meglio a restarvene quieti. Sar una cosa che vi
dar maledettamente sui nervi, ma il primo che si muove
sar pizzicato come si deve. Sapete gi che cosa  successo
da Bimmy, e, di conseguenza, se credete che ci
pensi due volte a piazzare un proiettile in corpo a qualcuno,
siete scemo amico mio, assolutamente scemo.
La voce di Hugh si fece roca. Che cosa volete da
me?
Mi alzai e scostai la sedia di Helen. L'assassino di
Bennett. Forse voi potete aiutarmi a trovarlo. Siete un
pezzo grosso della politica, e avete uno zampino dappertutto.
Grazie per il vermouth.
Mentre ci allontanavamo, sentii i loro occhi che ci seguivano.
Mentre ci avvicinavamo alla porta, individuai
i due pistoleri di Hugh. Mi guardavano, e li salutai con
un cenno cortese; dato che eravamo nello stesso gioco e
che non era n il momento n il luogo dei loro servizi
particolari, risposero al mio saluto, quasi a farmi capire
che, da vecchi professionisti, afferravano benissimo la
situazione e non esisteva da parte loro ombra di risentimento.
Prima di uscire, chiamai Augie. Il Gatto aveva telefonato
pochi minuti prima per avvertire che Dixie era
nella sua stanza al Merced e che lui non si sarebbe mosso
fino al mio arrivo. Per ci che lo riguardava, Augie non
aveva trovato niente, ma insisteva. Gli ordinai di aspettarmi.
Era difficile immaginare che cosa stava pensando Helen.
Se disapprovava il mio comportamento, non lo faceva
capire affatto; e non lasciava affatto trapelare la preoccupazione
che, ne ero sicuro, provava. Era come se fosse
assorta in un problema remoto e lo stesse esaminando a
fondo. Mi prese un braccio, si strinse contro di me e,
quando la guardai, sorrise. Le serrai la mano contro un
fianco, fermai un taxi e ordinai al conducente di portarci
al Merced.
Dixie, livido da far paura, era disteso sul divano.
Aveva ancora la bocca come un pallone, e in lui solo gli
occhi sembravano ancora vivi. In calzoni e camicia aperta,
con quello sguardo un poco allucinato, ricordava un
cocainomane che ha appena tirato la sua presa. Muoveva
di continuo le dita come se accarezzasse l'impugnatura
di un coltello e divideva la sua attenzione fra il Gatto
e me, quasi Si chiedesse chi avrebbe dovuto togliere di
mezzo per primo.
Gli domandai: Volete parlare, Dixie?
Andate fuori dai piedi!
Volete che vi imbavagli e che vi lasci legato per tre
giorni? Finirete per cantare, domani.
Il sudore prese a gocciolargli dalle labbra, mentre la
bocca gli tremava a una semplice prospettiva del genere.
Quante ve ne fate adesso al giorno, amico mio?
Una ogni tre ore? Gli sollevai il braccio e lo osservai
attentamente. Appariva tutto punzecchiato fino al punto
di sembrare scarnificato. Probabilmente si praticava ormai
le iniezioni soltanto nelle gambe. Credete proprio
di poter fare a meno di punture per ventiquattro ore consecutive?
Gir la testa sul cuscino e mi guard fissamente. Non
so niente. La voce gli usciva appena percettibile dalle
labbra gonfie.
Lo vedremo.
Si strinse nelle spalle ossute. Avanti, lungagnone.
Tirate a indovinare.
Bennett, feci.
 a lui che alludete? Se pensate che sia stato io a
farlo fuori, siete pazzo. I poliziotti mi hanno gi lavorato
ben bene. Volevano farmi confessare.  stato Batten a
cavarmi dai guai.
Forse con la polizia, ma con me, non ancora.
Qualcosa nella mia voce lo colp. Si drizz di scatto,
mise i piedi per terra e mi guard fisso. Statemi a sentire,
Deep. Io...
Chiudete il becco, Dixie. Limitatevi a rispondermi.
Si asciug la bocca con il rovescio della mano e annu.
La sera in cui Bennett  stato ucciso eravate andato
allo spaccio di liquori a ritirare una cassa di whisky,
vero?
S, di scotch.
Perch? Bennett non era un forte bevitore.
Voleva dare una festa, ecco perch.
Quando?
Come faccio a saperlo? Non me lo ha detto. Era allegrissimo
per chiss che cosa, ecco tutto quello che so.
E va bene. Siete andato a ritirare quello scotch. Continuate.
Dixie guard nervosamente il Gatto e me, poi scosse
la testa. Torn a stringersi nelle spalle e si asciug di
nuovo la bocca. Cosa posso dire d'altro? Mi ha telefonato
allo spaccio perch ritirassi anche una cassa di rye.
Il che avete fatto, gli ricordai, giusto in tempo
per ritrovare il suo cadavere.
Toss, poi gracchi: Non sono stato io a farlo fuori!
Sono rimasto sempre l. Il proprietario dello spaccio...
So che cosa ha detto. Ha confermato in tutto e per
tutto la tua deposizione. Un ottimo alibi. Si tratta di un
onesto cittadino, con la fedina penale pulita. Vota regolarmente,
fa parte delle giurie popolari,  membro della
Associazione per la Difesa dell'infanzia. Cos, voi siete
a posto.
Che cosa volete da me allora, accidenti! Io non...
Amico, lo interruppi, se foste stato voi a far fuori
Bennett, me ne sarei accorto, e se ne sarebbero accorti
tutti gli altri
Ora nei suoi occhi c'era un'espressione terrorizzata.
Non capiva a che cosa stavo mirando, ma sapeva che qualcosa
stava per succedere, e aveva paura.
Chiesi: Quanto tempo vi siete trattenuto nello spaccio,
Dixie?
Cap senza nemmeno aver bisogno di riflettere. Diavolo,
due ore, come minimo. Il proprietario ve lo potr
confermare. Abbiamo guardato la televisione e chiacchierato.
Sono pulito, io, Deep, e non potete...
Ci avete messo un bel mucchio di tempo per ritirare
due casse di whisky, amico. Dieci minuti per andare,
dieci per tornare, due ore l dentro... il che significa che
siete rimasto assente da casa pi o meno due ore e mezzo.
Un po' troppo per sbrigare una commissione. Erano
scherzetti, questi, che Bennett non apprezzava eccessivamente.
Quando voleva qualcosa, la voleva subito.
Dixie non trov neppure la forza di passarsi la lingua
sulle labbra aride. A che cosa state mirando?
Calma, ragazzo mio. Non  da escludere che voi
foste al corrente di tutto. Forse vi hanno avvertito di
stare alla larga da Bennett per un certo tempo... o magari,
se dovevate uscire, di avvertire qualcuno... e poi,
pam, Bennett incassa il fatto suo e voi siete pulito. O
quasi.
La mia ultima precisazione non gli fece evidentemente
piacere.
Se i poliziotti fanno il mio stesso ragionamento e
arrivano a dimostrarlo, voi siete spacciato. Credete per
caso di essere in grado di cavarvela?
Deep, accidenti... statemi a sentire, sapete benissimo
che non avrei mai... eravamo amici, Bennett e io. Amici,
capite! Si era spostato fin sull'orlo del divano e tremava
come un uccello spaventato.
Perch siete rimasto assente per tanto tempo, Dixie?
Non cerc nemmeno di mentire. Sapeva bene che non
sarebbe riuscito a cavarsela, e allora si strinse nervosamente
nelle spalle e mi guard.
Avevo bisogno di un'iniezione, ecco perch. Conoscevate
Bennett. Sapete come non voleva vicino nessuno
con droga addosso o in corpo. E non potevo nascondere
niente a casa sua. Mi ci sono provato una volta, e quella
sua dannata di cameriera muta ha subito trovato tutto.
Bennett allora mi ha strapazzato ben bene e mi ha messo
sotto chiave. Sentivo il bisogno di un'iniezione, e cos,
quando mi ha detto di andare a ritirare il whisky, sono
uscito subito. Non avevo roba addosso, e cos ho telefonato
dallo spaccio. Il galoppino che mi ha servito ci ha
messo un mucchio di tempo a venire.  mancato poco
che morissi. Ecco perch mi sono seduto a guardare la
TV. Il padrone dello spaccio ha pensato che fossi raffreddato,
e per questo mi ha servito una limonata calda
con aspirina, e mi ha lasciato andare solo quando ho
incominciato a riprendermi. Accidenti, ero tutto in un
bagno di sudore, e quando il galoppino  arrivato con la
merce quasi non riuscivo pi a controllarmi. Sono andato
al gabinetto, mi sono fatto l'iniezione, poi ho restituito
quello che rimaneva al galoppino, che Se n' andato. Mi
sono subito sentito meglio, e il padrone ha subito pensato
che fosse l'effetto della limonata e dell'aspirina. Ha chiuso
il negozio e mi ha perfino riaccompagnato a casa.
La faccia di Dixie si contorse in una smorfia, perch
non riusciva a capire che cosa pensassi della sua storia.
 tutto?
Certo. I poliziotti sono venuti e mi hanno torchiato
ben bene, ma io avevo gi avvertito Batten e ce la siamo
cavata.
Con i vostri precedenti,  un miracolo che non vi
abbiano trattenuto.
Sono stato fortunato. Wilse  arrivato subito. Forse
qualcuno ha lavorato dietro le quinte. Tutto si  risolto
pi in fretta di quanto immaginavo. Sono stato maledettamente
fortunato.
Vediamo se la vostra fortuna dura ancora.
Ma che cosa volete, Deep? Torno a ripetervi che
non ho nulla a che vedere con questa storia.
C' una cosa che mi lascia perplesso.
Avanti, che cosa?
Quando sono andato al circolo, c'eravate voi e Benny.
Lui mirava a diventare il numero uno. E voi?
La tensione era troppa per lui. Respir profondamente,
rabbrivid e si lasci ricadere sul divano. Mi ero schierato
dalla sua parte... gli davo il mio appoggio.
Ne aveva bisogno?
Benny non corre rischi.
Cos, vi eravate messo con quel piccolo mascalzone.
Come prima vi eravate messo con Bennett.
Perch no?
Come mai a Benny di Brooklyn  venuta la voglia
di diventare il numero uno?
Non me lo ha mai detto, e io non gliel'ho mai
chiesto. Per me si tratta di quattrini e niente altro.
Girai la testa. Gatto?
Il Gatto scosse il capo.  la stessa versione che mi
 stata raccontata, Deep.
A te Benny non ha mai detto niente?
Il Gatto abbozz un sorriso niente affatto divertito.
E chi doveva dirmi qualcosa? Ero entrato solo per ripararmi
dalla pioggia. Se non avessi portato il vecchio
marchio, la nuova banda non mi avrebbe nemmeno permesso
di mettere piede nella cantina.
Mi alzai e sorrisi a Dixie. Mi stava guardando attentamente,
quasi a cercare di scoprire che cosa mi frullava
per la testa. Dissi: Una cosa ancora. Ho sparato a
un paio di ragazzi nel locale di Bimmy. Sono andati da
un medico. Quale?
Questa volta Dixie non esit a rispondere. Halpem.
John Halpem. Ha un emporio in Amsterdam Avenue. 
stato radiato dall'ordine cinque anni fa.
Il Gatto disse: Lo conosco.  lui che cura tutti i
ragazzi nei casi delicati.
Va bene. Voi, Dixie, fate attenzione. Tenete chiusa
la bocca, e, se vi vengono delle belle idee, voglio essere
il primo a conoscerle.
Non ho nessuna voglia di pensare.
Farete meglio a cominciare subito invece. Voglio
sapere chi ha ucciso Bennett.
Torn a far roteare gli occhi, si asciug la bocca e ci
guard con aria atona mentre uscivamo.
Dabbasso, Helen fu la prima a parlare, evidentemente
incuriosita. Rivolgi domande ben strane, Deep.
 una strana faccenda, Helen.
Il Gatto chiese: Che si fa adesso?  quasi mezzanotte.
Non abbiamo pi niente da fare. Riaccompagniamo
a casa Helen e andiamo a letto. Torni in centro, irlandese?
Prender un taxi.
Che fai domani?
Domani mattina dovr interessarmi perch qualcuno...
provveda a Tally. Le sue dita si irrigidirono
sul mio braccio. Di scatto, appoggi il viso sulla mia spalla.
Quei sudici bastardi! mormor.
Non prendertela, Helen. Scoprir chi  stato.
Si scosse i capelli dal viso e mi guard. Aveva gli
occhi umidi, teneva il labbro inferiore stretto fra i denti.
Tu no, Deep. Non trovare nessuno.
Poi la sua bocca fu di nuovo qualcosa di caldo che
mormorava parole inintelligibili contro le mie labbra,
le sue mani presero a carezzarmi la faccia, freneticamente.
La strinsi per un istante, poi la scostai, adagio.
Va' a casa, dissi. C' sempre domani.
Sorrise e ripet, annuendo: Domani. Prese dalla
borsetta una lettera ripiegata, vi scrisse sopra un numero,
strapp un lembo e me lo porse. Telefonami,
disse, con voce rauca.
Fermai un taxi, la feci salire e la salutai con un cenno.
Sul marciapiede, il Gatto ridacchi. Te la sei presa
buona, Deep. Va pazza per te.
L'idea non mi spiaceva affatto.
Ogni minuto che passa, tutto torna ad assomigliare
sempre pi ai vecchi giorni.
Per una frazione di secondo ricordai qualcuno dei
vecchi giorni e scossi la testa. Spero di no. E adesso
andiamo all'angolo a cercare un altro taxi.
Qualche volta si ha l'impressione che le cose non vadano
precisamente nel giusto verso. Si avvertono piccoli
brividi gi per la schiena, e questo capita quando si
 un vero professionista del gioco e si sanno leggere tutti
i segni e avvertire anche le pi piccole dissonanze. 
qualcosa che si  imparato fuggendo per i vicoli o sui
tetti... qualcosa che vi avverte che siete fuori strada e
che avete poco tempo per mettervi riparo.
Anche il Gatto lo avvertiva. Se ne rese conto quando
scese dal taxi, e lo vidi drizzarsi sulla punta dei piedi
e osservare la strada a destra e a sinistra, sforzandosi
di non farsi notare. Pagai l'autista, gli diedi la mancia,
e quando mi misi in tasca il resto lo feci cos bene che
la mia mano, quando ricomparve, impugnava la '38.
Non avevamo bisogno di metterci d'accordo. Avevamo
una lunga pratica di quella manovra, il Gatto e io, e i
gesti risultavano spontanei. Egli rest indietro, un poco
sulla sinistra, pronto a tutto nel caso che succedesse
qualcosa; ci tenevamo scostati quanto bastava per evitare
il rischio di venir fatti fuori da una sola persona
contemporaneamente. Sapeva che stringevo in pugno la
rivoltella, e non fece obiezioni quando presi la testa.
Aprii la porta, procedetti normalmente e, al primo gradino,
seppi che cosa stava per succedere. Gridai: Attenzione,
Gatto! e mi tuffai per terra mentre una vampata
rossa partiva da una porta laterale e un proiettile
veniva a conficcarsi con un tonfo attutito sopra la mia
testa.
La mia '38 abbai due volte prima che l'altra arma,
munita di silenziatore, facesse di nuovo sentire la sua
voce. Questa volta il proiettile si conficc nel pavimento
e con un singhiozzo soffocato un corpo si afflosci per
terra.
Ci vollero alcuni secondi prima che l'eco delle detonazioni
svanisse. Mentre le onde sonore si placavano,
udii, dentro, uno scalpiccio di piedi in corsa, il rumore
di una finestra che veniva fracassata, e allora gridai:
Il retro, Gatto... c' qualcuno che se la batte per il
retro!
Correvo un rischio, ma pensavo che non potevano essere
pi di due. Scavalcai il corpo che giaceva per terra,
mi chinai e mi precipitai dentro, cercando di ricordare
la disposizione dei mobili. Arrivai sul retro, e vidi l'occhio
grigio di una finestra stagliarsi pallido contro il buio della
notte retrostante.
Il Gatto avrebbe potuto bloccare l'uscita del vicolo solo
facendo il giro della casa, e, se si fosse messo a correre,
i suoi polmoni non avrebbero probabilmente tenuto. Scavalcai
il davanzale, con un salto di tre metri circa raggiunsi
il marciapiede e indugiai un istante per rendermi
conto di dove mi trovavo precisamente. Non molto distante,
qualcuno urt con un piede una latta, facendola
tintinnare sull'asfalto.
Allora non attesi pi. Scavalcai la palizzata, finii in
un cortile ingombro di casse e di rifiuti, lo attraversai,
facendomi strada a fatica e raggiunsi una seconda palizzata
alta due metri e mezzo circa. Se i cortili non erano
stati cambiati, c'era un vicolo fra Glover e Costantino,
che per adesso si chiamavano Tintoria Mort e Drogheria
Alvarez. Era quello sbocco sulla strada che l'altro
mirava a raggiungere, e, se ci arrivava, poteva dire di
avere partita vinta.
Maledizione.
Non conoscevo pi i particolari della strada. I cumuli
di rifiuti cambiano in venticinque anni. Erano state inchiodate
assi che noi avevamo deliberatamente allentato,
i cortili si erano trasformati in qualcosa di simile a un
labirinto. Ma, se l'altro si trovava nelle mie stesse condizioni,
eravamo su un piede di parit. Scavalcai altre tre
palizzate, mi sdrucii due volte il vestito e la terza volta
un chiodo mi graffi il polpaccio.
Poi ecco l'ultima palizzata, e vidi lo sconosciuto davanti
a me. Non correva pi. Era accosciato, e si spostava lateralmente,
come un granchio, ma in fretta. Teneva la
mano tesa in avanti, e la rivoltella sembrava uno smisurato
dito puntato.
Mi sollevai lentamente, badando a metterlo fra me
e il riflesso giallastro del fanale in fondo al vicolo, e in
quella luce incerta vidi che cosa lo aveva costretto a rallentare.
Sullivan stava risalendo il vicolo al piccolo trotto, la
rivoltella d'ordinanza stretta in pugno, una mano che
cercava sotto la giacca la torcia elettrica; di l a un
istante sarebbe stato morto.
Ebbi il tempo di gridare: Gi, Sully! e lo vidi
piombare per terra. Lo sconosciuto si gir di scatto e
spar un proiettile al silenziatore verso di me, poi,
quando mi rotolai sul cemento, un secondo. Non gli
riusc di continuare. Prono com'era, Sullivan fece fuoco
una volta sola, e l'altro rimase immobile, rigido per un
istante, poi si afflosci lentamente.
Quando gli arrivai accanto, era appoggiato a una scatola
di cartone vuota, la rivoltella con il silenziatore sempre
stretta in pugno, quasi facesse parte di lui, un piccolo
foro in mezzo alla fronte.
In fondo al vicolo si stagli l'ombra del Gatto. Si avvicin
adagio, respirando affannosamente, e quando vide
il morto si lasci cadere seduto per terra.
Dissi: Bel colpo, signor Sullivan.
Tutto intorno a noi, le luci si andavano accendendo alle
finestre. Le voci si incrociavano, e qualcuno strillava perch
venisse chiamata subito la polizia. Sullivan disse, a
mezza voce: Gi, proprio questo bisogna fare. Poi mi
guard. Grazie per avermi avvertito.
Non  nemmeno il caso di parlarne.
Immagino che abbiate una spiegazione convincente
per questa storia.
Convincentissima. Sono stato assalito. Ce n' un altro
in casa, nel corridoio. Come mai siete capitato nel vicolo?
Ho visto il vostro amico che strillava e indicava da
questa parte. Ho capito subito.
Bene, allora lasciamo qui il Gatto e torniamo dentro.
Guardai il Gatto e gli passai una mano sul viso. Non ti
senti male, vero?
Mi sento... da carogna, ma non morir certo per
questo. Va' pure.
Sullivan disse: Arriver subito una macchina di
pattuglia. Avvertiteli di venire in casa.
Certo, certo. E, Deep...
Che cosa?
Fa' attenzione.
Sullivan fece del suo meglio, ma molti anni di giri di
ronda gli avevano fatto perdere la velocit di una volta.
Stavamo svoltando l'angolo quando udimmo le sirene
ululare alle nostre spalle. Davanti a noi c'erano ombre
che correvano solo perch noi correvamo o perch avevano
visto una divisa. C'erano pasticci in aria, e non volevano
assolutamente trovarcisi coinvolti.
La porta era ancora aperta, spalancata sulle tenebre.
Sullivan mi scost, entr, la torcia elettrica in una mano
e la rivoltella nell'altra, trov l'interruttore e lo fece
scattare.
Istintivamente, mentre la luce si accendeva, mi appoggiai
al muro, per misura prudenziale.
Sullivan mi guard e io lo guardai. Il vano della porta
dove avevo abbattuto l'altro era vuoto. C'era una grande
macchia di sangue per terra, segni di dita sul muro e altri
vicino alla porta d'uscita. Non era difficile immaginare
che cosa doveva essere successo.
Il Numero Uno era stato ferito troppo leggermente.
Mentre io davo la caccia al suo compare, se l'era battuta.
Dissi: Entriamo, Sullivan, e varcai la soglia. Alle
nostre spalle, si precipitarono dentro un agente in divisa
e un altro in borghese.
Quando accesi la luce, ci irrigidimmo tutti, gli occhi
fissi al cadavere sul pavimento. Aveva incassato almeno
tre proiettili in testa pi qualcun altro nel petto, e uno
soltanto sarebbe stato pi che sufficiente a riuscirgli fatale.
Ma i professionisti non intendono correre rischi e, quando
fanno fuori qualcuno, lavorano coscienziosamente.
Sullivan disse:  Augie.
Dietro di lui, il sergente Hurd disse: Le faccende
stanno prendendo una brutta piega, vero? A un angolo
della bocca aveva un livido azzurrastro e sembrava quasi
che sogghignasse.
Piantatela, Hurd, brontolai.
Sempre duro?
Pi che mai.
Entr un agente, che sorreggeva per un braccio il
Gatto. Era pallidissimo, il Gatto, e le guance, profondamente
infossate, mettevano in rilievo sproporzionatamente
gli zigomi. Mi guard, sollev le labbra fino a scoprire i
denti per dominare il dolore che provava al petto e annu.
Capii che cosa voleva dire.
Il medico legale non tard ad arrivare. Non sembrava
eccessivamente seccato. I cadaveri ancora caldi non lo
preoccupavano, e, a differenza di molti suoi colleghi, non
aveva paura di esprimere subito la propria opinione. Esamin
in fretta Augie, stabil l'ora della morte con precisione
sufficiente a soddisfare Hurd, fissandola da un'ora
e mezzo a due ore prima e dichiar che avrebbe redatto
il rapporto ufficiale assieme all'autopsia entro la mattinata.
Dissi a Hurd di telefonare a Helen e a Hugh Peddle
e di interrogare il taxista che ci aveva portato fino a casa.
Hurd era un tipo che non amava lasciarsi crescere l'erba
sotto i piedi. Non aveva ancora finito di parlare con
Peddle, che era finalmente riuscito a rintracciare in un
bar, e gi nell'anticamera c'era un taxista, pronto a rendere
la sua deposizione.
Io non avevo gran che da aggiungere. Per ci che mi
riguardava, si trattava di scassinatori che erano entrati,
convinti che Bennett avesse lasciato qualcosa attorno e
che erano stati sorpresi da Augie.
Hurd prese nota di tutto con molta solennit, ci disse
di non lasciare la citt e ci lasci andare mentre i tecnici
iniziavano il loro lavoro. Il Gatto brontol che saremmo
stati reperibili a casa sua e si diresse verso la porta.
Feci per seguirlo quando Hurd disse: Deep...
S? Mi fermai e lo guardai.
Ho fatto quella telefonata.
Buon per voi. Ho molti appoggi, vero?
Attese qualche istante prima di rispondere, il viso teso
e contratto. Sotto la giacca, le spalle gli tremavano come
se fosse sul punto di ricominciare a picchiare.
Andateci piano, Deep, mormor.
Annuii, mi voltai e uscii prima che si precipitasse dentro
la folla dei giornalisti. Camminai adagio, per non
stancare il Gatto, ma evidentemente anche quella era
un'andatura troppo veloce per lui. Prima di arrivare a
casa sua, dovemmo fermarci tre volte, per permettergli di
riprendere fiato. Abitava in una specie di cantina sul
retro, un buco forse neppure adatto per un cane, diviso
dal resto mediante un assito. Una lampadina pendeva
dal soffitto, e tutto l'arredamento consisteva in due poltrone
traballanti e in un divano dai colori stinti.
Ecco la mia casa, disse, e si lasci cadere sul divano.
Cerc di fumare una sigaretta, toss fin quasi a perdere
conoscenza, si riprese e scaravent per terra il mozzicone.
Maledizione! brontol.
Gatto...
Ho capito, Deep. Il morto era Morrie Reeves.
Sai che cosa  successo, vero?
Annu, apr gli occhi e mi guard. Credevano di aver
fatto fuori te. Non immaginavano che Augie fosse l.
Poi ti hanno aspettato. Rise, con un gorgoglio roco,
profondo nella gola. Li hai colti di sorpresa quando sei
entrato. Accidenti, i professionisti, quando mancano il
colpo, non possono farcela una seconda volta la stessa
notte, vero? La tua fortuna li ha disgustati, e per questo
l'altro  scappato quando hai centrato il suo collega.
Non l'ho centrato abbastanza bene.
Il Gatto si gir, in modo da vedermi meglio. C' una
cosa che mi ha lasciato perplesso, Deep.
Che cosa?
Nessuno ti ha perquisito per cercarti la rivoltella. Ti
hanno lasciato andare. E poi c' quella storia di Hurd e
della telefonata.
E con ci?
Accidenti, ho visto gente che con una telefonata si
scuoteva di dosso i poliziotti. Che faceva fare piazza pulita
in un commissariato, magari. Ai vecchi tempi, quando
eravamo ragazzi, i pezzi grossi comandavano perfino in
municipio. Cos, so quando qualcuno  un pezzo grosso.
Il guaio  che i pezzi grossi, presto o tardi, ci rimettono
le penne, e non mi andrebbe di vederti capitare qualcosa
del genere. Era da tanto tempo che non avevo pi un
amico.
Non preoccuparti per questo.
Dove sei stato in tutti questi anni, Deep?
Scossi la testa, sorridendo. Te lo racconter un'altra
volta, amico.
E va bene, Deep. Si mise a sedere e batt una
mano sul divano, sollevando una nuvola di polvere.
Apriamolo e mettiamoci a dormire.
Io mi stendo per terra.
Non farmi il signorino adesso. Hai gi dormito su
questo divano.
Lo guardai, socchiudendo gli occhi nella luce incerta.
Il Gatto scoppi a ridere.  l'originale di quello che
c' a casa di Bennett. Era nella cantina ai bei vecchi tempi
del K. O... il primo mobile che noi abbiamo mai rubato.
Sei tu che lo sorreggevi dal didietro quando lo abbiamo
prelevato dal negozio di rigattiere del vecchio Moe
Schwartz.
Allora ricordai e risi anch'io. Aprilo allora, idiota
sentimentale che non sei altro, dissi. Proprio non
riuscite a dimenticare i vecchi tempi voi, vero?
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Mi svegliai prima che l'alba sfiorasse i tetti e rimasi
disteso nelle tenebre a riflettere. Sapevo perfettamente
dove mi trovavo e che cosa era successo, ma nel pozzo
del sonno un nuovo pensiero mi era balenato con una
intensit tale da svegliarmi.
E ora non riuscivo a ricordarlo.
Chiusi gli occhi e cercai di rievocare il sogno. Non c'erano
immagini nel sogno; era stato qualcosa di simile a
una di quelle improvvise folgorazioni che servono a chiarire
e a spiegare i fatti.
Dopo un poco rinunciai e mi rigirai su un fianco per
cercare di dormire ancora. Mi sembrava di avere appena
richiuso gli occhi quando il Gatto mi risvegli scuotendomi,
e fuori era gi giorno.
Brontolai: E va bene, e va bene. Mi alzo subito.
Il Gatto mi porse un giornale ripiegato e mi indic un
pezzo a due colonne, in un angolo. Roscoe ricomincia.
Dovresti dare una bella lezione a quel ragazzo.
Mi stropicciai gli occhi per cacciarne il sonno e lessi la
solita rubrica. Era un tipico pezzo di Roscoe, tutto aculei
e ben centrato. In sostanza, violenza e morte si erano
scatenate di nuovo nell'ex regno di Bennett, violenza e
morte che, dirette al nuovo capo, avevano invece colpito
purtroppo un pesce pi piccolo. Due uomini erano morti,
le indagini della polizia sembravano deliberatamente rallentate
e la citt era ormai matura per un nuovo assassinio.
La prossima vittima sarebbe stata probabilmente un vecchio
amico di Bennett che aveva ereditato il suo impero
criminoso e intendeva gestirlo a suo piacimento.
Ritagliai l'articolo, lo misi in tasca e mi vestii. Il Gatto
voleva che impartissi una bella lezione a Roscoe Tate,
ma io ero di parere diverso. Si limitava a ripetere quello
che faceva da venticinque anni, Tate. E poi, era sempre
in grado di passarmi qualche informazione utile, e, se
intendeva scatenare una campagna contro di me, non
avevo nulla in contrario. In un campo come il mio, la
pubblicit non guasta mai, anzi riesce utile se si deve
trattare con un'organizzazione rivale.
Fa' come vuoi, disse il Gatto. Non strapazzarlo
per niente. Aspetta di vederti una rivoltella puntata alla
fronte.
E da chi?
Da quei tali che tu conosci benissimo. Non si sono
ancora mossi. Aspettano di vedere come si mettono le cose.
Se solo ti considerano troppo forte, faranno di tutto per
toglierti di mezzo.
Qualcuno ci si  gi provato, se solo hai un briciolo
di memoria.
E con questo? Non terranno fede al contratto fino a
quando non sar stato osservato. Il che significa che Lew
James ti si metter alle calcagna solo o che si trover un
alleato.
Lew James rester tranquillo ancora per un poco. 
precisamente con lui che andremo a discutere.
Gli occhi del Gatto si illuminarono. Non dovrebbe
essere difficile trovarlo. Vediamo che cosa posso fare.
Pescher Charlie Bizz. Ha un orecchio in tutti i bar della
citt, lui, e dovrebbe sapere qualcosa. Da quanto mi
risulta, non dovrebbe essere difficile far cantare Lew
James. Sar sufficiente trattarlo un poco come ai vecchi
tempi, e quello vuoter subito il sacco. Che te ne pare?
La solita storia dei vecchi tempi. Lo ammonii: Vacci
piano, Gatto.
Non ti sembra che vada gi abbastanza piano?
Non sempre. Ti sei schierato dalla mia parte.
So benissimo da che parte va imburrato il pane,
sogghign.
E va bene, provatici, ma, se le cose si prospettano
difficili, lascia fare a Charlie Bizz o avvertimi. E adesso,
andiamo al commissariato per rendere testimonianza al
nostro amichetto Hurd.
Con un cenno di assenso, prese il mio cappello da un
chiodo del muro e me lo butt. Proprio vorrei capirti,
Deep.
Lascia perdere.
Accidenti, Hurd non ha mai dato corda a nessuno.
Non ti pu vedere, e adesso deve essere proprio al calor
bianco. Lo hai strapazzato ben bene, ed  una faccenda,
questa, che non gli va affatto.
Un vero peccato.
Ti aspetta al varco, Deep. Puoi avere tutte le protezioni
che vuoi, ma un giorno Hurd ti pescher accanto a
un cadavere con il dito ancora sul grilletto, e allora non
ci sar pi protezione che tenga.
Pu darsi.
Il Gatto mi sfior una spalla con la punta delle dita.
Ti ripeto quello che mi hai detto... vacci piano.
D'accordo. Ma spiegami come.
Per prima cosa, lascia qui la rivoltella, tanto per
cambiare. Non andare in cerca di guai.
Ridendo, mi sfilai l'arma, aspettai che l'avesse nascosta
ben bene, poi lo spinsi fuori.
Davanti al commissariato, Roscoe Tate stava chiacchierando
con un agente in borghese che avevo visto la sera
prima. Mi salut con un cenno, termin la sua conversazione,
poi ci venne accanto.
'Giorno, amico, dissi.
Senza preliminari, replic: Dovevate proprio mettere
subito Helen nei guai, vero?
Calma, calma, non c' assolutamente niente contro
di lei.
Non  mai simpatico avere a che fare con la polizia.
Ho dovuto chiamarla in causa. Rappresentava il mio
alibi.
 quello che ho sentito. Intendete fare di lei una
vostra complice?
Chiedeteglielo, replicai, sorridendo e strizzando
l'occhio, gli occhi fissi alle sue spalle.
Roscoe brontol qualcosa che non riuscii ad afferrare, si
volt e attese che Helen avesse pagato il taxista. Ella si
avvicin, sorridendo, e mi butt un bacio con la punta
delle dita.
Che cosa dovrebbe chiedermi? volle sapere.
Il cambiamento che si manifest in Roscoe quando la
vide fu qualcosa di buffo: la sua espressione si fece dapprima
patetica e poi sbalordita, quasi si sentisse preoccupato
per qualcuno che amava profondamente.
Helen...
Salve, Roscoe. Gli pass una mano su un braccio,
con gesto affettuoso, e diede una stretta amichevole. Che
c'?
Sai benissimo che c', le rispose. Non c'era cattiveria
nella sua voce, ma mi guard con un'espressione
pi che significativa. Voglio parlarti.
Bene, fece Helen, conciliante, ma non faremmo
meglio a entrare, prima? Abbiamo promesso al sergente
Hurd che saremmo stati qui per le dieci, e siamo appena
in tempo. Pi tardi, andremo a prendere un caff e chiacchiereremo.
Roscoe storse la bocca, annu e si diresse verso la porta.
Helen mi prese una mano, me la strinse forte e seguimmo
dentro Tate.
Hugh Peddle, Benny e l'autista, avevano gi reso e
firmato le loro deposizioni. Non ci volle molto perch noi
seguissimo la stessa trafila, sotto gli occhi di Hurd che,
l'aria indifferente, ricollegava mentalmente i fatti. Un
paio di volte si port la mano alla bocca, guardandomi
fissamente, quasi a ricordarmi che, un giorno o l'altro,
avremmo avuto un colloquio da solo a solo.
Quando il lavoro burocratico fu terminato, chiesi:
Sapete qualcosa di quel tale che Sullivan ha fatto
fuori?
Ho ricevuto informazioni stamattina. Un professionista
dell'assassinio dell'Illinois. La polizia di quello stato
gli attribuisce come minimo una dozzina di omicidi, e
corre voce che fosse uno degli uomini di punta della
mafia. Uno di quei tipi che si fanno pagare molto cari i
loro servizi. Avete proprio della bella gente che vi viene a
cercare, amico. Diversi proiettili della sua rivoltella sono
stati trovati conficcati nel corpo del vostro amico Augie.
I giornali non lo dicono.
 una notizia che ci  stata trasmessa da un'ora appena.
Morrie Reeves, mormorai.
Hurd mi guard, gelido.
Il Gatto si strinse le labbra fra i denti e con un cenno
mi fece capire che avremmo fatto molto meglio ad andarcene.
Helen non disse nulla, ma not l'improvviso nervosismo
del Gatto.
Vi state facendo sempre pi furbo, osserv Hurd.
Sapevate questo ieri sera?
Diciamo che ieri sera non ne ero assolutamente sicuro.
Forse sapete qualcosa d'altro. Con quello c'era un
compare, che ha sparato anche lui a Augie. Il tale che se
l' battuta.
Lew James, sogghignai. Erano scesi al Westhampton
e si erano fatti registrare sotto il nome di fratelli
Wagner. E, prima che Hurd potesse interrompermi,
continuai: Sto cercando di rendermi utile, sergente.
Un uomo nella mia posizione ha strane fonti di
informazione, e, se verr a sapere qualcosa, sar ben
lieto di comunicarvelo.
Si pieg in avanti e appoggi le mani, di piatto, sul
ripiano della scrivania. Vi state scavando la terra sotto
i piedi, Deep.  bello vedervi lavorare. Sorvegliavo Bennett
alla stessa maniera, tale e quale. Era intelligente, e
aveva amicizie dappertutto. E era furbo anche. Aveva
sempre i fianchi coperti. Nessuna noia con il fisco. No, 
rimasto pulito fino a quando un piccolo delinquente da
quattro soldi lo ha spacciato.
Ora ero io a sentirmi incuriosito. Un piccolo delinquente
da quattro soldi? ripetei.
Gi, il vostro amico Bennett si  fatto far fuori da
un ragazzino. Il pezzo grosso che comandava a bacchetta
le bande e gli uomini politici si  lasciato far fuori da un
ragazzino. Una cosa niente affatto degna di un pezzo
grosso, non vi pare?
Hurd continuava a fissarmi come se fosse affascinato,
quasi fossi stato un esemplare umano di tipo assolutamente
insolito.
 stata una rivoltella di piccolo calibro a spacciare il
vostro amico, una comunissima rivoltella di piccolo calibro.
Dovreste ricordare il tipo, perch ve ne siete servito
pi di una volta anche voi, vero? Si interruppe, meditabondo,
poi continu, sarcastico: Stavo per dimenticarmene...
non vi siete mai servito di quelle armi da bambini.
Vi servivate di una rivoltella che avevate portato via a un
poliziotto, vero? L'avete ancora, Deep?
Mi strinsi nelle spalle, aprii la giacca con l'aria pi
innocente di questo mondo e sentii il Gatto brontolare:
Accidenti...
Un giocattolo, Deep. Un proiettile da '22 sparato da
un giocattolo. Nemmeno il nostro esperto di balistica 
riuscito a capire come fosse stato messo assieme. Un
pezzo di antenna radio per macchina, una punta limata
per fare da percussore, una fascia di gomma come rinforzo...
maledettamente efficace.
La scienza  meravigliosa, dissi. Non sono informazioni
segrete quelle che mi date, vero?
Potrete leggere tutto questo nelle edizioni del pomeriggio.
Grazie.
Non c' di che.
Il Gatto disse: Andiamo Deep, e mi prese per un
braccio.
Mi calcai in testa il cappello e aprii la porta per lasciar
passare Helen, ma il Gatto la precedette. Fuori, mi prese
da parte e mi comunic a bassa voce che sarebbe andato
da Charlie Bizz e che poi avrebbe incominciato a cercare
Lew James. Gli passai una banconota da cento e gli
dissi di mantenere i contatti attraverso Wilson Batten;
pi tardi ci saremmo rivisti a casa. Comunque gli raccomandai
di non correre rischi. Helen recuper Roscoe
davanti all'ingresso, e andammo tutti assieme da Hymie.
Roscoe non era evidentemente troppo soddisfatto, ma
non aveva scelta. Inoltre, aveva certo il fiuto del giornalista,
e tutto quello che avesse potuto sapere da me gli
sarebbe riuscito utile per il mio necrologio.
Davanti a una chicchera di caff, Roscoe parl senza
mezzi termini. Helen, ti rendi conto del pasticcio in cui
ti stai mettendo?
Credo di s. Ma la cosa non mi preoccupa affatto.
Preoccupa me, invece.
Si pieg sulla tavola e gli carezz una mano. Non
sono pi una ragazzina.
Ma ti lasci soffiare la polvere negli occhi da questo
mascalzone, Helen. Hai sempre avuto un debole per la
cronaca nera e per i duri.
Andateci piano, Roscoe, lo ammonii.
Mi guard fissamente. E perch? Sono tutte cose che
sapete benissimo. Non siete uno sconosciuto in questo
rione, lo conoscete benissimo. Cercate di riflettere un
momento. A scuola, lei era l'amica della pi sfortunata
delle ragazze... Betty Ann Lee.
Eravamo intime, gli ramment Helen cortesemente.
Intime? Con la figlia di un vagabondo che aveva riportato
pi condanne di tutte le altre messe assieme? Non
aveva ancora quindici anni e gi batteva il marciapiede.
Amica tua?
Non poteva fare altro, Roscoe. Sai benissimo dove
finivano i soldi che guadagnava. La sua famiglia non era
precisamente gran che. Vivevano tutti di quello che lei
portava a casa.
Nemmeno la nostra era gran che, replic, ma noi
ci siamo cavati fuori. Una volta messo alla porta il vecchio,
ce la siamo passata bene. Tu non hai avuto bisogno
di battere il marciapiede.
Non aveva nessuno che si occupasse di lei, replic
Helen.
Non importa. Sarebbe finita male in qualunque modo.
Si  messa con Bennett fino al giorno in cui si  buttata
da un tetto. Amica tua una drogata pronta a mettersi
con il primo venuto?
Qualcosa mi ronz all'orecchio. Ho sentito dire che
Bennett non voleva assolutamente che a casa sua circolasse
eroina.
Un atteggiamento molto lodevole, vero? fece Roscoe,
ironico. Era qualcosa che vi si adatta alla perfezione.
Quando Betty Lee si  buttata, Bennett si  preso
una paura maledetta. Non voleva niente che potesse gettare
ombra sulla sua casetta... niente che potesse procurargli
una condanna federale. Nel suo campo di lavoro,
non sarebbe riuscito difficile agli agenti federali di scoprire
un legame qualsiasi fra lui e qualcuno che faceva da
padrone nel campo delle droghe. Lo avrebbero messo con
le spalle al muro, se solo avessero pensato che sapeva
qualcosa. No, Bennett era furbo. Ha saputo tenersi alla
larga... una volta che  successo quello che  successo. E
adesso, ecco Helen che non vuole rompere i vecchi legami
di scuola e che resta amica di banditi che avrebbe dovuto
lasciar perdere da molto e molto tempo.
Sogghign e strinse i pugni in un gesto di furore. E
adesso ricomparite voi. Il peggiore di tutti. Peggiore di
Bennett, di Sobel e degli altri.
Non preoccupatevi per questo.
Il suo sogghigno si trasform in un sorriso. Non mi
preoccupo affatto. Mi basta di restarmene seduto ad aspettare.
I tipi come voi finiscono sempre allo stesso modo:
morti ammazzati.
I vostri odi sono maledettamente profondi, Roscoe.
Per un attimo rimase meditabondo, poi scosse la testa.
Non  vero. Sono lussi che non mi posso permettere.
Se odio non posso essere obiettivo, e se non sono obiettivo
non sono pi un giornalista. Diciamo che sono cinico
e un poco amaro. Ma chiunque diventerebbe amaro dopo
essere rimasto per tanti anni in questa strada e aver esaminato
e studiato le cose peggiori per vedere come erano
fatte. Ma in questo modo si impara soprattutto la pazienza.
Gli eventi prendono una direzione che non pu
essere cambiata, semplicemente, e, se si sa aspettare,
questi eventi arriveranno a una conclusione.  come essere
su un tram, insomma. La gente sale e scende, ma, qualunque
cosa pensi o faccia, la vettura segue i suoi binari
e pu raggiungere un'unica meta.
Voi siete su un tram, Deep. Ci siete salito quando
eravate ragazzo. Avete scelto la vostra direzione, avete
pagato il biglietto e ora dovete arrivare fino in fondo. 
un percorso in discesa, la vettura non ha pi freni, e in
fondo c' un massiccio respingente d'acciaio che vi toglier
per sempre dalla circolazione.
Bella similitudine, commentai.
Siete tutti nella stessa vettura, Deep. Capone, Schultz,
Nelson, Dillinger, Diamond, Bennett e voi. Per voi la corsa
non  ancora finita. Si interruppe per un attimo e sorrise.
Non mi importa pi di tanto di assistere al vostro
viaggio, Deep. Potrei gi scrivere il vostro necrologio
e metterlo in un cassetto fino al momento opportuno,
perch so gi come andr a finire. Il sorriso
scomparve, i suoi occhi si fecero duri. Il brutto  vedere
qualcun altro che segue il vostro stesso tragitto. Soprattutto
se  salito soltanto con l'idea di divertirsi un poco.
Helen comprese l'allusione e scosse la testa. So
quello che faccio. Non c' bisogno che ti preoccupi.
Davvero, Helen? Davvero? Sapevi quello che facevi
quando hai lasciato che Lenny Sobel si innamorasse di
te? Un mascalzone di dodici anni pi vecchio di te.
Sapevi che Bennett ti prendeva per un braccio e ti
sfoggiava come una medaglia quando andava in qualche
posto come si deve?
Ella scosse la testa, senza rispondere.
Lo sai adesso, immagino. E credi di avere dell'affetto
per questo farabutto solo perch una volta hai avuto
un debole per lui.
Helen mi guard e sorrise. Ecco che cosa succede
quando si ha un fratello maggiore.
Lasciamogli le sue opinioni. Ha lavorato duro per
conquistarsele. Fissai Roscoe sopra l'orlo della chicchera.
La vostra similitudine  buona, ma ha un grosso
difetto.
E sarebbe?
Terminai il caff e buttai un dollaro sul tavolo per
pagare il conto.
 chiaro che anche un cieco lo vedrebbe.
Io non lo vedo invece, Deep. Fareste bene a indicarmelo.
Mi alzai. Andiamo irlandese?
Non possiamo vederci pi tardi? Fra venti minuti
devo ritirare un copione dall'impresario, nel suo ufficio.
Nel pomeriggio sar libera.
Ti telefoner allora. Arrivederci, Roscoe.
Deep...
Che cosa?
Qual  il difetto della mia similitudine?
Mi strinsi nelle spalle. Si pu sempre scendere da
un tram, se solo lo si vuole, vero?
Roscoe scosse la testa, sollevato. Voi no, Deep. Voi
dovete arrivare fino in fondo. Non potete scendere.
Diavolo, ho pagato il mio biglietto, vero? Strizzai
l'occhio a Helen, che mi butt un bacio con la punta delle
dita, e uscii.
L'agente di guardia all'appartamento di Bennett non
avrebbe voluto lasciarmi entrare, ma Sullivan gli disse
che andava bene, che la casa era mia, e quello non fece
discussioni.
Diedi un'occhiata al vestito spiegazzato di Sullivan
e dissi: Come mai siete in borghese?
Non sono di servizio.
Ferie?
Qualcosa di simile. Mi interessate molto, specie dopo
ieri sera.
Molto gentile da parte vostra.
Non parliamone nemmeno. Indic con un cenno la
porta. Posso considerarmi invitato?
Ben volentieri. Siate mio ospite.
Nella stanza dove Augie era stato ucciso c'erano ancora
sul pavimento i segni a gesso del suo cadavere. In un
portacenere, alcune lampadine per flash bruciate e dappertutto
un puzzo di fumo stantio. Il sangue accanto alla
porta si era fatto quasi nero, e, dopo aver consultato l'elenco,
trovai un'impresa che avrebbe subito mandato
qualcuno a ripulire tutto.
Sullivan sembrava un cane grande e grosso, e non si
scost mai da me in tutti i miei andirivieni. Al secondo
piano, sfior con qualcosa di simile alla reverenza una
lussuosa poltrona di quercia e cuoio.  la prima volta
che salgo qui. Buffo come viveva un tipo come Bennett.
Ognuno ha i suoi gusti.
Di solito chi  pieno di soldi non ama abitare in una
zona come questa.
Bennett era uno strano tipo.
Molto strano. Si volt e mi guard. Anche voi
avete intenzione di fermarvi qui, Deep?
Vi spiace?
Ricordate quello che vi ho detto l'altro giorno? Ci
sono gi guai a sufficienza nella zona, e non vedo la necessit
di provocarne altri di origine esterna. Non mi sono
mai piaciuti, i guai. Dovreste saperlo. Vi ho arrestato
pi di una volta. Non ce n' uno di voi del circolo che
non abbia pizzicato, una volta o l'altra. Volete sapere
una cosa? Tutti hanno giurato che mi avrebbero fatto la
pelle. Non ricordo nemmeno tutti quelli che mi hanno
promesso di pugnalarmi, di spaccarmi la testa o di riempirmi
di piombo. Anche voi, Deep. Rammento di avervi
visto piangere come un bambino mentre il sangue vi inondava
la faccia e di avervi sentito strillare che mi avreste
fatto a pezzi con le vostre mani. Ricordate anche voi?
Risi. Ci ho pensato ieri sera quando quel tale stava
per impiombarvi.
Grazie ancora, fece, disinvolto.
Non  il caso di parlarne. Salvavo voi per salvare me.
Sullivan brontol qualcosa, disgustato, e incominci a
esaminare la stanza. Ne approfittai per fare da solo un
piccolo giro d'ispezione. Molti particolari stavano a indicare
che Augie aveva frugato accuratamente dappertutto,
ma era chiaro che non doveva aver trovato nulla.
Portai Sullivan nell'appartamento, mi guardai attorno
anche l ed ebbi la quasi assoluta certezza che non era quello
il nascondiglio dove Bennett teneva le sue cose personali.
Cominciavo ad avvertire una sensazione strana, la stessa
che, me ne rendevo conto, mi aveva lasciato perplesso da
quando mi ero imbarcato in quell'avventura. La stessa
sensazione che mi aveva svegliato la sera precedente.
Qualcuno aveva detto qualcosa, qualcuno aveva fatto
qualcosa, o io avevo messo mano su qualcosa che poteva
darmi la soluzione del problema. Stavo riflettendo quando
Sullivan disse: Questo posto mi  familiare. Salvo il
sudiciume sul muro,  come quel locale dove tenevate le
vostre feste scatenate.
Non ci avete messo molto ad accorgervene.
Vi ho trascinato fuori di l abbastanza spesso. Si
guard attorno, le mani sui fianchi. Vi piace di tornare
indietro negli anni?
Non me ne importa pi di tanto.
Gi. Mi guard, e abituato com'era a vedere spesso
quanto di peggio c' al mondo, si irrigid automaticamente,
quasi fosse sul punto di allungarmi un pugno.
Prima che cedesse all'impulso dei riflessi, dissi: C'
qualcosa che desiderate particolarmente di vedere?
Uh-uh. Siete il solo che mi interessi, voi.
Intendete pedinarmi?
Avete paura che questo vi rovini la reputazione?
Pu darsi. Non mi andrebbe, se succedesse.
Non preoccupatevi. Me la sbrigo da solo, io, il poliziotto
di ronda grande e grosso che prende a cuore il suo
lavoro. Se ben ricordate, mi sono sempre piaciuti i ragazzi
e le loro attivit di circolo. Ecco perch mi va di
girare nei miei momenti di libert. Prendiamo per esempio
gli Scorpioni, che hanno fatto la loro sede nella cantina
del locale di Decker, come voi facevate una volta,
tale e quale. Adesso sono tutti ragazzi a posto. Fanatici
dello sport. Proprio l oggi ho sentito cose buffe-
cose strane.
Vuotate il sacco, Sullivan, feci, sostenuto.
Il suo sorriso era eguale a quello con il quale mi aveva
picchiato con le manette, tanti anni addietro. Ampio, convinto
e carico di significato. Deep, sono in questa zona
da molto tempo. So tutto quello che succede. Faccio parte
del rione, ne sono orgoglioso e non dovete cercare nemmeno
di farmi cantare.
Rovesciai il pollice e gli indicai la porta. Fate quello
che volete, ma uscite di qui.
In fondo alle scale, sulla porta, Sullivan si ferm a parlare
con l'agente in divisa e mi segu con gli occhi mentre
mi allontanavo.
Il portinaio dell'edificio dove aveva sede il circolo era
un vecchio ubriacone che era cambiato ben poco da quando
lo avevo visto l'ultima volta. A quarant'anni, era gi
calvo, con gli occhi umidi e una voce flebile e sempre
lo mandavamo a comperarci l'alcool dallo spaccio
vicino quando a noi lo avrebbero rifiutato perch eravamo
ancora troppo giovani. Lo pagavamo con un paio di
bicchieri, e poi se ne andava a dormire su una vecchia
branda militare, nella stanza sul retro.
Ora aveva sessantacinque anni, la pelle del cranio tutta
segnata da rughe, gli occhi pi rossi e pi attoniti che
mai e l'alito caratteristico dell'alcolizzato. Ma il vecchio
Henny Summers sapeva ancora che cosa bolliva in
pentola e qual era la posta in ballo, e quando bussai alla
porta mi diede un rapido sguardo, deglut a fatica e si
costrinse a sorridere.
Salve, signor Deep.
Come va, Henny?
Bene, benissimo. Il signor Batten mi ha telefonato
per avvertirmi che adesso siete voi il padrone qui. Mi
lascerete al mio posto, vero, signor Deep?
Perch no?
Non ci sarebbe ragione di mandarmi via, infatti. Me
la sbrigo abbastanza bene. Il locale  sempre stato come
lo voleva il signor Bennett. Pulizia tutte le settimane e
ogni cosa a posto quando c'era una riunione.
Ottimo.
Volete dare un'occhiata in giro, signor Deep?
Pi tardi, magari.
Tutto  abbastanza a posto. I ragazzi qualche volta
capitano qui e fanno un poco di disordine. Rompono una
sedia, magari, o rubano qualche bicchiere. La settimana
scorsa hanno fracassato la porta sul retro della cantina.
L'ho sistemata e, per misura di sicurezza, l'ho chiusa con i
chiodi. Ieri un ragazzino ha scaraventato una bottiglia e
ha fatto volare in pezzi un vetro. L'ho preso a calci nel
sedere, proprio.
Se lo meritava. Ditemi, Henny, voi conoscete abbastanza
bene questo edificio, vero?
Corrug la fronte. Certo, signor Deep. In un certo
senso, ci sto da sempre.
Bennett passava molto tempo qui?
Il signor Bennett? Le rughe si fecero pi marcate
e scosse la testa. Ci veniva per le riunioni. Qualche
volta dava una festa. Birra e simili, capite. Le cose troppo
di fantasia non gli piacevano. Era rimasto attaccato
ai vecchi tempi, insomma. Ma ci si divertiva. E c'erano
anche belle ragazze. Una volta una  capitata qui,
e allora...
Veniva qui da solo?
Da solo? Gli angoli della bocca di Henny si abbassarono.
E per che cosa?
Per una ragione qualsiasi.
Si fermava ad avvertirmi quando voleva dare una
festa. Qualche volta, voglio dire. Altre volte telefonava
o mandava qualcuno. Un paio di volte, ma tanto tempo
fa,  comparso con una bottiglia e ha chiacchierato con
me dei vecchi tempi. Parlava molto di voi, signor Deep.
Era stupito di non aver pi ricevuto vostre notizie. Pensava
che dovevate esservi trovato una sistemazione buona
e che un giorno o l'altro avreste ricominciato a lavorare
assieme.
Henny rise con la bocca sdentata e mi indic il fondo
della sala. Avete voglia di rivedere la vecchia cantina?
Era l che il signor Bennett e io andavamo a chiacchierare.
Ci facevamo fuori una bottiglia e chiacchieravamo.
Venite a vedere.
Non c'era bisogno che mi indicasse la strada. Non
c'era centimetro del locale che non conoscessi, e non un
centimetro era cambiato. Attraversammo la stretta anticamera,
scendemmo le scale e, quando Henny fece scattare
l'interruttore, mi vidi davanti la stessa scena di una
volta, tale e quale: una grande stanza quadrata, dalle
pareti a cemento, con una polvere bianca dappertutto e
chiazze di umidit sui mobili. Quando si accorse che osservavo
uno spazio vuoto, sul fondo, Henny disse, nervosamente:
Il Gatto... se lo  portato via lui quel
vecchio divano. Glielo aveva permesso il signor Bennett.
Se volete, posso...
Lasciate perdere.
La radio funziona ancora. Qualche volta la sento.
La sentivo con il signor Bennett quando capitava qui
con una bottiglia. Per, prende soltanto un paio di stazioni.
Scesi gli ultimi gradini per guardarmi meglio attorno.
L'odore di polvere e l'umido tornarono a riuscirmi familiari,
e non sembrava che fossero passati venticinque
anni da quando avevo messo per l'ultima volta piede l
dentro. C'erano ancora le stesse tendine a nascondere il
vano dove si trovava la branda, e la porta della carbonaia,
su una parete, era sempre pericolosamente inclinata
sui suoi cardini rugginosi.
Signor Deep, ho una bottiglia, se volete bere qualcosa.
Per celebrare i vecchi tempi, vero?
Pi tardi, magari. Tornai a voltarmi verso le scale.
Avanti, battiamocela.
Il mio atteggiamento parve deludere un poco Henny.
Al signor Bennett piaceva di restare un poco qui.
Bene, a me no.
Signor Deep, che cosa devo fare della roba che il
signor Bennett aveva ordinato?
Quale roba?
Cinquanta casse di birra di importazione e un mucchio
di casse di whisky. L'incaricato della National Distributing
voleva sapere dove consegnarle.
Non ne sapevo niente. A che cosa dovevano servire?
Henny si strinse esageratamente nelle spalle. E chi
lo sa? Il signor Bennett voleva festeggiare qualcosa. Mi
aveva detto di preparare la sala grande per una baldoria
eccezionale. Gli ho chiesto delle bottiglie, e mi ha risposto
che se ne sarebbe occupato personalmente. Sapete com'era
il signor Bennett... non voleva che ci fossero bottiglie
qui in giro. Le portava sempre lui, tutte.
Quando  successo questo?
Proprio il giorno in cui l'hanno ammazzato. Secondo
voi, dovrei respingerle? Immagino che la festa,
adesso come adesso, non ci sar pi. Accidenti, proprio
non sapevo che tipo di festa doveva essere. Il signor
Bennett aveva detto soltanto che sarebbe stata una grossa
sorpresa per tutti.
Bene, non ci sar pi festa adesso. Avvertite la National
Distributing di annullare l'ordine.
Benissimo, signor Deep.
Feci un rapido giro per l'edificio, con Henny alle calcagna
che con voce gemebonda mi dava la sua opinione
su tutto, nella speranza di scoprire se avevo o meno
intenzione di tenerlo al mio servizio. Quando gli dissi
alla fine che sarebbe rimasto, smise di piagnucolare e mi
segu in silenzio.
Quando fummo di nuovo dabbasso, gli chiesi: Bennett
teneva qui una cassaforte?
Una cassaforte? No, signore. Dopo ogni riunione,
si portava via tutti gli incartamenti. Non ha mai lasciato
niente qui.
Abbastanza logico. Tutti potevano entrare l senza la
minima difficolt, compresi i ragazzi. Se Bennett avesse
tenuto qualcosa l, certo il vecchio Henny non sarebbe
stato in grado di opporsi a chi avesse voluto buttare all'aria
il locale. E, se qualcuno avesse pensato che potessero
esserci documenti o altro nascosti, sarebbe sempre
stato possibile appiccare un incendio e farli sparire.
No, il pacco di Bennett, ammesso che ci fosse, doveva
essere in qualche posto al riparo dal furto, dal fuoco
e da qualsiasi altra cosa.
Mi dava sui nervi la certezza che, in questo caso, egli
doveva aver lasciato per me qualche indizio che mi mettesse
sulla buona strada e mi permettesse di recuperarlo.
Ci saremo soltanto te e io, Bennett, avevo detto. Perch
diavolo dividere in due questa citt quando  appena
grande abbastanza per uno di noi? Non resteremo sempre
dei ragazzini, accidenti! Abbiamo gi riempito di
piombo il fondo della schiena di Sobel. Presto parleremo
abbastanza forte perch tutti possano sentirci.
Giustissimo, Deep, mi aveva detto Bennett. Hai una
testa davvero bene organizzata, tu. Tutti, qui di sopra,
parlano e parlano, ma lavorano per qualcun altro. Tu e
io diventeremo i capi. Macch capi: pezzi grossi, diventeremo.
Proprio. Me la sento.
Non c'era nessuno che avesse una testa organizzata
come la mia. Certo. Perch farci della concorrenza allora?
Ci sono altre citt e altri posti. Se restiamo tutti e
due qui, finiremo per scontrarci. Ti piacerebbe? No, accidenti!
E allora dividiamoci. Giochiamo a testa e croce,
e chi perde fila e va a cercarsi un altro posto. Mi sembra
una proposta ragionevole, amico mio. Niente spargimento
di sangue in famiglia.
Non era un discorso nuovo. Lo avevamo messo a
punto da mesi e ne conoscevamo ogni particolare. Comunque
vada, Deep, sono sicuro che sentir la tua mancanza.
Ricordi quello che abbiamo detto? Se capita qualcosa
a uno, l'altro si prende tutto. Se capita qualcosa a
me, sarai tu a prenderti tutto, e saprai dove trovarlo.
Non cambier mai, io. Il nostro non  un circolo come
tutti gli altri. Abbiamo firmato il patto del sangue.
Giustissimo, Bennett.
Va bene, chi butta la moneta?
Svegliamo quell'ubriacone di Henny. Lasciamo fare a
lui.
Aveva svegliato Henny, il quale aveva buttato la moneta.
Era venuta testa. Avevo perduto. Ci eravamo stretti
solennemente la mano e io me n'ero andato in cerca di
nuovi pascoli. E non ero pi tornato fino a quel momento.
Dissi, pensieroso: Henny, ricordate di aver buttato la
moneta?
Mi guard, pensieroso anche lui. Non poteva nemmeno
immaginare di che cosa stavo parlando. Gli allungai
una mancia per il suo disturbo, uscii, fermai un taxi
e diedi al conducente l'indirizzo di Batten.
Un nuovo Picasso si era aggiunto sulla parete ai Gauguin.
Era una macchia di colori e di forme contorte, e
doveva essere costato moltissimo. Batten, seduto e appoggiato
alla spalliera della sedia, lo stava guardando, e
quando gir la testa, la ragazza che mi aveva seguito
disse, senza preamboli: Non mi ha permesso di avvertirvi,
signor Batten.
Wilse annu e allora la ragazza mi sorrise e chiuse la
porta.
Non spendete denaro che non avete ancora, Batty.
Posso aspettare. Gir la sedia verso la scrivania e
si sistem comodamente. Quando mi fui seduto anch'io,
chiese: A che cosa state pensando?
A Bennett.
Ah, gi.
Aveva da qualche parte una cassaforte?
Un sorriso sardonico si disegn agli angoli della sua
bocca. State sempre cercando, Deep?
Per trovare l'oro bisogna scavare.
 allo stesso modo che si trova il piombo.
Non siate cos enigmatico, amico mio.
Il sorriso scomparve, ed egli socchiuse gli occhi. Non
ho nessuna intenzione di esserlo. Credevo che un uomo
spiccio come voi avrebbe capito.
Certo che ho capito. Ma adesso parliamo fuori dai
denti.
Accenn con una mano un gesto vago.
Bennett ha mai accennato con voi ai mezzi di pressione
che aveva sugli altri?
Mai.
Voi eravate il suo unico consigliere legale?
Solo e unico.
Sapevate, naturalmente, qual era il metodo di lavoro
di Bennett.
Batten avvicin un poco la sedia e si appoggi alla
scrivania. Cerchiamo di non essere troppo analitici.
Era una conclusione alla quale sono giunto sulla base di
un lungo studio. Vedo che alla medesima conclusione siete
arrivato anche voi.
Non era difficile. Gli indizi erano abbastanza chiari.
Bene, diciamo allora che non si tratta di un soggetto
normale di conversazione. Di certa gente si discute
solo in privato e a bassa voce, e nemmeno allora potete
essere proprio sicuro che nessuno vi sta ascoltando. La
soluzione migliore  quella di restarsene tranquilli.
Non sono un tipo tranquillo, io.
Pu darsi siate il tipo che finisce morto ammazzato.
Parlatemi piuttosto di Bennett.
Batten annu, con aria meditabonda, fece una pausa,
poi disse: A meno di non conoscerlo bene, non era
possibile accorgersi che aveva un'intelligenza ritardata.
Ritardata? La parola mi esplose dalla bocca, letteralmente.
Proprio cos: ritardata. Considerava le cose dal
punto di vista di un ragazzino, non di un adulto. Siete
stato a casa sua. Sapete come si teneva abbarbicato al
passato. Guardate come aveva predisposto tutto per il
vostro ritorno. Il vostro vecchio amico era un uomo
dallo sviluppo mentale ritardato.
Per essere una specie di deficiente, non se l' cavata
male, osservai.
Niente da obiettare su questo punto. Come tutti i
tipi infantili, aveva una furberia che gli adulti non possono
nemmeno sognarsi. Aveva la cattiveria di un bambino
e quelle solide tendenze criminali che gli sono state
di grande aiuto. Ecco gli attributi che hanno permesso
a Bennett di emergere. Considerava le cose da un punto
di vista assurdo, infantile, e proprio per questo riusciva
a cogliere gli altri con la guardia abbassata. E, quando
gli altri se ne accorgevano, Bennett aveva gi il coltello
per il manico.
Non mi sembra affatto il modo di agire di un deficiente.
Non lo , infatti. Ho gi detto che aveva tendenze
criminali. Bennett non era un ragazzo ritardato... era un
adulto ritardato. Sotto un certo aspetto, pensava come
un adulto. Un adulto criminale. Ecco, Deep, un ritratto
appena schizzato, abbozzato, ma preciso di Bennett quale
lo vedo io. Ma anche voi dovreste vederlo cos.
Per me  pi difficile. Io lo conoscevo da ragazzo.
Una bella fortuna per voi.
Avvicinai la sedia e mi appoggiai a un bracciolo.
Dunque, Bennett aveva raccolto informazioni di carattere
particolare e le teneva sospese come una minaccia
sopra la testa di certa gente. Ora, la domanda : dove
teneva nascoste queste informazioni?
Batten si appoggi alla spalliera e fiss gli occhi al
soffitto. Vorrei saperlo. In tutta sincerit.
Che cosa ve ne fareste?
Mi guard. Semplicissimo. Mi farei un mucchio di
amici. Farei omaggio di queste informazioni, come voi
le chiamate, alle parti in causa, poi non avrei che restarmene
seduto ad aspettare i frutti della loro gratitudine.
Tutto legale, niente guai, ringraziamenti generali,
e non avrei bisogno d'altro.
Prima che potessi rispondere, il telefono squill. Batten
sollev il ricevitore, corrug la fronte e me lo pass.
Era il Gatto, il quale mi comunic di non essere ancora
riuscito a rintracciare Lew James, ma di non avere ancora
controllato tutti i locali dove c'era la possibilit di
rintracciarlo. Era arrivato al Westhampton dopo i poliziotti,
ed era riuscito a combinare qualcosa di meglio di
loro. Con l'aiuto di qualche dollaro, l'impiegato al banco,
che non poteva vedere i piedipiatti, aveva creduto di
ricordare il numero che uno dei due scagnozzi aveva
chiamato. Sul momento, non lo rammentava, ma era sicuro
che, col tempo, gli sarebbe tornato alla mente,
perch aveva un certo ritmo. Intanto, Charlie Bizz stava
cercando un dottore al quale ci si potesse rivolgere senza
preoccuparsi pi di tanto se certe ferite erano ferite
d'arma da fuoco.
Wilson Batten aspettava che lo aggiornassi, ma preferii
non rivelargli nulla. Quando interruppi la comunicazione,
dissi: E se trovaste prima di me dove Bennett
aveva nascosto quella roba, Wilse?
Rispose con evidente sincerit. In questo caso, vi
informerei. Vedete, considero anche voi uno psicopatico
e, come tutti gli psicopatici, avete un'intelligenza superiore
alla media in certi campi. Se ci riuscissi io, riuscireste
anche voi, e preferisco non avervi alle calcagna
con una rivoltella piuttosto che godere dei vantaggi che
una scoperta del genere potrebbe procurarmi. La vita,
dopo tutto, vale pi del danaro.
Tenetelo sempre presente, amico mio. Avete dato un
quadro esatto della situazione, salvo per ci che riguarda
la prima parte.
A proposito di ci che riguarda la vostra natura
psicopatica?
Esatto.
Non vi  mai balenata un'idea del genere?
Affatto.
Il tempo riveler chi ha ragione.
Annuii. Avete progetti per il prossimo futuro?
Niente che non possa rimandare.
Benissimo. Allora non muovetevi da quella poltrona.
Potrei avere bisogno di voi da un momento all'altro.
Aspetter, disse.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Ritrovai il pezzo di busta sul quale Helen aveva scritto
il suo numero e chiamai da un emporio poco distante
dallo studio di Batten. Abitava nell'appartamento di un
albergo nella zona della Settantesima, e voleva che andassi
da lei al pi presto possibile. Le risposi di prepararsi
a mangiare e di aspettarmi entro un termine
massimo di venti minuti.
Era pi bella che mai, ferma sulla porta. Una vestaglia
di velluto nero sottolineava i riflessi da pantera
nera dei suoi capelli, il ritocco appena accennato metteva
in risalto il rosso umido delle sue labbra.
Era grande. Meravigliosamente grande. Teneva le gambe
lievemente divaricate, e il velluto modellava la rotondit
dei suoi fianchi in maniera ancora pi sensuale
della nudit. Non aveva bisogno certo di una scollatura
ampia per dare rilievo ai suoi seni meravigliosi, di una
eloquenza evidente nella loro aggressivit, due seni che
avevano movimenti e vita propri sotto la stoffa pesante.
Posso considerarmi promossa all'esame? mi sorrise.
Quando le sorrisi anch'io, mi prese per un braccio e
mi trascin dentro.
Non intendevo essere scortese, dissi. Il fatto 
che ho sempre avuto un debole per le ragazze grandi e
ben fatte. E poi, il nero  sempre stato di mio gusto.
Era tutto previsto. E, per metterti ancora di pi in
imbarazzo, ti riveler che non porto niente sotto questa
vestaglia.
Buttai il cappello sul tavolo e mi misi a sedere. Insinuazioni,
sempre insinuazioni e mai una prova tangibile.
Mi mostr la lingua, slacci un bottone e apr la vestaglia
come le ali di un grande pipistrello. Intravidi per
un attimo una incredibile combinazione di bianco e nero,
di curve e di superfici, di incavature e di rilievi da far
rabbrividire, poi, rapide come si erano aperte, le ali del
pipistrello tornarono a chiudersi. Fu come se un pugno
mi avesse colto alla bocca dello stomaco, e rimasi per
un momento senza fiato, a chiedermi che cosa poteva
essermi successo.
Mi alzai, ancora tutto scombussolato, e dissi: Accidenti,
irlandese, non riprovartici. Parlavo con voce
roca, e mi sentivo la bocca maledettamente asciutta.
Mosse un passo avanti e mi prese il viso fra le mani.
E perch non dovrei riprovarci?
Sentirmi maledettamente a disagio davanti a una donna
era una sensazione assolutamente nuova per me. Ne
avevo avute, di donne, tante e tante. Ne avevo avute di
grandi e di belle, ma mai nessuna che potesse paragonarsi
a lei.
Non osavo toccarla. Non me la sentivo di correre un
rischio del genere. Volevo scostarla, anzi, ma sapevo
che, se solo l'avessi sfiorata, la situazione si sarebbe fatta
troppo esplosiva e non potevo permettermi di reggere a
un'emozione del genere.
Deep...
Lo hai gi detto, pupa. Sono veleno, io. Nessuno lo
sa meglio di te.
Potrebbe anche cambiare.
Quando alla fine riuscii di nuovo a respirare normalmente,
mi riempii i polmoni e arretrai di un passo.
Poco fa mi  successo qualcosa, irlandese.
Cap che cosa volevo dire. Parve chiudersi in se stessa
per una frazione di secondo, ma, quando gir la testa,
aveva gli occhi umidi.
Vuoi dire che una volta avrei dato qualunque cosa
pur di vederti morto?
Esatto.
E credi che sia per questo che...
Non so. Sei un'attrice. E io non sono un buon
critico. Ci sono momenti in cui non so che cosa pensare.
Helen si volt, mi guard e i suoi occhi erano lo
specchio dell'innocenza. A me non la fai, Deep. Sai
benissimo quali sono i miei sentimenti e io so benissimo
quali sono i tuoi. Devo per caso essere pi esplicita?
Annuii.
Ti amo, Deep.
Lo disse adagio, tranquillamente, come se lo avesse
saputo e ci avesse pensato da sempre. Rimase a guardarmi,
paziente, fino a quando sorrisi, perch non avevo
nulla da replicare, perch lei sapeva tutto ormai.
Va sempre cos, irlandese?
Non lo so. Prima non mi era mai successo.
Dovremo riparlarne. Pi tardi.
Il suo viso si rannuvol mentre incrociava le braccia
sul petto. Ci sar un pi tardi, Deep?
Perch?
Vuoi uccidere qualcuno, tu. Sai che cosa succeder.
Aprii la giacca. Come Hurd, ella fiss gli occhi sulla
mia cintura, e, quando li sollev, valeva la pena di vederli,
credetemi. Mi venne accanto, adagio, la bocca che
si tendeva avida verso la mia, le braccia tese e irresistibili;
il calore del corpo che filtrava attraverso la stoffa
morbida. Avvertivo ancora il gusto delle sue labbra
quando si scost da me.
Abbiamo ancora delle buone possibilit, Deep. Ce
la faremo?
Ce la faremo.
Ci sar un "pi tardi" allora?
Lungo, lunghissimo.
Hai fame?
Di te.
Sei venuto qui per mangiare, ricordi?
Tu mi farai da antipasto.
Rise, un poco roca, sfacciatamente. Pi tardi. Rovesci
la testa indietro e torn a baciarmi. Ma non
troppo, caro.
A tavola regnava un'atmosfera stranamente familiare.
Eravamo seduti l'uno di fronte all'altra, e l'idea che il
desiderio reciproco che provavamo non sarebbe finito
nel nulla creava nella stanza qualcosa di simile a una
corrente fisica quanto mai piacevole.
Chiacchierammo e ridemmo e rievocammo i tempi ormai
lontani quando le cose andavano peggio e, nello
stesso tempo, meglio. Mi chiese come mai non mi ero
sposato, e le risposi che non ne avevo mai avuto il
tempo... o non avevo mai trovato la donna adatta. Le
rivolsi l'identica domanda, e la risposta fu, sostanzialmente,
la stessa.
Mentre bevevamo il caff, chiesi: Spiegami una cosa,
Helen... dopo aver vissuto per tanto tempo in questo
rione, come mai ti sei decisa a tornarci?
Che vuoi dire?
Per diventare l'amica di un maiale come Lenny
Sobel.
Per un attimo, distolse gli occhi. Si alz, prese il bricco
dal fornello e si vers un'altra chicchera, Non
saprei proprio come spiegartelo.
Non devi farlo se non te la senti, pupa.
Torn a mettere il bricco sul fornello. Non  affatto
come tu pensi.
Stammi a sentire, irlandese, non ho affatto l'intenzione
di ficcare il naso nelle tue faccende, non l'ho mai
avuta e non comincer certo adesso. Tu non conosci
me e io non conosco te. C' un abisso di venticinque
anni nelle nostre vite, ed  una cosa che conta questa,
piccola. Dovevi pure sbarcare il lunario, tu. Soltanto il
futuro mi interessa, e cos, che tu voglia parlare o meno,
per me fa lo stesso.
Helen sorrise, mentre gli occhi le balenavano di gioia.
Mi piaci, Deep. Ma non  come pensi tu.
Mi strinsi nelle spalle e bevvi un sorso di caff.
Poi il suo viso cambi espressione. Si appoggi alla
spalliera della sedia, pensierosa, e, dopo qualche istante,
mi fiss. Non vorrei che tutto questo ti sembrasse
sciocco, fece, adagio.
Attesi.
Le crociate sono buffe cose. Tu sei venuto qui in
crociata, deciso a far fuori l'assassino del tuo amico. Anche
Roscoe ha la sua crociata, vuole rappresentare la
coscienza della citt, non ha paura di niente e di nessuno
e fa del suo meglio per combattere le cose che maggiormente
detesta... le baracche, la povert, la criminalit...
le cose in mezzo alle quali  vissuto. E anch'io avevo la
mia piccola crociata personale.
Avevi?
Mi sembra un poco assurda ora. Betty Ann Lee e
io eravamo amiche come te e Bennett, tale e quale. 
difficile immaginare due ragazze tanto vicine, ma la
verit  questa. Purtroppo, Betty Ann aveva problemi
che poteva risolvere in un modo soltanto, e ogni giorno
si impantanava un poco di pi. L'ho vista vendersi a
tutti gli scagnozzi del rione. Era una ragazza maledettamente
graziosa, e da principio era propriet riservata
dei pezzi grossi, e qui Lenny Sobel aveva diritti di priorit.
Da lui,  scesa a poco a poco fino ad arrivare a
Bennett.
La interruppi bruscamente. Ma Bennett era un pezzo
grossissimo.
Con le donne non ci sapeva fare. Nemmeno le pi
brutte riusciva ad assicurarsi. Non gli restava che un sistema:
comperarle. Era un pezzo grosso in un certo
senso, ma, con le ragazze, zero.
Tutto questo concordava con le osservazioni di Batten.
Mi riusciva difficile crederlo, ma non avevo mai conosciuto
Bennett nel periodo della sua virilit.
Bennett aveva sempre desiderato Betty Ann. Lei non
ne aveva mai voluto sapere fino a quando c'erano stati
gli altri, ma poi aveva finito per esaurire le riserve, e
Bennett allora aveva visto il modo di arrivare a ottenere
quello che voleva. Betty Ann si trovava in condizioni
tali che non era affatto difficile convincerla a darsi all'eroina.
Da anni fumava marijuana, e l'eroina rappresentava
soltanto un diversivo. Bennett l'ha accalappiata
con questo sistema e se l' tenuta legata fino al giorno
in cui  salita sul tetto di una casa e si  buttata.
Brutta faccenda.
Non per lei. Helen scosse la testa. Per lei la
morte  stata una liberazione. Ma per me... bene, per
me  stato un colpo piuttosto duro. Volevo... vendicarmi,
immagino. Volevo fare qualcosa per strappare
vermi come Sobel e Bennett di dosso a poverette come
Betty Ann e Tally. E per me non si trattava di una
faccenda difficile. Ho semplicemente lasciato che Benny
Sobel mi frequentasse e mi sono servita della sua amicizia
per avere ben saldo in pugno il martello quando ne
avessi avuto bisogno.
Per esempio?
Per gli sfratti, per esempio. Capitava che vecchi amici
fossero sul punto di essere buttati sul marciapiede da
proprietari di casa maledettamente avidi, e una parola
di Lenny era sufficiente a renderli cortesi e generosi.
C'erano poi i ragazzi che si trovavano in difficolt. Lenny
aveva aderenze sufficienti per fare in modo che i piccoli
aspiranti delinquenti della zona riuscissero a cavarsela
a buon mercato, scomparendo.
La tua crociata aveva almeno un movente nobile.
Era soltanto il principio, questo. In realt, il mio
obiettivo vero era Bennett. La responsabilit della morte
di Betty era sua. A quell'epoca, pensavo che il numero
uno fosse Lenny Sobel, e volevo che desse una lezione
a Bennett. Ma non ho tardato ad accorgermi di essere in
errore. Per nulla al mondo Lenny si sarebbe messo contro
Bennett. E tutti gli altri si trovavano nella sua stessa
condizione. Con parole cortesi ma decise, Lenny mi ha
detto di girare alla larga da Bennett, e ho capito allora
chi era ad avere in mano le redini del comando.
E Sobel aveva un debole per te, osservai.
Un lampo di orgoglio femminile le balen negli occhi.
Era innamorato di me.
 logico.
Ma stava al suo posto. Gli bastava la mia compagnia,
perch sapeva che non poteva sperare altro. Si
interruppe, corrug la fronte, pensierosa, e si appoggi
al tavolo, il viso appoggiato alle mani unite. Bennett
allora  diventato per me una questione personale.  stato
semplice riannodare vecchie amicizie, conoscenze di una
volta. L'ho visto di raro da principio, poi, negli ultimi
tempi, pi spesso. Mi faceva dei regali, finanziava spettacoli
ai quali partecipavo e annullava sempre tutti i suoi
impegni se solo accettavo di trovarmi con lui.
Come si comportava?
Perfettamente. Io ero per lui una specie di idolo
da adorare. Ho sempre cercato di scoprire come aveva
fatto a diventare il pezzo grosso che era.
E sei riuscita a scoprirlo?
No. Trovava sempre il modo di eludermi. Si trattava
di aspettare, insomma, una specie di gioco di pazienza.
Poi  morto.
Chiesi, a bassa voce: Chi l'ha ucciso, Helen?
Fu come se i suoi occhi mi trapassassero. Chiunque
potrebbe essere stato. Comandava a bacchetta tutti
qui in citt. Quella specie di vipera faceva quello che
voleva e come gli piaceva.
Cerca di concentrarti, di riflettere.
Uno dei tanti senza volto.
Dei quartieri alti?
S.
Non credo.
La ruga si fece pi profonda sulla sua fronte e il suo
viso assunse un'espressione perplessa. Proseguii: Continuo
a pensare a qualcosa che ho visto quando sono arrivato
qui... tutti i pezzi grossi... -, gli Hugh Peddle, la
gente dei quartieri alti, i membri stessi dell'organizzazione
in flanella grigia.
All'assemblea?
Precisamente, annuii. Erano tutti l ad ascoltare
tranquillamente Benny Mattick che si proclamava re. I
potenti, i ricchi, gli scagnozzi... tutti stavano a sentire
quell'idiota di Benny di Brooklyn che prendeva possesso
del circolo, e nessuno apriva bocca.
Ma Benny...
 uno zero, lo so. Ma l'altra sera era a colloquio
con Hugh Peddle.
A che cosa stai mirando, Deep?
Credo che Benny abbia lasciato intendere di essere
in possesso di quei documenti esplosivi che permettevano
a Bennett di tenere tutti in riga.
Pensi allora che sia stato lui a uccidere Bennett?
Benny non ha la tempra di dominare con il ricatto.
Diavolo, Bennett non aveva che l'imbarazzo della scelta
per intimidirlo. Tieni presente che Benny faceva parte
della vecchia banda. Non aveva niente da perdere a togliere
di mezzo Bennett, soprattutto se sapeva dove erano
nascosti i documenti. Anche se non lo sapeva, era in
condizione di tenere la minaccia sospesa sulla testa degli
altri. Nessuno osava chiamare il suo bluff perch era
possibile che, come vecchio socio del circolo, avesse goduto
delle confidenze di Bennett e che Bennett lo avesse
fatto erede almeno parziale in caso di morte. Il cosiddetto
testamento di Bennett lascia a me, suo vecchio
amico, il denaro e il resto, ma non accenna nemmeno a
documenti. Questi documenti potrebbero essere stati destinati
a qualcun altro.
Allora Benny ha tentato il colpo gobbo. Pu darsi
che abbia ucciso Bennett e abbia poi cercato di impadronirsi
del potere. Sfortunatamente per lui, sono arrivato
io. Ero il solo in grado di chiamare il suo bluff.
E, quando l'ho fatto, si  trovato con un pugno di mosche
in mano. Comincio a capire perch ha fatto venire un
paio di scagnozzi con il preciso incarico di farmi fuori.
Furbo. Molto, molto furbo.
Un'idea del genere la lasci letteralmente sbalordita.
Era una cosa che non aveva nemmeno immaginato. Allora...
secondo te...  stato Benny Mattick?
Non lo so. Andiamo a chiederglielo.
Affrontare Benny senza una rivoltella come argomento
di persuasione non sarebbe stato troppo difficile.
Fino a quando non fosse stato lui a chiamare il bluff.
Benny di Brooklyn aveva cambiato cittadinanza quando
aveva dieci anni, ma non aveva mai perduto il suo
accento. Gli avevamo appioppato quel nomignolo perch
a quell'epoca altri due Benny facevano parte del circolo.
Tutti e due erano morti poi fuggendo con una
macchina rubata, ma Benny di Brooklyn era rimasto
Benny di Brooklyn.
Ora abitava nella zona della Terza, in un quartiere
destinato alla demolizione di l a pochi mesi. Sei edifici
all'estremit est della strada erano gi stati evacuati e
due rasi al suolo. Un bulldozer stava innalzando due
mucchi separati di putrelle e di mattoni, e due uomini
erano intenti ad attaccare, con martelli pneumatici, un
blocco di cemento.
Come quasi tutti gli scapoli, Benny occupava un appartamento
al piano terreno. Non c'erano nomi sotto gli
altri pulsanti dei campanelli. Suonai, attesi, poi suonai
ancora. Provai anche con gli altri due campanelli, ma
senza successo. Uscii per dare un'occhiata alle finestre
del piano terreno: vuote, senza tendine. O Benny aveva
affittato tutto quanto l'edificio, o gli altri inquilini se
n'erano andati prima della demolizione.
Helen chiese: Che cosa dobbiamo fare adesso?
Non mi va l'idea di essere venuto qui per niente,
questo  certo.
Rimase a osservarmi mentre aprivo la porta dell'ingresso
alla vecchia e mai abbastanza lodata maniera. Con
un calcio ben assestato, feci saltare la serratura, fracassando
il legno, senza preoccuparmi di quello che gli
altri avrebbero potuto dire. La porta dell'appartamento
di Benny era sulla destra, e, nel caso che il campanello
esterno non funzionasse, bussai prima, energicamente,
con i pugni.
Con l'unica eccezione dei rumori attutiti della piccola
squadra addetta alla demolizione, tutto era silenzioso
nella casa. Non me la sentivo di perdere ancora tempo.
Sarebbe stato sciocco da parte mia ricorrere ad altri accorgimenti
quando un calcio, sferrato da una rispettabile
mole, avrebbe aperto facilmente anche quella seconda
porta.
E infatti la porta si apr. Entrai, cercando, con un
gesto meccanico, la rivoltella che, purtroppo, non c'era.
Vidi Benny e scostai bruscamente Helen proprio nell'istante
in cui una pistola abbaiava dalle tenebre di un
angolo della stanza. Helen and a urtare contro il muro,
al riparo precario dell'angolo, ma non c'erano ripari per
me. Mi lasciai cadere per terra, di piatto, rotolai, urtai
con una mano una piccola tavola e la scaraventai senza
fermarmi. Altri due proiettili andarono a conficcarsi nel
pavimento, nel punto dove mi ero trovato una frazione
di secondo prima, poi udii uno scalpiccio precipitoso nell'altra
stanza, il rumore di una porta che si chiudeva, e
allora mi alzai.
Era buio pesto. I miei occhi non si erano ancora
abituati alle tenebre, e avevo ancora nelle pupille i lampi
gialli delle rivoltellate. Attraversai a tentoni la stanza,
trovai la porta e varcai la soglia. Una finestra era aperta
sul crepuscolo. Mettendo a repentaglio la testa, diedi
un'occhiata fuori.
Sapevo gi che cosa avrei trovato.. Nulla. Un cortile
vuoto circondato da altre case.
Inutile inseguirlo. Tornai nella stanza sul fronte, trovai
l'interruttore e accesi la luce. Helen era ancora appiattita
contro il muro, ansante. La presi per mano,
l'aiutai ad alzarsi, e fu allora che ella si accorse di Benny
Mattick. Si irrigid alla vista del morto, sbarr gli occhi
e mi conficc nel polso le unghie come aculei.
Non ci voleva credere. ...
Assolutamente. Mi chinai su di lui e fissai quegli
occhi vitrei, socchiusi. Aveva due fori vicinissimi, nel
petto, appena al disopra del cuore; era morto cos in
fretta che il sangue non aveva avuto il tempo di sprizzare,
c'era soltanto una piccola macchia sulla camicia.
Hai visto... chi  stato?
Ora Helen tremava, una mano premuta contro la
bocca. No, non ci sono riuscito, risposi.
Che cosa dobbiamo fare? Dal tono della sua voce
si capiva che era ancora sotto shock.
Lasciami riflettere un momento.
La polizia...
No. Non ancora. Maledizione, non possiamo lasciarci
coinvolgere tutti e due in un secondo assassinio.
Ripensai al fattore tempo. Benny era morto da pochi
minuti, forse era stato colpito appena prima del nostro
arrivo. Se anche l'assassino non si era servito di un silenziatore,
le detonazioni erano state soffocate dal chiasso
per i lavori di demolizione in fondo alla strada. In ogni
modo, il nostro uomo doveva avere appena avuto il tempo
di piazzare due confetti di piombo nel corpo di Benny.
Senza perdere tempo, ispezionai l'appartamento, frugando
in tutti i posti dove Benny avrebbe potuto nascondere
qualcosa. Non aveva mai avuta molta immaginazione,
Benny Mattick, e non aveva mai avuto intelligenza
sufficiente per inventare qualcosa di nuovo. Se aveva
nascosto qualcosa nel suo appartamento, lo avrei trovato.
Dietro il falso camino c'erano due Banker's Specials
coperte di polvere e, nel doppio fondo dell'ultimo cassetto
del canterano, una Colt Cobra in un'arcaica fondina
a tracolla. Nella tasca di una valigia, tremila dollari
in banconote da cento.
Ma niente di quello che cercavo. Niente di niente.
Helen voltava le spalle al cadavere e cercava di controllarsi.
Le dissi: Non c' niente qui.
Non cap che cosa intendevo.
Continuai: Nessuno ha cercato di passare al setaccio
l'appartamento. Chi  venuto qui ci  venuto per un
solo motivo... per togliere di mezzo Benny.
Deep... Ora continuava a stringersi le mani con un
movimento convulso. Penseranno che sei stato tu.
Calmati. Nessuno ne sa ancora niente.  un lavoro
da professionista, questo, e nessuno aprir bocca.
Ma, fuori, qualcuno non potrebbe aver visto lui... o
noi?
Non si reagisce davanti a una cosa naturale. E poi,
questo isolato  mezzo deserto. Se usciamo di qui con
aria disinvolta, ci sono buone probabilit che nessuno ci
noti. Prima per devo fare una telefonata.
Sbrigati, ti prego. Non voglio restarmene sola con...
quello.
Aspettami fuori. Un minuto e sono da te.
Il telefono era sul tavolo, vicino a una sedia d'angolo.
Chiamai Wilson Batten e gli chiesi se il Gatto aveva telefonato.
Mi rispose di s e mi comunic il numero che
dovevo a mia volta chiamare. Riagganciai, presi la guida,
cercai il numero del locale di Hymie e domandai di
mandare all'apparecchio Roscoe.
S, qui Tate.
Qui Deep, amico. Ho una notizia per voi.
Non chiedo piaceri, io.
Ma questa notizia vi far felice. Benny di Brooklyn
 stato ucciso. In questo momento sono a casa sua.
Chiese, incredulo: Siete stato voi, Deep?.
Non fatemi l'idiota adesso. L'ho trovato gi morto.
Roscoe cominci a eccitarsi. Una bella fortuna per
voi. Capitate qui e, presto o tardi, tutti vengono fatti
fuori. Ecco una notizia che far la felicit di Hurd. Lo
avete gi avvertito, vero?
No, e al vostro posto terrei la bocca chiusa. L'irlandese
 con me, e, se volete evitarle delle noie, farete
meglio a fingere di niente.
Miserabile bastardo! sibil.
Risparmiatevi il fiato.
Va bene. Suggeritemi voi che cosa devo fare. Dovete
pure avere qualche idea per la testa.
Naturalmente. Bisogna che il cadavere venga scoperto.
Potreste dire che siete venuto per intervistare
Benny e che lo avete trovato morto. Non preoccupatevi,
nessuno ci vedr. E fate attenzione a non vuotare il
sacco.
Roscoe non rispose e si limit a interrompere la comunicazione.
Ripulii il ricevitore, ripulii il pavimento dove mi ero
rotolato, controllai il muro dove Helen si era appoggiata
e, quando fui ben sicuro di non aver lasciato nulla che
potesse portare alla nostra identificazione, la raggiunsi
fuori.
Sulla strada regnava ora il silenzio, perch la squadra
di demolizione aveva terminato il suo lavoro per quel
giorno. Le tenebre stavano calando sulla citt come se
niente fosse accaduto. Helen e io scendemmo la scalinata
dell'ingresso, svoltammo a ovest e solo dopo aver percorso
a piedi sei isolati mi arrischiai a fermare un taxi.
Helen continuava a tremare. Per quanto facesse, non
riusciva a cancellarsi dalla testa il pensiero di Benny morto
e dello sconosciuto che si era divertito a giocare al tiro
a segno con noi, protetto dall'oscurit. Diedi al conducente
l'indirizzo di Helen.
Quando fummo a casa sua, la costrinsi a prendere un
paio di aspirine, la feci coricare e le dissi di non muoversi
fino a quando non le avessi telefonato. La avvolsi
in una coperta, la sfiorai con un bacio e le feci scorrere le
dita fra la seta nera dei capelli.
Con voce soffocata, mi disse: Ti prego, Deep... non
fare... niente.
Non preoccuparti, pupa.
Se facessi qualcosa... rovineresti tutto.
Far molta attenzione.
I capelli le ricaddero sul viso quando scosse la testa
con aria disperata. Non fare niente. Te ne prego, Deep.
Abbiamo tante cose che ci aspettano. Non rovinare... non
guastare tutto. Se non commetterai imprudenze... potremmo
andarcene da qui.
Bellezza...
Riusc a interpretare l'espressione del mio viso. Tu
sogni soltanto una rivoltella in pugno e l'opportunit di
servirtene. In questo caso, sarebbe finita e per me e per
te. Lo sai, vero?
Non mi riusc di risponderle.
Hai qualche idea in testa, vero? insistette.
S. Tutto quanto si ricollega a quel maledetto circolo.
Non puoi lasciar fare alla polizia?
Ci sono cose che non  possibile spiegare alle donne.
Non mi ci provai nemmeno. Le dissi che avrei telefonato
o sarei tornato non appena avessi ottenuto qualche risposta
e avessi saputo come fronteggiare la situazione.
Parve che questo la calmasse. Mi lasci andare la mano,
sia pure a malincuore, e affond il viso nel cuscino.
Possono essere dure, spietate, ma quando vedono due
occhi morti che le fissano, quando vedono due fori nel
petto, l'orrore riesce sempre per loro qualcosa di assolutamente
nuovo. Sempre che siano normali, naturalmente.
Chiamai il numero che il Gatto aveva lasciato, e il ricevitore
venne sollevato quasi subito. Il Gatto? chiesi.
Pareva che respirasse a fatica. Dove diavolo sei
stato, Deep?
Ho avuto il mio daffare. Da dove parli?
Sai dov' il Welshman Bar?
Certo che lo sapevo. Era su Lexington Avenue, all'altezza
della Quarantesima.
Ti aspetto allora. Se vuoi trovare Lew James, farai
meglio a venire subito.
Dove lo hai pescato, Gatto? Dal suo tono, si capiva
che era eccitato.
Non sono stato io.  stato Charlie Bizz. Gli hai bucato
i muscoli fra il collo e la spalla, ed  stato costretto a trovarsi
un medico. Si  rivolto ad Anders. Lo ricordi? Il
dottor Anders. Quello che, cinque anni fa,  stato accusato
di trafficare in stupefacenti, ma  riuscito a cavarsela.
Capisco che cosa vuoi dire.
Bene, era colpevole, certo. Era un uomo dell'organizzazione.
Lew James sapeva cos a chi rivolgersi, e tu capisci
che cosa questo significa, vero?
S, un giro dell'organizzazione. Dove si trova adesso?
Qui all'angolo, in una stanza d'affitto. Numero ventiquattro.
Ci  venuto direttamente uscendo dal dottore, e
di conseguenza deve essere un appartamentino che Anders
tiene per i casi del genere. Bizz lo ha pedinato costantemente,
e non appena ci siamo messi in contatto, io gli ho
dato il cambio. Se vieni qui, lo peschi, puoi esserne sicuro.
Dammi venti minuti. E stammi a sentire... la faccenda
comincia a farsi grossa. Benny  stato fatto fuori.
Benny? Non ci voleva credere. Accidenti, Deep,
chi...
A quanto pare, la banda  entrata in azione. Benny
non  riuscito a far valere il suo bluff quando ha cercato
di prendere il comando di tutto. E ora tutto appare ragionevole,
almeno in un certo senso. Ricordi la riunione da
Bimmy? Sai chi erano gli altri, vero?
Certo. I pezzi grossi erano. Gli uomini di punta dell'organizzazione.
 probabile che Benny cercasse di intimidirli. Forse
sarebbe riuscito a convincerli, ma siamo arrivati noi. E,
quando si  dichiarato sconfitto, Benny Mattick ha firmato
la sua condanna a morte.
Il Gatto sghignazz. Non si pu dire che abbiamo
fatto le cose a met. Niente roba da ragazzini. C' il posto
numero uno in ballo. Accidenti, Deep, se solo penso
che una volta rubavamo le mele dai carretti del mercato...
E adesso invece... Scoppi a ridere fragorosamente,
ma subito incominci a tossire. Quando ebbe superato la
crisi, continu: Se riesco ad arrivare fino in fondo, ci
sar da divertirsi.
Lascia perdere le sigarette e arriverai fino in fondo.
Bene, riaggancia adesso e io sar da te al pi presto. Non
passo nemmeno a prelevare la rivoltella, e tu, allora, sta'
tranquillo, intesi?
Il barista disse che s, che aveva visto l'individuo che
gli descrivevo. Continuava ad andare e a venire, e ogni
volta beveva una birra piccola, e sembrava che aspettasse
qualcuno. Per, era uscito da quasi dieci minuti, e non era
ancora tornato.
Capii che cosa era successo. Il Gatto sorvegliava la
casa della stanza per essere ben sicuro che non si trattava
di una trappola da dove Lew James poteva sparire dal
retro da un momento all'altro. Decisi comunque di concedergli
ancora cinque minuti.
Ma non si fece vedere.
Intuii che qualcosa non andava per il suo giusto verso.
Lasciai un dollaro sul banco per pagare la birra e non
aspettai nemmeno il resto. Il numero ventiquattro, mi
aveva detto, in una casa d'affitto all'angolo.
Quale angolo, accidenti?
Quello sud era il pi vicino, e provai l, ma non esisteva
il ventiquattro. Tornai indietro di corsa, mentre diversi
passanti mi osservavano, incuriositi. Svoltai, ma mi trovavo
sul marciapiede sbagliato. Il ventiquattro era di
fronte a me, una casa anonima in un quartiere anonimo.
Una luce giallastra filtrava da uno spiraglio alla finestra
del piano terreno, sul fronte, e, dietro le tendine abbassate,
si intravedeva la figura di una donna intenta a leggere un
giornale. Ai piani superiori, tutto era buio.
Nessuna traccia del Gatto. Mi riusciva soltanto di immaginare
che Lew James se l'era battuta e il Gatto lo
aveva seguito. Ma dovevo essere ben sicuro di questo.
Dovevo controllare. Feci di un salto i sei gradini dell'ingresso,
mi fermai nell'atrio e subito capii che stava succedendo
qualcosa.
Sulla soglia c'erano le scarpe del Gatto, una vicina all'altra.
Poi le detonazioni squarciarono la notte, e il grido di
un uomo venne troncato a mezzo.
Mi precipitai dentro, senza neppure cercare di passare
inosservato. Gatto! chiamai. E, da un piano superiore,
egli mi rispose: Qui, Deep!
Qualcosa picchi violentemente contro il muro sopra
la mia testa, fracassandolo. Un vetro vol in pezzi, poi
echeggi un altro colpo mentre raggiungevo il pianerottolo
e mi precipitavo nelle tenebre, al di l di una porta che
mi si parava davanti.
Udii un gemito, qualche passo davanti a me. Gatto!
chiamai.
Di sopra. Sul tetto... verso il retro. Prendilo... Deep.
Bestemmiando fra i denti, attraversai le stanze di corsa.
Urtai un tavolo che fin contro una poltrona, fracassandola.
Mi ero abituato ormai alla penombra, e individuai
la porta aperta sulle scale. In genere, le case avevano una
scala sola, ma quella era stata rimodernata. Salii l'ultima
rampa e mi fermai sulla soglia. Non volevo che sul tetto
qualcuno si esercitasse contro di me al tiro a segno. Mi
tolsi la giacca e la spinsi avanti. Qualcuno spar, da
sinistra, e il proiettile centr in pieno la giacca.
Non gli lasciai altro tempo. Mi precipitai fuori, tagliai
verso sinistra, mi fermai al riparo di un angolo e tesi
l'orecchio.
Al piano terreno, qualcuno strillava, ma sul tetto regnava
un silenzio di morte. Mi tolsi le scarpe e feci il giro
dell'abbaino d'ingresso. I sassolini mi penetravano nella
pianta dei piedi come tanti piccoli coltelli, ma quasi non
me ne accorgevo nemmeno.
Mi fermai nell'angolo pi scuro e, quando ebbi trovato
la posizione che volevo, mi accostai in modo da avere gli
occhi all'altezza dei muretti divisori che si drizzavano
fra una casa e l'altra. Sullo sfondo, ammiccavano le
luci di Manhattan, file e file di lampadine che sembravano
perdersi nell'infinito.
Poi una fila si interruppe. Un movimento appena
accennato confuse la linea pi bassa di lampadine del
Lever Building, e allora, con un sorriso, scavalcai, tenendomi
nell'ombra, il muretto oltre il quale mi ero lasciato
cadere, mettendomi alle sue calcagna. Il tempo
lavorava contro di lui. Le detonazioni erano state udite,
e per lui era una questione di minuti battersela, ma anche
i minuti potevano essere sufficienti.
Mi sollevai, di scatto, ma non ero il Gatto. Si accorse
della mia presenza quando ero a tre metri di distanza
da lui, usc in un grido soffocato, si rigir e spar
contemporaneamente; il proiettile sibil a pochi centimetri
dalla mia testa e rimbalz, chiss dove, alle mie
spalle. Non ebbe il tempo di sparare ancora perch mi
tuffai sotto il suo braccio teso e, con tutto il mio peso e
tutta la mia forza, lo scaraventai contro il parapetto.
Vidi la rivoltella descrivere un semicerchio e finire gi,
in strada, lo sentii bestemmiare mentre si dibatteva, e
poco manc che riuscisse a liberarsi.
Con un calcio, lo feci cadere, e ci rialzammo assieme.
Era un tipo che sapeva il fatto suo. Non si butt avanti.
Lasci che mi avvicinassi, fece una finta, poi mi allung
un rapido destro al mento. Deliberatamente, abbassai la
guardia, accennai a portare indietro il destro per controbatterlo,
e egli credette di avermi in suo potere.
Spar un diretto che mi avrebbe fatto volare la testa, ma
il suo pugno incontr l'aria soltanto. Mi sibil a pochi
centimetri sopra i capelli, e fui io invece a centrarlo con
un uppercut che lo sollev, letteralmente. Ero pronto a
picchiare di nuovo, ma egli, respirando affannosamente,
barcoll in avanti, fin quasi ad appoggiare la faccia contro
la mia.
Lo riconobbi allora. Era Artie Hull, uno degli scagnozzi
dell'organizzazione; i vari elementi dell'enigma
cominciavano cos a trovare il loro posto.
Prima che potesse riprendersi, lo scostai e mi preparavo
a centrarlo di nuovo quando quel bastardo mi
allung, di punta, un calcio alla caviglia. Caddi in ginocchio.
Non cerc nemmeno di finirmi. Si volt di scatto
e si precipit verso il muretto per saltare il pozzo di
aerazione, largo un metro e cinquanta circa, che divideva
i due edifici.
Qualcuno vi aveva piazzato un'antenna proprio sull'orlo.
Vi inciamp contro e precipit a testa in gi per
tre piani, sorpreso al punto da non riuscire nemmeno a
gridare.
Ripresi le scarpe, recuperai la giacca e l'infilai mentre
mi precipitavo gi per le scale. Non si udivano ancora
ululati di sirena, ma qualche volta la polizia arrivava
anche senza preavviso. Trovai quasi subito un interruttore
e lo feci scattare.
Il Gatto, disteso sul pavimento, mi guard, sorridendo.
Gli... gli hai dato il fatto suo?
 morto. Che  successo?
Con un cenno del capo, indic la porta all'altro capo
della stanza. Diedi un'occhiata, accendendo e spegnendo
in fretta la luce. L'individuo disteso sul letto aveva il
collo fasciato e due buchi ancora freschi sul petto.
Il Gatto non volle che lo toccassi. Teneva le mani tese
in avanti e respirava affannosamente. Dissi: Vado a
cercare un medico, amico mio.
No.
Accidenti, ti rimetter in piedi.
Mi ferm con un gesto appena accennato. Ho avuto il
fatto mio. Perch combattere? Tu... tu battitela, Deep.
Spiegami un poco che cosa  successo.
Ero di guardia... ho visto un tipo che saliva la
scalinata d'ingresso... che entrava. Sapevo... chi era. Uno
del giro. Uno scagnozzo.
Artie Hull. L'ho riconosciuto anch'io.
Dipende dall'organizzazione... lo sai?
Annuii.
Toss, e il suo corpo si contrasse come in uno spasmo.
Un filo di sangue gli colava dalla bocca; toss ancora,
si sollev e il sangue gli col gi dal mento. Ho
cercato... di bloccarlo... ma non sono pi quello di una
volta. Malgrado le sofferenze che lo straziavano, riusc
a sorridere.
Deep...
Sono qui, amico mio.
Cerca l'impiegato... del Westhampton... Morrie ha
chiamato...
Non parlare, Gatto. Ho capito.
Dalla strada giunse fino a noi, simile a un vento
freddo, l'ululato delle sirene. Anche il Gatto lo sent.
Fila, Deep. Dai tetti... come ai vecchi tempi.
Non mi va di lasciarti.
 tutto a posto. Torn a sorridere. Lo so. Siamo
veri fratelli di sangue, noi. Veri soci fondatori del circolo...
Non era precisamente... divertente allora. Sempre
guai. Ma adesso... i guai sono finiti per me.
Mosse le dita in un gesto che da venticinque anni
avevo dimenticato. Il vecchio segno di riconoscimento di
noi ragazzi. Risposi allo stesso modo, sorridendo. Sei
un maledetto fesso di sentimentale, mormorai.
Fila, amico.
Ci stringemmo la mano, forte. Era sufficiente. Non
desiderava altro.
Le sirene stavano svoltando l'angolo, e non mi restava
pi tempo. Tornai sul tetto, ritrovando come d'istinto
i pensieri e i gesti di una volta. Mi sembrava di essere
diventato di nuovo ragazzo, ecco.
Come fui in strada, mi trovavo a un buon isolato di
distanza, e puntai dritto verso il bugigattolo del Gatto.
Volevo recuperare la mia rivoltella.
Il Westhampton era un albergo per gente che viveva
alla giornata. Al banco, l'impiegato stava dividendo la
posta e fischiettava, mentre, l accanto, una radiolina
funzionava a tutto vapore.
Quando mi fermai davanti a lui, mi salut con un cenno
distratto, termin di dividere la corrispondenza, poi
mi chiese: Una stanza?
Il Gatto mi ha detto di passare da voi.
Da molto tempo doveva aver imparato a restare impassibile,
qualunque cosa succedesse, e continu ad attenersi
a quella che per lui era diventata ormai una norma
di vita.
Il Gatto? ripet.
C'erano due sistemi per stare al gioco. Optai per il
primo, che tutti conoscono, e feci scivolare davanti a lui
una banconota da venti dollari. Precisamente. Il Gatto.
Diede un'occhiata al danaro, e sapevo che cosa pensava,
ma il suo viso rimase impassibile.
Il Gatto, mormor, come se cercasse di ritrovare
quel nome dai meandri della sua memoria.
Ricorsi allora al secondo sistema e aprii delicatamente
la giacca in modo che potesse vedere la rivoltella che
avevo alla cintura; quando gli sorrisi, seppe che la partita
era chiusa. Mi chiamo Deep, dissi.
Con dita agili, prese la banconota e la fece sparire.
Con un'occhiata professionale, ispezion l'atrio alle mie
spalle, poi prese a giocherellare con un portacarte che
teneva dinanzi a s.
Il Gatto mi ha detto che dovevate certamente ricordare
un certo numero. Sono stati i fratelli Wagner a
telefonare,
S. Si pass la lingua sulle labbra. Ma...
Non preoccupatevi per loro, feci, gelido. Sono
morti tutti e due.
Alz la testa, adagio, per guardarmi negli occhi. Aveva
decifrato migliaia e migliaia di volti in vita sua. Sapeva
chi era capace di far comparire una rivoltella e
servirsene, e ora vedeva in me precisamente un tipo del
genere.
Non avr... fastidi per questo, vero?
Se ve lo domandano, non mi avete mai visto.
 un guaio che quel Gatto mi abbia chiesto qualcosa.
Ditegli...
 morto anche lui, amico.
Accidenti! brontol.
Che numero era?
Due zero due zero due. Qualcosa di simile a una
cantilena. Proprio per questo lo ricordo.
Molto bene. E ricordate anche il prefisso?
Scosse la testa, per far capire che non lo ricordava.
Ma ne sapevo abbastanza. Attraversai l'atrio fino alle
cabine telefoniche, entrai in una e mi chiusi la porta
alle spalle. Al secondo tentativo, trovai chi cercavo e gli
chiesi l'elenco di tutti gli abbonati corrispondenti a quel
numero, prescindendo dal prefisso, con i rispettivi nomi
e indirizzi. Mi chiese dove doveva chiamarmi, mi preg
di aspettare e interruppe la comunicazione.
Dall'altro lato della sala l'impiegato mi osservava come
un topo che spia fuori del suo buco.
Dieci minuti dopo il telefono squill, e il mio informatore
mi chiese: Pronto? Alla mia risposta affermativa,
incominci a dettarmi un elenco di numeri e
di nomi. Li trascrissi sul rovescio di una busta e, quando
fu arrivato al sesto, dissi: Basta, lo ringraziai e riagganciai
il ricevitore. Un piccolo errore di giudizio si
stava rivelando completamente a mio favore.
Ricordavo quello che il Gatto mi aveva detto. Due
scagnozzi erano stati assunti a contratto per farmi fuori.
Poi qualcuno aveva pagato di pi per rimandare l'esecuzione.
Gli scagnozzi avevano telefonato al loro primo
datore di lavoro per ricevere ulteriori ordini e si erano
sentiti rispondere di tirare diritto. E l'errore consisteva
precisamente in questa telefonata.
Avevano chiamato Hugh Peddle, il sesto nome che
figurava nel mio elenco.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Il vecchio quartiere olandese aveva cambiato aspetto
quando, dieci anni prima, avevano abbattuto le baracche.
Poi avevano ricostruito tutto in base al nuovo piano
regolatore, avevano fatto tornare i vecchi inquilini, e ora
la zona aveva un aspetto moderno. La gente invece non era
cambiata: tutti parlavano e si comportavano come una
volta, tale e quale. Votavano in blocco per chi pagava
di pi e non si preoccupavano di quello che sarebbe
potuto succedere poi.
Hugh Peddle non aveva difficolt alcuna a comperare
i loro voti. Era, fondamentalmente, un uomo di
partito, ma negli ultimi tempi aveva incominciato a mostrare
una certa quale indipendenza perch controllava
una zona grande abbastanza da potersi considerare un
fattore importante in qualsiasi competizione elettorale.
E la gente gli voleva bene. Era il Babbo Natale del
quartiere, che si prendeva cura dei suoi al punto di
vivere in mezzo a loro per essere sempre disponibile
quando si trattava di trovare una qualche soluzione ai
loro problemi pi immediati. Hugh abitava in una tranquilla
casa d'angolo, a un indirizzo che, trent'anni prima,
era stato elegante. Ma i tempi e le circostanze cambiano,
e ormai casa e strada venivano considerati come
parte integrante del quartiere olandese.
Secondo il barista, Hugh era il proprietario di tutto
quanto l'edificio. Viveva con un domestico e una donna
a ore in quello che poteva essere considerato un attico,
e aveva un ascensore privato che portava direttamente
sulla strada. Gli inquilini dei piani inferiori erano persone
rispettabili... due impiegati dell'Azienda Elettrica
Municipale, un ufficiale dei vigili del fuoco, il direttore
di un emporio all'angolo e un'artista eccentrica dai
capelli rossi che disegnava per i giornali una storia a
fumetti in gran parte autobiografica.
Buttai gi ancora un paio di birre, pagai il conto e
uscii. Erano le dieci precise. Il cielo nuvoloso allungava
un riflesso di luce sulla citt, e nell'aria c'era sentore di
pioggia.
Ebbi di nuovo l'impressione di ricordare ancora qualcosa
e di dimenticarlo subito. Qualcosa di importante.
Maledizione! Mi rifiutai di insistere e mi diressi verso la
casa di Hugh Peddle.
L'atrio era piccolo, e gli specchi che lo tappezzavano
avevano la precisa funzione di farlo sembrare pi ampio.
Da una parte, una porta segnata  Uscita  portava ai
piani superiori. In faccia all'ingresso, un ascensore automatico.
Optai per le scale.
Ogni pianerottolo dava su un minuscolo atrio che
permetteva di raggiungere l'ascensore. La cabina, aperta
e vuota, era ferma all'ultimo piano, ma le scale continuavano
per un'altra rampa ancora. Salii, aprii la porta
che dava su un piccolo terrazzo a piastrelle tutto intorno
all'attico, poi mi chiusi il battente alle spalle, senza il
minimo rumore.
Su quel lato dell'attico, c'erano porte-finestre con tendine
che davano a sud. Pareva che un paio si aprissero
verso l'esterno, ma preferii fare il giro completo prima
di cercare di entrare. A nord, c'era una porta che dava
evidentemente sulla cucina e, a ovest, un cancello in ferro
battuto, piuttosto elaborato, che portava in un patio
fasullo con tanto di tavola in marmo e ferro e sedie del
medesimo stile.
Dal punto dove mi trovavo vedevo, all'interno, un riflesso
incerto che poteva venire da una luce notturna o
da una piccola lampada da tavolo. Era troppo presto per
pensare che Peddle dormisse gi. L'unica conclusione
possibile era che doveva essere uscito dopo aver messo
in libert il domestico.
Le porte-finestre a sud rappresentavano la via di accesso
pi facile. Dopo aver sollevato con una lama di
coltello il fermo rudimentale, aprii, scivolai dentro e mi
chiusi i battenti alle spalle.
Da quello che potevo intravedere, la semplicit non
doveva certo rappresentare una delle doti caratteristiche
di Peddle. Pi in basso, forse, il quartiere andava cadendo
in rovina, ma l dentro sarebbe stato impossibile
accorgersene. Quello di abitare l era probabilmente un
espediente politico, ma nulla lo costringeva a vivere
come gli altri abitanti della zona. Ci sono cose che si
possono sempre comperare, dovunque si sia stabiliti.
Il lusso, per esempio.
Girai attorno al piano a coda, seguii la curva del locale
e mi fermai. La luce proveniva da una stanza alla mia
destra e, mentre avanzavo nel corridoio, pensai che doveva
essere quella di una lampadina piazzata nell'angolo pi
distante. Rimisi la '38 nella fondina e mi diressi, in
punta di piedi, da quella parte.
Era una specie di biblioteca. Due pareti tappezzate di
libri, un apparecchio TV, massicce poltrone di cuoio che
allungavano ombre pesanti. Feci il giro del locale, senza
toccare niente, per raggiungere l'altra estremit.
Dalla parete sporgeva un bar di mogano, con tanto
di specchio azzurrato e due file di bottiglie e di bicchieri.
Sul ripiano, c'era un bicchiere vuoto, e, quando lo
sollevai, il ghiaccio tintinn contro gli orli.
Stringevo in pugno la rivoltella quando raggiunsi la
camera da letto. La porta era aperta, e riuscivo a vedere
una met del letto. E sul letto c'era qualcuno coricato,
immobile. Mossi un passo avanti, cercando a tentoni
l'interruttore. Quando la luce si accese, sentii il cuore
che mi martellava contro le costole e capii di essere
caduto in trappola come uno scemo perch l'individuo
disteso sul letto era legato e imbavagliato e la bocca di
una rivoltella mi faceva il solletico alla spina dorsale.
Una voce gelida ordin: Mollatela, e io lasciai cadere
la '38.
Voltatevi.
Obbedii.
Dissi: Salve, Tony, e lo scagnozzo dal viso atono
che lavorava per quelli dei quartieri alti mi salut con un
cenno distaccato, distratto. Ce n'era un altro, qualche
passo dietro di lui, sulla sinistra; stringeva in mano una
piccola automatica e mi guardava come se quasi desiderasse
che andassi a cercare rogne.
Poi comparve Lenny Sobel. Raccolse la mia rivoltella,
la soppes, poi la fece sparire in tasca. Mi guard con
un'espressione che non prometteva nulla di buono.
Un'arma davvero graziosa, Deep.  quella che avete
prelevato a un poliziotto?
Precisamente. Se sperava che non rispondessi per
le rime, si sbagliava di grosso. Dovreste ricordarla,
Lenny. Vi ho centrato due volte con quella. E tutte e
due le volte nello stesso punto.
Tony sogghign, ma, quando Lenny lo fulmin con
un'occhiata, torn a farsi serio.  da molto tempo
che aspettavo questo momento, Deep.
Non ne dubito.
Chiacchierate molto, voi.
Sempre.
Prima che Lenny potesse rispondere, Tony disse: Faremo
meglio ad andarcene.
Dir io quando, brontol Lenny.
Il piccolo scagnozzo si fece aggressivo. Un accidente.
Lavorate per il nostro stesso padrone. Ci hanno detto di
sbrigarcela, e noi ce la sbrighiamo. Abbiamo mancato
Peddle, ma con questo ci siamo risparmiati una nuova
battuta, e cos adesso ce ne torniamo a casa, dopo aver
portato a termine una met della nostra missione. Avanti,
filiamo.
A Lenny non andava evidentemente che gli venisse
ricordato di essere agli ordini di qualcun altro. Si fece
nero come la pece, e rovesci su di me il suo odio fino
all'ultimo grammo. Ma io volevo saperne di pi, e indicai
allora con un cenno del capo l'uomo immobilizzato
sul letto. Il cameriere canter, Lenny.
Fu Tony a rispondere. Non sa nemmeno chi lo ha
colpito o che cosa. Possiamo fregarcene di lui.
Lenny non diede segno di irritarsi. Mi gir attorno,
poi si ferm e disse: Stavate cercando qualcosa, Deep? *
La stessa cosa che cercavate voi.
Ignor l'ironia. In questo caso, sapevate che Peddle
sarebbe uscito, e con ogni probabilit dove andava.
Capivo a che cosa mirava. Potete picchiarmi finch
volete, replicai, ma non ne ricaverete nulla. Era Peddle
che cercavo. Lo avete mancato voi e l'ho mancato
anch'io.
Lenny diede allora libero sfogo al suo odio. Ma io
sono stato pi fortunato. Dopo Peddle, era voi che
dovevo trovare. Non pu restare nascosto a lungo, Peddle.
Lo pescheremo abbastanza presto. Con voi invece
la faccenda sarebbe stata diversa, ma invece ci avete reso
tutto pi facile.
Mi fa molto piacere.
Adesso avete due possibilit.
Cio?
Uscite di qui senza far chiasso, salite in macchina
senza far chiasso e ci accompagnate senza far chiasso.
Oppure?
Non fatemi l'idiota. Sapete benissimo che, in caso
contrario, uscirete con un buco nella pancia, quanto basta
per tenervi un poco a freno.
Non avevo scelta, era vero. Va bene, vi seguir. Senza
far chiasso.
Scendemmo con l'ascensore fino in strada e, dopo aver
percorso una cinquantina di metri, andammo a sistemarci
tutti su una Pontiac nuova di zecca, quasi fossimo un
gruppo di vecchi amici. Dal punto di vista professionale,
tutto si svolse nella maniera pi perfetta, e nessuno
avrebbe potuto sospettare qualcosa. Chi fosse per caso
intervenuto ci avrebbe rimesso le penne, ma, con il nuovo
regime che regolava il mondo della malavita, si preferiva
evitare la violenza.
Mi misi a sedere fra i due scagnozzi, le braccia incrociate
sul petto, le bocche di due rivoltelle puntate
contro i fianchi. Lenny, che aveva preso posto accanto
al conducente, teneva un braccio appoggiato alla spalliera
del sedile e non mi perdeva d'occhio. Appariva evidentemente
soddisfatto, perch poteva finalmente togliersi
dalla bocca il sapore amaro che provava sempre se
solo pensava a quanto gli avevo fatto anni addietro.
Il conducente travers la citt, poi prese la rampa che
porta al West Side Drive. Non cercavano nemmeno di
mascherare il loro itinerario, e questo significava una
cosa sola: che sarei arrivato da qualche parte... ma che
non sarei tornato. Stava a me di precipitare gli eventi
o di temporeggiare fino all'ultimo istante. A loro non
importava affatto. Preferii attendere.
Quali probabilit avevo? Augie era morto. Il Gatto
era morto. Nessun altro sapeva dov'ero o che cosa avevo
in animo di fare. Questa volta avevo sbagliato ad andare
allo sbaraglio da solo, e poteva trattarsi del mio ultimo
errore. Avevo a che fare con professionisti che conoscevano
un sistema soltanto. Avevano ricevuto l'incarico di
uccidere, non sapevano altro e niente sarebbe servito a
dissuaderli. Avrebbero sparato senza esitare e, dopo avermi
scaraventato in qualche ansa del fiume, se ne sarebbero
andati tranquillamente a mangiare. Non pensavano,
non volevano pensare; per loro si trattava soltanto di un
altro lavoro portato a termine, di qualche dollaro in pi
nel portafogli.
Lenny mi sorrideva tranquillamente. Era soddisfatto.
Chiesi: Fa male, Lenny?
Corrug la fronte. Dal modo in cui siete sistemato,
ho l'impressione che il fondo della schiena vi debba far
male, spiegai.
Tony ricominci a sogghignare.
Lenny disse: Fra poco sar io a divertirmi
Pensateci un poco sopra.
Non afferr che cosa volevo dire, e il sorriso scomparve.
Siete troppo vecchio per un lavoro di fatica, amico
mio, precisai.
Per voi, no. Era da un pezzo che aspettavo questa
occasione.
Allora non dovreste fidarvi troppo.
Tony ci interruppe senza tanti complimenti. Credete
che abbia predisposto qualcosa? Non mi sembra il tipo
da buttarsi alla cieca.
Credo che, per una volta tanto, il nostro amico si
sia buttato, rispose Lenny.
Sar opportuno assicurarsene.
Lenny annu. Ne sono sicurissimo, io. Lo conosco
da molto tempo.
Ma  anche rimasto assente molto tempo.
I tipi del genere non cambiano mai, Tony. Dovreste
saperlo anche voi. Non  vero, Deep?
Mi strinsi nelle spalle.
Tony gir la testa, come una mantide religiosa. Mi
fiss in silenzio, poi si rivolse a Lenny e disse: Se
fossi voi, lo farei fuori subito.
Ma non siete me, Tony.
Secondo me, ve ne pentirete. C' qualcosa che me
lo dice.
E io invece vi dico di chiudere il becco.
Tony brontol qualcosa, poi tacque. L'altro mio vicino
si era limitato ad ascoltare, senza battere ciglio.
Al ponte, lasciammo la West Side Drive e attraversammo
di nuovo la citt. Dieci minuti dopo ci fermammo
davanti a un ristorante chiuso, a un isolato di
distanza dal Yankee Stadium, e Tony accentu la pressione
della rivoltella contro il mio fianco. Scendete,
ordin.
Il suo compagno mi precedette, nascondendo l'arma,
ma sempre sul chi vive. Tony mi segu, pilotandomi
con la bocca della sua rivoltella verso la porta sul retro
del ristorante.
Lenny apr e mi disse: Dopo di voi.
Si trattava, quasi certamente, dell'ultima possibilit che
mi si presentava.
Ma Tony mi batt nel tempo di una frazione di secondo,
e il tonfo della sua pistola che mi calava sulla
testa fu simile a quello di un'anta che si spacca a met.
Vedevo i miei piedi, e mi sembravano distanti chilometri
e chilometri. Erano appoggiati l'uno all'altro, perfettamente
allineati. Poi si avvicinarono, e capii allora
perch mi erano apparsi a quel modo. Me li avevano
legati. Ebbi la sensazione di essere sul punto di cadere
in avanti, e, a poco a poco, capii che cosa me lo impediva.
Avevo le mani assicurate alla sedia sulla quale
mi avevano messo, e il gioco era quanto bastava per
permettermi di inclinarmi di pochi centimetri.
La voce di Lenny, che mi sembrava maledettamente
annebbiata, disse: Si sta riprendendo.
Qualcun altro disse: Benissimo. Mettetegli altra ammoniaca
sotto al naso.
I vapori acri mi chiusero la gola, e tossii mentre gli
occhi mi si riempivano di lacrime. Rovesciai indietro la
testa, scotendola energicamente. L'ometto grigio che mi
sedeva davanti sorrise. Siete il benvenuto, disse.
Socchiusi gli occhi, sforzandomi di inquadrarlo, e alla
fine lo riconobbi. Lo chiamavano il signor Holiday, e
tutti parlavano a bassa voce davanti a lui. Rappresentava
gli interessi dell'organizzazione a New York, ma
chi non lo sapeva lo poteva benissimo scambiare per un
buon padre di famiglia. Gli altri, tutti comodamente
seduti, avevano interessi eguali ma, nello stesso tempo,
diversi. Alcuni erano stati presenti alla riunione al circolo,
quando ero entrato io. Ora mi guardavano con una
espressione distaccata e incuriosita assieme. Rappresentavo
un ostacolo per i loro giri, e c'era un sistema soltanto
per togliermi di mezzo.
Vi sentite bene? mi chiese Holiday.
La testa mi girava ancora maledettamente, e allora, invece
di rispondere, mi limitai ad annuire.
Perfetto. Sapete perch siete qui?
Questa volta feci cenno che no, che non lo sapevo.
Sorrise. Comunque, sapete che cosa vogliamo.
Sarebbe stato inutile barare. La documentazione di
Bennett.
Esatto.
Sollevai la testa e mi costrinsi a sogghignare. Non
sar certo io a darvela. Non l'ho.
Holiday strinse a pugno le mani grassocce. Ecco una
cosa di cui dobbiamo essere ben sicuri. Sollev un dito
al disopra della testa. Maxie... se non vi spiace...
Maxie era un tipo grande e grosso, con due braccia
che sembravano argani. Si avvicin, soddisfatto di quanto
stava per fare, mi studi per un istante, con occhio
clinico, poi, con il rovescio della mano, mi colp in piena
faccia. Tutto si svolse cos rapidamente che non ebbi
il tempo di schivarmi, e non mi ero ancora ripreso quando
un secondo colpo mi arriv dall'altra parte. Con quelle
manacce aperte, manc poco che mi spiccasse la testa, e
quando la smise avevo la bocca piena di sangue, perch
i denti mi si erano conficcati nelle guance, e sopra gli zigomi
gli occhi gi incominciavano a gonfiarsi.
Holiday chiese: Siete in grado di sentirmi, Deep?
Sollevai la testa.
Mi hanno raccontato tutto sul vostro conto. Dicono
che siete un duro. Mi hanno spiegato anche come facevate
a costringere gli altri a parlare, voi e il vostro amico Bennett.
Sapete, naturalmente, che cosa succeder poi. Parlate
allora, se non volete morire molto, molto lentamente.
Riuscii, chiss come, a gracchiare: Conosco la musica.
Ma non vi servir, assolutamente.
Intervenne Lenny Sobel. Mente.
Davvero? E come fate a saperlo?
Perch ricordo perfettamente quei due. So come la
pensavano. Bennett ha lasciato tutto quanto a lui.
Se fosse in possesso dei documenti, a quest'ora non
li avrebbe gi consegnati?
Statemi a sentire, insistette Sobel, non si pu mai
dire a che cosa mira un tipo del genere. Con Bennett si
poteva anche trattare, ma questo rappresenta un mistero.
Erano pazzi, l'uno e l'altro. Comunque, lui sa dove si
trova la roba. Torchiatelo bene bene, e finir per parlare.
Avete per caso qualcosa da dire, Deep? chiese Holiday,
con un tono cos insinuante che sarebbe stato difficile
immaginarlo per quello che era in realt.
Accidenti, se siete proprio decisi a togliermi di mezzo,
fate pure.
Non c' fretta. Noi abbiamo tempo, ma voi no. Tutto
sarebbe pi semplice se vi decideste a parlare.
Maxie chiese: Devo ricominciare, signor Holiday?
Holiday sollev una mano. Fra qualche minuto, forse.
Il nostro Maxie  molto zelante. Dovreste vedere che cosa
sa fare con un sigaro. O con semplici fiammiferi, magari.
Nelle bruciature ci sono variazioni che... ma aspettiamo
ancora un momento.
Non... servir a niente, mormorai. Mi rovesciai un
poco indietro e respirai profondamente. Non sentivo pi
le mani: le corde erano state strette al punto da interrompermi
la circolazione.
L'ostinazione pu venire pagata a caro prezzo, Deep.
Sarebbe pi facile parlare.
Scossi la testa, per schiarirmi le idee, con l'unico risultato
di soffrire ancora di pi. Datemi qualche indicazione,
dissi.
Holiday sorrise. E va bene, attacchiamo. Cominciamo
con la morte del vostro amico. Chi lo ha ucciso?
Sollevai la testa, di scatto. Siete stati voi?
Noi no, certo. Sarebbe stato assurdo correre un rischio
del genere. Anche se Bennett rappresentava un fattore
negativo per l'organizzazione, era sempre meglio
pagarlo che non averlo a carico. No, Deep, non siamo
stati noi. Ma forse voi avete qualche idea.
Pensavo a Hugh Peddle.
Holiday annu e ricominci a sorridere. Un'ottima
idea, questa. Il nostro Peddle  cresciuto enormemente in
statura. Ora, avanza troppe richieste nei confronti dell'organizzazione.
Anche lui era nelle mani di Bennett. Se avesse
potuto agire liberamente, sarebbe diventato ancora pi
importante, ma Bennett glielo impediva. E poi, Peddle
manca assolutamente di scrupoli. So benissimo che cosa
farebbe se avesse in mano la documentazione di Bennett.
A proposito, sapete che scherzetto ha cercato di giocarvi?
Morrie Reeves e Lew James. Li aveva ingaggiati perch
mi facessero fuori.
Esatto ancora una volta. Per fortuna, erano due uomini
sui quali potevamo esercitare qualche pressione, e siamo
riusciti a tenerli a bada per qualche tempo. Non potevamo
permetterci il lusso che il tesoro di Bennett rimanesse
nascosto da qualche parte per cadere poi magari nelle
mani di qualche individuo privo di scrupoli. Dovevamo
sapere dov'era. Abbiamo anche avvertito Hugh, che per
non ha voluto ascoltare i nostri consigli.
L'organizzazione non pu perdere la faccia. Non ha
chiamato il bluff di Benny Mattick perch c'era la possibilit
che Benny, con i suoi modi sornioni, fosse riuscito
a uccidere Bennett e a entrare in possesso della documentazione.
Il comportamento di Peddle rappresentava una
aperta sfida all'autorit dell'organizzazione. Vi volevamo
in vita fino a quando non ci fossero state prove precise e
definite. Dovevamo sapere se voi avevate o meno quello
che noi vogliamo.
Adesso lo sapete.
Non ancora. Non ne abbiamo la certezza assoluta.
 per questo che stavate alle calcagna di Peddle?
Volevo farli cantare.
Holiday capiva perfettamente a che cosa miravo, ma
sembrava non preoccuparsene. Hugh ha bisogno di una
lezione, di una di quelle lezioni che si ricordano. Per
colpa sua, noi abbiamo dovuto sbarazzarci di un uomo di
valore. Voi avete fatto fuori Morrie, e non era possibile
lasciare andare in giro Lew con una ferita del genere. E
poi, Lew era un drogato, e non potevamo permetterci il
lusso di correre un rischio cos grave.
Sapete che cosa  successo al vostro scagnozzo?
Il sorriso scomparve. Ne abbiamo sentito parlare. A
quanto sembra, tutto quanto si dice di voi  vero.
Lenny Sobel intervenne, dall'abisso della sua poltrona.
State perdendo tempo.
Tutto  pi pulito e pi tranquillo se si chiacchiera
tranquillamente.
Non mi importerebbe niente di sentirlo strillare.
La voce di Holiday era cortese, ma nel suo tono si avvertiva
qualcosa che non ammetteva discussioni. A me
importerebbe, invece, replic. Poi, cambiando completamente
registro, continu: Ma torniamo a noi.
Mi sentivo tutto vuoto dentro, riuscivo a fatica a tenere
la testa alta. Troppi sono morti. Augie... il Gatto... e
non  ancora finita.
Sta a voi farla finire subito.
No... mi spiace. Non ho niente... da dire.
Signor Holiday... intervenne Lenny, e la sua voce
suonava strana.
Che c', Lenny?
Si alz, mi venne accanto, mi prese per i capelli e mi
rovesci indietro la testa. Stiamo sbagliando tutto. Abbiamo
sbagliato tutto fin da principio. Mi pieg la testa
da una parte, mentre le sue labbra si atteggiavano a un
sorriso niente affatto simpatico.
Spiegatevi, Lenny.
La ragazza... Helen.
E allora? Gli occhi di Holiday si spostarono da
Lenny a me. Avvertii una stretta alla bocca dello stomaco,
e il cuore riprese a martellarmi contro le costole.
Lenny disse:  semplice... semplicissimo. Ci ha preso
in giro, tutti quanti. Si stava divertendo, era chiaro. Mi
guard e vide il coltello affondarsi nella piaga. Quasi
avesse letto il mio pensiero, si accan sempre di pi.
Pensate a una cosa... a Helen e a Bennett. Per due
anni ha fatto girare quell'idiota come voleva, e lui sapeva
parlare soltanto di lei. Era innamorato al punto da non
sapere pi quello che faceva, mentre lei quello che faceva
lo sapeva benissimo, potete esserne certi. Accidenti, si
era comportata allo stesso modo con me... mi aveva fatto
fare pi idiozie di quelle che posso immaginare. Sono
stato un fesso anch'io, d'accordo.
Venite al punto, fece Holiday.
Certo. Il punto  che Bennett ha fatto la ruota davanti
a lei, ha voluto dimostrarle che era un pezzo grosso, e
per dimostrarlo ha dovuto spiegarle perch era quello che
era. Sapete come ha fatto Bennett a diventare il numero
uno. Lavorava come Hitler, tale e quale. E, quando  arrivato
in cima, tutti lo credevano in gamba, ma noi sapevamo
chi era in realt. Anche la ragazza lo capiva, e che
cosa pu aver fatto allora lui per persuaderla del contrario?
Annu, pensieroso. Le ha spiegato ben bene
come funzionava tutta quanta la faccenda. Mirava a metterla
nel giro, a farla diventare la signora Bennett, e allora
perch avrebbe dovuto nasconderle qualcosa?
Siete pazzo! gridai. Non si sarebbe mai messa con
quel poco di buono. Accidenti, provatevi soltanto a toccarla
e vi ammazzo, Sobel, vi ammazzo come  vero Dio.
Guarda un po' chi parla, fece, adagio.
Holiday disse: L'osservazione mi sembra sensata. C'
altro?
Certo, e tutto concorda perfettamente. Sapete della festa
che Bennett doveva organizzare al circolo. Era un cosiddetto
segreto, ma tutti sapevano di che si trattava. Quel
chiacchierone non era certo il tipo da riuscire a tenere nascosto
qualcosa. Voleva annunciare il suo fidanzamento
con Helen!
Parlai senza quasi rendermene conto. Lo insultai nella
maniera pi sanguinosa possibile, poi mi abbandonai contro
la spalliera della poltrona, esausto.
Holiday scosse la testa, comprensivo. Una reazione
piuttosto interessante, osserv.
Naturalmente, fece eco Lenny, rivolgendosi a me.
Anche lui si  lasciato accalappiare. Bennett  stato
fatto fuori prima che la ragazza potesse mettere le mani
sulla documentazione, e lei allora ha creduto opportuno
di mettersi con Deep per vedere se le riusciva di
recuperare quello che la interessava.
Holiday si alz, adagio, il viso atteggiato a un'espressione
rassegnata. E voi avete trovato qualcosa, Deep?
Fu Lenny a rispondere per me. Ma certo. E ha dato
tutto alla ragazza perch lo conservasse fino a quando non
avesse stabilito i contatti e saldato i conti con quanti
potevano dargli fastidio. Ecco perch stasera cercava
Hugh Peddle. Rise. Hugh ci va debitore di un grosso
favore. Gli abbiamo evitato di venire fatto fuori. Prese
di tasca la mia '38 e la guard con aria significativa.
Holiday attravers la stanza e sollev il ricevitore. Fece
un numero e, senza prendersi il disturbo di presentarsi,
disse: Voglio che mi portiate qui Helen Tate. S, 
proprio qui che siamo. Un momento. Lenny?
Lenny gli diede l'indirizzo di Helen e Holiday lo ripet.
Interruppe la comunicazione e fece per dirigersi verso
l'altra stanza. Uscirono tutti nella sua scia, e li sentii
versarsi da bere e ridere. Lenny Sobel era di gran lunga
il pi chiassoso.
Quando il telefono squill, fu Max a rispondere. Ascolt
la comunicazione, e come Holiday comparve gli disse:
La ragazza  uscita, capo.
Si sa dove  andata?
No, ma il proprietario dell'edicola davanti al suo portone
l'ha vista allontanarsi, e ha riconosciuto chi c'era con
lei. Era Hugh Peddle.
Non provavo pi nulla ormai. Assolutamente nulla.
Sa dove sono andati?
Maxie ripet la domanda, attese un attimo, poi rispose:
Il giornalaio li ha visti fermare un taxi. Conosce l'autista,
che ha il posteggio proprio davanti alla sua edicola.
Dice che torner presto per caricare qualcuno dei suoi
soliti clienti.
Ditegli di informarsi dove il nostro amico Peddle 
andato con la ragazza e di telefonarci poi subito.
Maxie trasmise l'ordine e riagganci.
A quanto sembra, il consigliere ha seguito il vostro
stesso ragionamento, Lenny. Le faccende cominciano a
sistemarsi.
Quel bastardo!
Furbo per. Ha attaccato da due parti contemporaneamente.
Che cosa intendete fare? gli chiese Lenny.
Io? Niente. Sar in un bar rispettabile, sotto gli occhi
di un mucchio di gente. Per voi, Lenny, la questione 
diversa. Quando arriver la telefonata, voglio che mi andiate
a recuperare Peddle.  un compito che vi  gi stato
affidato, questo. Con ogni probabilit, l'ha portata in qualche
posto dove gli  possibile di farla cantare.
Holiday fece una pausa, poi continu, serio: Deep,
i vostri sentimenti nei confronti di quella donna sono molto
profondi, vero?
Non risposi, perch sarebbe stato inutile.
Sapete che cosa le far Peddle per ottenere quello
che vuole?
Accidenti, gracchiai, non sa niente di niente, lei.
Davvero? Il viso di Lenny sembrava una maschera
di pietra.
Calma, Lenny, intervenne seccamente Holiday. Poi,
a me: Se sapete dove l'ha portata, potremmo anche intervenire.
Scossi la testa; cupo. Era inutile, assolutamente inutile.
Torniamo allora alle posizioni di partenza... se siete
in possesso dell'informazione che ci interessa e ce la
comunicate, provvediamo noi a Peddle senza torcere un
capello alla ragazza. Non abbiamo nulla da temere se riusciamo
a mettere mano sulla documentazione.
Davanti al mio silenzio, si strinse nelle spalle. Come
volete voi allora.
Maxie si fece avanti, e sulla sua faccia di luna piena
c'era un ampio sorriso. Capo, non mi avete permesso
di provare. Se io...
Non fatemi lo stupido. Deep si trova nella stessa situazione
di Benny Mattick. Non sa niente. Non  cos,
Deep?  proprio cos, certo. Se avesse saputo qualcosa,
avrebbe vuotato il sacco per salvare quella donna. Glielo
si legge in faccia, chiaro come il sole.
Chiuso. Ormai potevo essere fatto fuori da un momento
all'altro. Al punto in cui eravamo arrivati, non avevano
pi scelta. Era semplicissimo: dovevo morire.
Holiday infil l'impermeabile e si calc in testa il cappello.
Sembrava un banchiere. Batt un dito sul petto di
Lenny per sottolineare quello che diceva. Lasciatemi una
trentina di minuti di tempo, poi fate di lui quello che
volete. Mi indic, rovesciando il pollice. Tenete con
voi Tony e Ed...
Non ne ho bisogno.
Fate come vi ho detto, replic seccamente. Quando
avrete individuato dove sono Peddle e la ragazza, telefonate
a uno dei nostri gruppi, il pi vicino, e date l'ordine
di entrare in azione. Far in modo che tutti si tengano
pronti. Avranno istruzioni di muoversi solo dietro vostro
ordine. Non importa quello che pu succedere a Peddle o
alla ragazza, ma voi, in qualunque modo, dovrete tornare
qui con la documentazione. Capito?
Sia pure a malincuore, Lenny annu. Ci penso io.
Sulla soglia, Holiday si ferm e si port una mano al
cappello per salutarmi. Sono proprio spiacente, Deep.
Cercate di non volermene. Vi renderete conto, ne sono
sicuro, che in tutta questa storia non c' niente di personale.
Anzi, mi siete davvero simpatico.
Avrei voluto trovare una risposta spiritosa, ma era
troppo quello che mi bolliva dentro e non riuscii a trovare
la frase adatta. Rimasi immobile come un manichino a
guardare Holiday e il suo seguito che uscivano, poi rimasero
soltanto Tony, il suo collega silenzioso e Lenny.
E Lenny sorrideva. Prese un paio di guanti e li calz,
accuratamente.
Tony si alz, si stiracchi e prese una sigaretta. Vado
all'angolo a mangiare qualcosa. Sono digiuno da stamattina.
Il suo collega parl per la prima volta. Porta qualcosa
anche per me. Poi pass nella stanza da letto. Sentii le
molle della rete cigolare sotto il suo peso.
Con un sorriso cattivo, Lenny disse: Era un pezzo
che aspettavo questo momento.
Sputai per terra, davanti ai suoi piedi. Siete troppo
vecchio, maiale che non siete altro. E il vostro cuore 
troppo debole.
Vedremo.
Poi cominci.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Sapevo di essere sul pavimento. Sapevo che avrei dovuto torcermi dal dolore, ma era entrata in azione la strana alchimia del corpo, e l dove avrei dovuto provare dolore avvertivo soltanto una specie di trapano sordo. A ogni pulsazione del cuore la mia testa sembrava una diga investita dalle onde.
Intesi confusamente Lenny che diceva all'altro di venire.
Arriv, di malavoglia, e mi allung una pedata a un fianco. E se lo lasciassimo qui?
Lenny non era pi il vecchio Lenny di una volta. Era in grado di parlare e di riflettere, poteva magari cercare di vivere ancora come una volta, ma, sotto sotto, il tempo lo aveva lavorato e non poteva pi sopportare la vista della violenza.
Portatelo via e non fate domande. Mettetelo nella stanza da letto e restate con lui.
Accidenti, volevo proprio schiacciare un pisolino.
Quando lo avremo fatto fuori, dovremo ancora trasportarlo in quella fetente cava del Jersey. Sono stanco morto.
Dormite su una sedia allora. Ma portatelo in quella stanza.
Per trasferirmi, dovette slegarmi dalla sedia. Me ne accorsi solo per il rumore e per il modo in cui mi faceva rotolare. Avevo mani e piedi assolutamente insensibili.
Tenevo gli occhi chiusi, anche se erano gonfi al punto che nessuno se ne sarebbe accorto se li avessi avuti aperti.
Mi prese sotto le ascelle, mi trascin fino alla stanza da letto e mi lasci cadere, a viso in gi, sul pavimento. Poi, come se fossi stato morto, tale e quale, usc, chiacchier con Lenny e si vers un bicchiere.
Cercai di muovermi e riuscii a rivoltarmi a mezzo. Mi misi in ginocchio e mi piegai per infilare le mani sotto il mio corpo. Impossibile sapere se ci ero riuscito o meno: dalle spalle in gi ogni sensazione era completamente sparita.
Ma il fatto di muovermi ebbe almeno un risultato: risvegli il dolore, un'enorme ondata di dolore che si abbatt su di me, che parve chiudere il mio corpo fra le branchie di una pinza straziante. Uscii in un grido che non mi riusc di trattenere e ricaddi, a viso in gi.
L'unico vantaggio fu che il dolore raggiunse le mani e i piedi, riattivando la circolazione. Non potevo servirmene liberamente, certo, ma sapevo di poterli muovere un poco, e questo, se solo ci sapevo fare, sarebbe stato sufficiente.
Quando ricomparve, lo scagnozzo aveva i due tratti di corda con i quali mi avevano assicurato alla sedia, e si inginocchi per legarmi le mani dietro la schiena. Come ebbe terminato, mi pass qualche giro anche intorno ai piedi, fece un nodo, poi si alz e si butt sul letto come se nulla fosse accaduto.
Nella stanza vicina, Lenny si stava versando un altro bicchiere. Ne butt gi ancora due, nel giro di pochi minuti, bestemmiando fra i denti contro il mondo in generale.
Sul letto, lo scagnozzo incominci a respirare adagio, ritmicamente. Non dormiva ancora, e non potevo prendermi il lusso di disturbarlo. Le mani mi pizzicavano sempre e, bench fossero legate, stavano tornando alla normalit.
Il lavoro non era certo stato fatto da un professionista, e la pressione che ero riuscito a opporre ai suoi sforzi mi
consentiva un minimo di gioco. Dovevo aspettare. Dovevo restarmene immobile ad aspettare fino a quando non avessi giudicato che era giunto per me il momento di scatenarmi.
Per alleviare la tensione, mi costrinsi a riflettere. Cercai di ricordare tutti gli elementi dell'enigma che conoscevo, di riempire i vuoti, di eliminare gli errori.
Perch Bennett era morto?
Era questa la domanda. Vivo, rappresentava una minaccia.
Disponeva di un potere che gli permetteva di allineare le sue forze, politiche e illegali, come voleva.
Holiday stesso lo ammetteva, e Peddle lo aveva dimostrato con la sua presenza al circolo. E altri ancora stavano a provare la verit di questa teoria.
Ma Holiday aveva detto una cosa strana. All'organizzazione, in fondo, Bennett non importava. Era pi semplice tenerlo a bada che non farlo fuori. Perch?
E Wilson Batten allora? Mi aveva rivelato un aspetto di Bennett che anche Helen aveva notato. La mancanza di maturit. Bennett non valeva gran che, in sostanza. La sua idea di grandezza era in realt cos meschina che gli altri potevano permettersi di lasciarlo fare... ma ci che egli possedeva era abbastanza importante perch tutti preferissero tale soluzione, senza riserve.
No, l'organizzazione lo preferiva vivo. Non potevano permettersi il lusso di averlo morto.
Benny? Era possibile che Benny lo avesse ucciso? Molto difficile. Non aveva un coraggio di questo tipo, Benny.
Avrebbe lasciato capire le sue intenzioni e Bennett si sarebbe mosso per primo. O l'organizzazione, che avrebbe colpito Benny se solo avesse saputo che aveva in animo di togliere di mezzo Bennett. In possesso di una documentazione compromettente, Benny sarebbe stato molto pi pericoloso di Bennett.
Poi, c'era la morte di Tally, che avevo quasi dimenticato.
E c'era qualcosa d'altro che avevo trascurato. Chi aveva ucciso Tally aveva ucciso anche Bennett e aveva cercato di uccidere me. Le armi?
Niente grossi calibri, niente poche pallottole ben piazzate e micidiali, come nel caso di Augie, di Lew James e del Gatto.
Niente che lasciasse intuire l'esperienza di un professionista.
Una rivoltella che era una specie di giocattolo e una bottiglia. Robe da ragazzi. Un gioco che aveva messo in moto la macchina e scatenato una serie di delitti ancora ben lungi dal termine...
Certo, era andata cos, fin da principio. Cercai di ragionare come poteva ragionare un ragazzo. Aveva pensato che un tipo come Bennett doveva tenere in casa un bel gruzzolo di danaro e aveva sorvegliato l'appartamento fino a conoscerne alla perfezione tutti gli orari. Quando aveva notato che Bennett e Dixie erano soli, aveva aspettato, e quando Dixie era uscito era entrato lui. Bennett aveva aperto, convinto che fosse Dixie di ritorno, e si era trovato di fronte il ragazzo.
Per il ragazzo si trattava del primo colpo, forse. Aveva premuto il grilletto, una sola, unica volta. Aveva colpito
Bennett al collo... forse Bennett era barcollato e era caduto, senza per questo essere morto. Il ragazzo allora si era abbandonato al panico. Mentre Bennett giaceva per terra, aveva raggiunto l'ascensore ed era sceso, senza neppure pensare a fare bottino.
Cominciavo a sentirmi pi eccitato che mai. Cercai di seguire contemporaneamente e le azioni di Bennett e quelle del ragazzo, e tutto accenn a prendere forma.
Naturalmente, doveva essere stato un piccolo delinquente locale, il membro di una delle tante bande. Bennett lo aveva riconosciuto, aveva capito dove sarebbe corso a rifugiarsi e aveva tentato di tagliargli la strada. Era sceso dalla scala d'incendio e aveva attraversato i cortili sul retro, come avevo fatto io quando ero scattato all'inseguimento di Morrie Reeves, dopo l'assassinio di Augie. Bennett si era diretto verso lo stesso vicolo che Morrie aveva tentato di raggiungere, e mentre correva aveva tamponato con una mano l'emorragia al collo.
Ma non era andato lontano. Una seconda emorragia interna lo aveva ucciso.
Era a questo punto che entravano in ballo i vagabondi notturni. Tally stava rientrando a casa ubriaca quando lo aveva trovato? Bennett doveva essere vicino allo sbocco del vicolo perch fosse possibile vederlo passando sulla strada. Immaginai Tally che, nella sua gioia per quella inattesa scoperta, osservava, felice, il cadavere, gli sputava addosso, poi si allontanava con la certezza che il bello stava per cominciare.
Poi Pedro... aveva alleggerito le tasche del cadavere ed era scomparso dalla scena.
Ma, proprio per la presenza di questi due, il quadro era cambiato.
Dove era rimasto l'assassino per tutto questo tempo?
Perch non era scappato? Era stato visto da Tally o aveva creduto di essere stato visto? Era stato un errore da parte sua ucciderla: Tally non lo avrebbe mai denunciato.
O forse il cadavere giaceva nel retrocortile dell'assassino, pi o meno, e la sua stessa presenza avrebbe rappresentato un inutile pericolo se solo qualcuno si fosse preso la briga di riflettere. Una rivoltella di piccolo calibro significava una banda giovanile. Gli Scorpioni?
Cos, l'assassino aveva riportato indietro Bennett. Bennett non era certo un peso piuma, ma, in preda al panico, anche una vecchia sa fare cose inimmaginabili. Era entrato dal retro, era salito dalla scala d'incendio, lo aveva lasciato nel soggiorno ed era fuggito.
Un piccolo particolare aveva tratto in inganno la polizia.
Bennett aveva perduto molto sangue quando era stato colpito e aveva sporcato ben bene la stanza. Chi poteva pensare che era uscito per venire poi riportato allo stesso posto?
Una piccola rivoltella. Il colpo di un ragazzo. Un assassinio semplice, stupido, e si era scatenato l'inferno.
Nell'altra stanza, Lenny ruppe una bottiglia. Bestemmi quanto bastava per lasciare capire che era ubriaco e si trasfer, barcollando, nel soggiorno. Avevo la testa voltata e potevo vederlo attraverso la porta. Si arrest sulla soglia per strillare un'ultima bestemmia, poi entr nella stanza buia.
Quel maledetto circolo! Quella banda di fetenti mascalzoni!
Bevve un altro sorso e si chiuse il battente alle spalle.
Buffo, in un certo senso. Anni addietro era stato creato un circolo in una cantina, e le ripercussioni di questo episodio non erano ancora terminate. Nessuno riusciva a scuotersele di dosso. Il circolo dominava l'esistenza di tutti coloro che vi avevano fatto parte.
Nostalgia? Sentimentalismo? Ambiente?
Come avevo detto a Helen, tutto si ricollegava al circolo.
Poi la verit mi balen improvvisa davanti agli occhi, come una bomba, lasciandomi senza fiato.
Gi, era proprio cos. Tutto aveva il suo posto. Quello che sapevo io, quello che sapeva Helen, quello che sapeva Batten, quello che sapeva Roscoe, quello che sapeva Lenny, quello che sapeva Holiday... tutto trovava il suo posto, formava un insieme chiaro, e ogni momento poteva essere troppo tardi per accendere la miccia.
Ora, sul letto, lo scagnozzo aveva un respiro profondo e regolare. Provai le corde, con la massima precauzione.
Lasciai penzolare le mani inerti in modo che l'attivit muscolare non le facesse gonfiare, poi attaccai la difficile e lenta operazione di tendere e allentare i nodi.
Due volte l'altro si volt, brontolando qualcosa, nel sonno, ma poi torn a immobilizzarsi. Ogni volta attesi fino a quando fui ben sicuro che non aveva udito il rumore quasi impercettibile che facevo, poi ripresi a lavorare alle corde.
Una mano si liber, a costo di una grossa spellatura, e allora sciolsi prima anche l'altra e poi i piedi. Rimasi immobile per qualche istante, per accertarmi che tutto procedeva per il meglio. Poi mi alzai e feci quello che dovevo fare allo scagnozzo disteso sul letto.
Non fu affatto difficile.
Era svenuto, imbavagliato e respirava a fatica attraverso il naso quando lo legai, mani e piedi, con un tratto di corda che non sarebbe certo riuscito a sciogliere. Come ebbi terminato, udii il telefono che squillava e Lenny che si muoveva per rispondere. Disse: S, s, ho capito, poi riagganci il ricevitore, torn a sollevarlo e compose un numero. Come ebbe la comunicazione, chiese: Dave? In quanti siete? S, sei basteranno. Holiday ha telefonato? Bene, allora sapete che per questa spedizione dovete ricevere ordini da me. No, restate. Voglio esserci anch'io, e non dovete quindi muovervi senza di me. Restate in zona e, quando arrivo, potrete cominciare. Fate fuori Peddle, ma prendete viva la ragazza. Ce la sbrigheremo
dentro, e nessuno sentir niente. No, mi conoscete. Arriver con l'autocarro bianco e rosso del ristorante. Non appena lo vedete, entrate in azione. Ma aspettate che arrivi io, intesi? Brontol qualcosa mentre riagganciava, usc in una breve risata, fece tintinnare il ghiaccio, bevve un sorso e mise gi il bicchiere. Lo sentii dirigersi verso la porta. Scivolai dietro il battente. Aveva ancora lui la mia rivoltella.
L'alcool e la luce gli avevano annebbiato i sensi e gli occhi. Dovette credere che sul letto ci fossi io e che il mio
custode si fosse addormentato sulla poltrona. Si ferm sulla soglia, sogghignando.
Siete spacciato, Deep. Sapete perch vi ho lasciato vivere fino a questo momento? Perch volevo farvi sapere che cosa  successo a Helen. Sapete dove l'ha portata Peddle?
Alla vecchia sede del circolo. E sapete perch? Perch lei sa che in qualche posto ci sono i documenti, e Peddle vuole che glieli trovi. Solo che Peddle non vivr abbastanza per servirsene, e nemmeno la ragazza, quanto a questo.
Stringeva in pugno la mia rivoltella e sollev il grilletto.
Prima di muovermi, avrei voluto dirgli che Helen non sapeva niente. Aveva portato l Peddle perch lui era gi riuscito a farle dire qualcosa. Ricordava quello che le avevo detto... che tutto si ricollegava a quel maledetto circolo.
Le restava poca scelta... se lo avevo detto, dovevo aver saputo quello che mi dicevo. C'era ancora una remota possibilit che potessi arrivare l in tempo.
Tempo!
La pallottola and a conficcarsi nel soffitto quando il dito spezzato di Lenny premette il grilletto, poi la sua spalla si slog e il grido che gli stava salendo dalla gola si tronc netto: era svenuto. Non mi riusc difficile ripetere su di lui la stessa operazione che avevo gi fatto con il suo collega. Lo immobilizzai con l'altro tratto di corda, recuperai la rivoltella, feci scivolare un colpo in canna e la sistemai nella fondina.
Uno scalpiccio nel corridoio e la porta si spalanc.
Quando mi vide rannicchiato sulla soglia, la rivoltella puntata, Tony si strinse nelle spalle con aria rassegnata e brontol: Lo avevo detto a Holiday che bisognava farvi fuori.
Lasciate cadere la vostra artiglieria, Tony. E niente scherzi.
Non fece discussioni. Lasci cadere l'arma, la scost con un piede, senza che glielo ordinassi e si irrigid. Avete accoppato gli altri? Non risposi, e allora continu, amaro: Bene, ci siamo allora, credo. Volete farmi il piacere di sbrigarvi?
Sono l dentro, dissi.
Sogghign. Grazie, amico. Era un vecchio del mestiere che parlava a un altro professionista. Si volt, attese e, quando lo colpii, cadde proprio in perfetto stile.
Per immobilizzarlo, mi servii della sua cintura e dell'antenna della televisione.
L'autocarro era nel cortile sul retro. Le chiavi di accensione erano al loro posto e il motore part subito. Diedi un'occhiata all'orologio e capii che dovevo sbrigarmi se volevo trovare tutti i semafori aperti. A quell'ora il traffico era scarso, ma, per fare in fretta, non bisognava pigiare sull'acceleratore: meglio invece sincronizzarsi sui semafori per non farsi fermare dagli agenti o disturbare dai taxi che sbucavano dalle traverse.
Innestai la prima e mi avviai gi per il vicolo, dietro il fascio luminoso dei fari. Misi subito le mezze luci. Aveva incominciato a piovere, e allora cercai a tentoni il comando dei tergicristallo che presero a muoversi ritmicamente a pochi centimetri dalla mia faccia.
Il tempo? Quanto me ne restava?
Svoltai nella Strada.
La Strada.
Sempre cos l'avevamo chiamata e ancora la chiamavamo. A met della Strada c'era il circolo.
Per molti, era la matrice. La madre. Ne uscivano e ci tornavano. Ricordai la parola d'ordine che avevo dimenticato anche se era stata pronunciata cos spesso davanti a me da tanta gente.
Sentimentale.
Rallentai in modo che chi stava di guardia potesse vedere l'autocarro. Non riuscivo a scorgerli, ma sapevo che c'erano.
Sentimentalismo. Anch'io ne avevo la mia parte. Per ventisei anni avevo conservato quella rivoltella. Rappresentava, a suo modo, un simbolo, un pro-memoria. L'agente al quale l'avevo prelevata era stato abbattuto, un anno pi tardi, da uno specialista dello scasso, e non avevo pi avuto motivo cos di preoccuparmi che cercasse di rintracciarmi per recuperarla. Era la mia prima arma da fuoco, la sola e unica che avessi mai avuto. Era un'amica che mi aveva aiutato a cavarmela in molte situazioni difficili. Me la sentivo addosso, tiepida contro il corpo. Funzionava perfettamente. Era ancora pronta a entrare in azione.
Mentre passavo davanti all'edificio, osservai la facciata attraverso la pioggia. Nessuna luce filtrava dalle finestre, ma questo non stava a indicare certo che nell'interno non era in corso qualcosa. Percorsi tutto l'isolato, svoltai l'angolo e mi fermai. Spensi il motore, attesi per un buon minuto, poi vidi un tale traversare la strada come un'ombra e avvicinarsi alla cabina.
Apr la portiera, si scosse la pioggia dalla testa e disse, senza alzare gli occhi: Le sue due guardie del corpo sono entrate dieci minuti fa circa. Volete che... Si interruppe e, quando mi vide, il suo viso assunse un'espressione sbalordita.
Non gli lasciai il tempo di reagire. Lo colpii con il calcio della '38 alla tempia, lo issai a bordo e lo lasciai sul sedile.
Ci sarebbero volute ore prima che si svegliasse. Sei, aveva detto Lenny. Ora ce n'erano cinque. Avrebbero pensato che me lo ero tenuto con me e sarebbero senz'altro entrati in azione.
Era una cosa che non mi spiaceva affatto. Mi sorpresi a sorridere, anche se non c'era niente di divertente.
Henny se l'era cavata bene. La porta sul retro era inchiodata, in barba ai regolamenti antincendio, alla comodit e al buon senso, e il lavoro era stato condotto a regola d'arte. Non c'era tempo per forzarla, e ogni chiodo saltato sarebbe stato qualcosa di simile a un campanello d'allarme.
Ma c'era un'altra strada: la finestra della carbonaia, pi grande delle altre e sempre aperta. Nemmeno quella era cambiata.
Scivolai, a piedi in avanti, su un mucchio di carbone, chiusi l'anta, cercando di fare quanto meno rumore era possibile. A tentoni, trovai il fermo della porta, lo sollevai e uscii. Era buio pesto, ma conoscevo tutta quanta quella casa, centimetro per centimetro.
La lampada, incrostata di sudiciume, si accendeva quando la si avvitava a fondo. In una frazione di secondo, la luce mi riport indietro di tanti e tanti anni. Ecco la caldaia panciuta, ancora in grado di funzionare malgrado gli squarci nella copertura di amianto. Sul lato opposto, scaffali carichi di roba di scarto di ogni genere.
C'era uno strato di polvere dappertutto... salvo che in un punto. Era l che si poteva infilare una mano dietro gli scaffali e scostarli dal muro.
Scivolavano ancora facilmente sulle ruote unte di grasso che la ruggine non era riuscita ad attaccare. Il vano nel muro, dietro gli scaffali, era il vecchio arsenale dei membri del circolo. Un coltello da macellaio, due tubi di piombo, una rivoltella avvolta nel cellophane e quattro scatole di proiettili da '22 corta erano ancora l, a testimonianza del passato.
Ma si vedeva il punto dove c'era stata un'altra rivoltella; qualcuno aveva aperto la scatola dei proiettili e ne aveva prelevato uno per l'arma scomparsa. Qualcuno che aveva fretta.
Nostalgia?
Il vecchio circolo aveva qualcosa per tutti. Nostalgia era la parola esatta. Una forza misteriosa spingeva tutti a tornare. Sempre.
Per esempio, quando qualcuno aveva bisogno di una rivoltella. Non si trovano dappertutto le rivoltelle a New York, e, se si voleva che nessuno sapesse, c'era sempre il buon vecchio circolo, con il suo arsenale.
Qualcuno aveva ricordato.
Nostalgia? Sempre la stessa risposta. Il mio amico Bennett e il suo modo di pensare, solo che lui non era mai riuscito ad arrivare alla maturit. Era rimasto ai vecchi tempi, e, anche se era diventato importante, era rimasto in un certo senso il ragazzino incapace di liberarsi della sua nutrice. Era stata quella la sua casa. Quando era diventato ricco, non era riuscito, inconsciamente, a rinunciarvi, e l'aveva riprodotta il pi fedelmente possibile per sentirsi a suo agio.
Ma tornava sempre all'originale. Dopo tutto, era l'unica cosa reale che avesse mai avuto, la sola, vera donna, quella che lo aveva generato e nutrito, quella che, secondo lui, aveva generato e nutrito anche me. Eravamo, in sostanza, fratelli, figli della stessa madre.
Era l che era venuto a fare la sua offerta, in quel grembo dove sapeva che avrei cercato perch avevamo la stessa madre.
Si era sbagliato, ma non lo aveva saputo allora.
Trovai il posto dove avevamo l'abitudine di nascondere le nostre cose pi preziose, le cose che allora consideravamo pi importanti. Era l che lasciavo la rivoltella, perfettamente oliata e con la fondina bene ingrassata, per conservarla in perfetto stato. Ed era l che Bennett conservava le cose sue.
Si toglieva un blocco di cemento. Si allungava un braccio nel vano.
Ed eccolo.
Qualcosa di simile a un fascio di lettere d'amore. C'erano lettere, infatti. C'erano fotografie. C'erano riproduzioni
fotostatiche di documenti e documenti originali. Poca roba. Ma pi che sufficiente.
Quanto bastava per fondare un impero. E lo aveva fondato, lui.
Rimisi tutto a posto per il momento e passai nella sala principale del vecchio circolo. Un'unica stanza, molto grande, con un vano nascosto da una tenda, poltrone e casse e, in un posto particolare, bene in vista, una radio che una volta era stata a rappresentare un simbolo di autorit.
In un angolo, il telefono. Il simbolo supremo dell'importanza per un circolo giovanile.
Bennett aveva capito questo simbolismo.
Sopra la mia testa, l'impiantito scricchiol. Mi irrigidii, con la precisa impressione che un grido soffocato avesse rotto il silenzio. Vacci piano. Non precipitarti. Tutto va fatto nel migliore dei modi. Continuavo a ripetermelo. Non devi correre rischi. Le tue probabilit di successo sono scarse e il prezzo da pagare troppo alto.
Sollevai il ricevitore, chiamai l'ufficio informazioni e chiesi, a voce bassa, il numero di Roscoe Tate. Me lo diedero, lo feci e, dopo qualche squillo a vuoto, ebbi la linea.
Domandai, a bassa voce: Roscoe?
S.
Deep.
Non ci furono osservazioni ironiche questa volta. Aveva visto il massacro nella casa d'affitto e, anche senza aver letto i giornali, sapevo che doveva averlo sfruttato al massimo.
Un altro colpo sensazionale, amico.
Vi ho gi detto che non voglio piaceri da voi.
Ma questo vi riuscir quanto mai gradito.
Avanti, vuotate il sacco.
 finita, amico mio. La banda  spacciata. Fra cinque minuti si faranno a pezzi a vicenda, e quelli che se la caveranno dovranno sparire perch i documenti sono in mano mia. Ho trovato l'archivio di Bennett, e mi divertir a mettere con le spalle al muro quei miserabili maiali, come ai vecchi tempi, per togliermi il gusto di vederli piagnucolare.
Dove siete, Deep?
Al vecchio circolo. Prendete la matita e venite subito. Sar il colpo pi grosso della vostra vita... il pezzo che avete sempre desiderato di scrivere. La vecchia banda, tutta in un unico necrologio.
Deep...
Ma fate attenzione, continuai. Tengono prigioniera Helen al piano di sopra, e devo prima liberarla.
Sogghignai, e lui dovette indovinarlo. Forse tutto andr secondo i vostri desideri, amico mio. Pu darsi che non ce la faccia, ma  necessario che qualcuno venga qui per occuparsi dell'irlandese.
Prima che potesse rispondermi, interruppi la comunicazione.
Feci un'altra telefonata soltanto. Non potevo permettermi il lusso di correre rischi. Senza appoggi, sarei riuscito al massimo solo in parte, non di pi. Le due bande si disputavano Helen, e, se ci fossero stati dei dubbi sulla vittoria, per lei sarebbe stato meglio morire che vivere.
Il centralino mi diede un numero, colui che mi rispose me ne indic un altro e riuscii a mettermi in comunicazione con il sergente Hurd a casa sua. Dissi: Non parlate, limitatevi ad ascoltarmi. E gli esposi la situazione.
Mi rispose con una voce gelida e carica di veleno.
Non morite, Deep. Vi voglio tutto per me.
Risi. In questo caso, amico, sarei sempre perfettamente in grado di farvi fuori come e quando voglio.
Non morite, Deep, ripet, se ne avete il coraggio.
Ora ne ero sicuro. C'era stato un grido al piano di sopra.
Riagganciai e impugnai la rivoltella. Salii le scale fino allo stretto atrio, e manc poco che inciampassi in Henny.
Era vivo, ma il sangue gli gocciolava da uno squarcio nella testa. Stringeva ancora in mano una torcia elettrica, e io gliela presi, la provai e la spensi.
Il quadro ora appariva abbastanza chiaro. Hugh Peddle era arrivato, aveva randellato Henny e probabilmente aveva fatto un rapido giro dell'edificio assieme a Helen. E, quando si era accorto che Helen non sapeva dirgli niente di preciso, aveva chiamato i suoi scagnozzi, che non dovevano probabilmente trovarsi in gran forma, ma che comunque sarebbero riusciti meglio di lui a torturare una donna. Era spietato, Peddle. Dare ordini rappresentava il suo forte, ma badare personalmente a far
cantare qualcuno era tutta un'altra faccenda.
Mi avviai su per le scale. Rifletti.
Cinque contro tre. Sette rivoltelle, probabilmente, o otto se anche Peddle era armato.
Un nuovo grido, e ne individuai subito la direzione.
Erano all'ultimo piano, e, attraverso le pareti, riuscivo ad afferrare i comandi appena mormorati. Anche gli altri li avevano sentiti.
Solo che questa volta ero io a essere in vantaggio.
Conoscevo ogni angolo dell'edificio molto e molto meglio di loro. Una finestra del pianerottolo dava su una vecchia scala da incendio. Era tutta arrugginita, la scala, ma si trattava di un rischio che dovevo correre. Particolare straordinario, la finestra si apr senza il minimo rumore. Tutto considerato, bisognava riconoscere che Henny era un custode coscienzioso.
Helen era nella sala grande, distesa sul pavimento, i capelli neri che le ricadevano in disordine sulle spalle, il vestito sollevato tanto da rivelare le cosce bianche e lisce.
Hugh Peddle non guardava. Se ne stava appartato in un angolo a fissarsi le unghie, mentre Al, quello stesso che avevo centrato con un proiettile in un braccio, era sopra Helen, a gambe larghe. Aveva il braccio infilato in una benda a tracolla, e quello che stava facendo lo divertiva palesemente. Si era arrotolato uno straccio intorno alla mano valida, per non spellarsi le nocche, e a pochi passi di distanza da lui un tale che non conoscevo si godeva la scena, soddisfatto.
Mirai accuratamente la nuca di Al, per essere ben sicuro di non fallire il colpo. Aveva gi il piede sollevato, si preparava ad allungare un calcio, ma, non appena si fosse mosso, il cervello gli sarebbe uscito dalla faccia.
Il dito piegato sul grilletto, cominciai a premere, pronto ad abbattere subito dopo Hugh e l'altro, quando qualcuno strill e Hugh si gir di scatto verso la porta in fondo al locale e disse: Chi ?
Spegnete la luce, fece Al.
Hugh allung una mano verso l'interruttore, lo fece scattare e tutto piomb nelle tenebre.
La porta era stata chiusa a chiave, ma, sotto una raffica, la serratura salt. Hugh usc in un grido e corse verso l'altro lato del locale. Non era un professionista come gli altri due, che risposero a loro volta con una raffica, poi si precipitarono a cercare riparo dietro ai mobili.
Rimisi a posto la rivoltella. Non avevo un secondo da perdere. Scivolando sul pavimento, raggiunsi Helen e la trascinai via. Intanto quelli che stavano fuori erano riusciti ad aprire la porta. Qualcuno grid di accendere subito la luce.
Ella cerc di dibattersi fino a quando le dissi di stare tranquilla. Non appena riconobbe la mia voce, il suo corpo si rilass in un evidente sollievo.
Procedemmo centimetro per centimetro sul pavimento, raggiungemmo il vano nel muro e ci riparammo dietro l'angolo.
Alle nostre spalle, il fragore delle detonazioni era incessante, i proiettili si conficcavano nel muro o rimbalzavano sugli oggetti metallici. Qualcuno cominci a urlare senza pi smetterla.
Chiesi: Ti hanno fatto male?
No. Avevano appena cominciato... a torturarmi.
Dobbiamo scendere una rampa e sottrarci all'azione.
Va bene.
La spinsi oltre il davanzale, le guidai i piedi sui gradini arrugginiti, sperando che tenessero fino a quando non fossimo arrivati di sotto.
Fummo fortunati e ce la facemmo. La sparatoria si plac un istante, poi riprese, violenta. Uno scalpiccio sulle scale, e ci appiattimmo contro il muro. Poi continuammo la discesa, ci fermammo al primo pianerottolo e tagliammo verso il retro dove un'altra rampa portava ai sotterranei. Mi fermai e tesi l'orecchio.
Sopra di noi, una voce stava gridando che era finita, e la sparatoria si interruppe bruscamente. Poi, un'altra voce: avevano trovato Al e l'altro e Peddle tutti e tre morti. Ma qualcuno non doveva sentirsi proprio sicuro, perch ci fu un'altra detonazione e tutti scoppiarono a ridere.
Quando non trovarono Helen fecero il giro della sala e capirono allora che cosa era successo, solo che pensavano che se la fosse sbrigata da sola. Un ordine breve, secco, e subito dopo uno scalpiccio gi per le scale.
Presi per un braccio Helen e la pilotai nella vecchia sede del circolo, in cantina.
Fuori, sulla strada, il sinistro ululato delle sirene si andava avvicinando sempre pi. L'epilogo era ormai vicino.
I nostri inseguitori non ci raggiunsero. Si fermarono quando si accorsero che la polizia stava per arrivare e, da buoni professionisti, afferrarono la situazione. Cercarono una via d'uscita anche se, sempre da buoni professionisti, sapevano certo che la polizia doveva gi aver circondato l'edificio.
Rannicchiati nel pallido riflesso di luce che filtrava dalla carbonaia, udimmo i poliziotti che fracassavano la porta mentre la sparatoria riprendeva. Da coscienziosi lavoratori, i ragazzi intendevano andare fino in fondo, dal momento che ormai non avevano pi nulla da perdere.
C'erano tre cadaveri di sopra, e la mano della giustizia li avrebbe comunque colpiti. Tanto valeva morire sparando, con una palla in corpo, piuttosto che finire miseramente sulla sedia elettrica.
Helen disse: Deep...
Non ho sparato nemmeno un colpo, io, risposi.
A tentoni, mi prese il viso fra le mani e lo avvicin al suo. Aveva le labbra gelide e la sentivo tremare fra le mie braccia.
Ti prego, Deep... non capisco.
Stammi a sentire...
 venuto Hugh Peddle. Ha voluto che gli ripetessi quello che mi avevi detto tu.
Le strinsi forte una spalla. So che cosa ha fatto.
Credeva che sapessi.
Si sbagliava.
Una detonazione pi forte delle altre. Un incrociarsi di sibili, una voce che impartiva ordini proprio sopra le nostre teste. Altre sirene si andavano avvicinando, circondavano l'isolato. Come in un'incursione aerea, pensai.
La morte a pochi passi di distanza. Si sta rannicchiati nel buco di una cantina e si sente la morte di sopra.
Dissi: Ho telefonato a Roscoe. Deve assistere a questa scena. Ne ricaver un pezzo formidabile.
Ma... ti odia.
Ha sempre odiato tutti, pupa.
Si accorse che il tono della mia voce era cambiato.
Che cosa vuoi dire?
Eri per caso fidanzata a Bennett?
Helen si scost e mi guard fissamente. Aveva una guancia gonfia, ma era sempre molto bella. No, Deep. Me lo ha chiesto, ma io gli ho risposto di no. Sai qual'era il mio scopo.
Lui non lo sapeva. Credeva di averti conquistato. Aveva l'intenzione di comunicare a tutti i ragazzi il grande segreto: che ti avrebbe chiesto di sposarlo.
Ma come poteva...
La interruppi. Non  mai diventato adulto. Continuava sempre a pensare come ai vecchi tempi del circolo, tienlo presente. Gli stavi vicino, e per lui era come se tu fossi sua.
Era pazzo! Io non ho mai...
Avevi detto a Roscoe che ti aveva chiesto di sposarlo?
S, ma...
La sparatoria aumentava d'intensit. Una parte dell'intonaco del soffitto si polverizz e piovve su di noi come neve.
Lentamente, come in sogno, Helen si gir verso di me. I suoi occhi neri erano sbarrati. Aveva capito che cosa pensavo, ma non poteva crederci. No, Roscoe no, disse.
Il tuo fratellastro.
No, era soltanto un figliastro di mio padre, in conseguenza a un precedente matrimonio. Non  mai stato mio fratello.
L'ultimo tocco. Affare chiuso.
 sempre stato innamorato di te, dissi.
Oh, no! Mi nascose la faccia contro il petto, e seppi allora che dovevo raccontarle tutto.
 stato Roscoe, pupa. Ci odiava gi abbastanza, tutti quanti, ma tanto tempo fa tu eri mia e lui lo sapeva. Ti desiderava, e il fatto che fossi mia ha sconvolto la sua vita. Si  fermato in questo rione solo per vomitare il suo odio su quello che ti aveva allontanato da lui.
Io ero gi scomparso da un pezzo. Gli psicopatici trovano sempre il modo di creare nuovi obiettivi per il loro odio, e tu in questo lo hai aiutato. Poteva far fronte a tutti, ma non a Bennett e a me. Quando Bennett ti ha chiesto di sposarlo, ha perduto la testa. Completamente. Era come se io fossi tornato. Era come ai vecchi tempi.
Non riusciva ancora a capire. Era una cosa che superava la sua immaginazione.
 impazzito, cara. Riusciva soltanto a pensare al miglior sistema di uccidere Bennett ed  tornato anche lui ai vecchi tempi. Non aveva rivoltelle, ma sapeva dove noi le tenevamo nascoste una volta.  andato l, ha aperto il nostro arsenale e ha trovato un'arma di piccolo calibro.
Se la rivoltella non ci fosse stata, forse sarebbe riuscito a ritrovare il suo equilibrio. Forse avrebbe compreso che cosa stava per fare, ma c'erano ancora un paio di armi e scatole di munizioni nel vecchio nascondiglio dietro gli scaffali, e lui ne ha presa una e l'ha caricata.
Bennett  stato ucciso una sera. Presto. Un'ora assolutamente insolita per un delitto. Non erano ancora le dieci, e alle dieci i professionisti non si sono ancora messi sul piede di guerra. Roscoe  salito, ha sparato a Bennett, che aspettava Dixie,  fuggito ed  passato davanti al vicolo dove Bennett si era precipitato. Perch non lo aveva ucciso, capisci. Quando si  accorto che Bennett lo inseguiva  corso verso il suo sacrario personale... il locale di Hymie che era ancora aperto. Il pensiero che qualcuno potesse sospettarlo lo ha terrorizzato, e allora, con la frenesia tipica degli psicopatici, ha fatto l'impossibile... ha trasportato di nuovo Bennett fino al suo appartamento e ve lo ha lasciato.
Annuii.
Ecco come sono andate le cose. Aveva perduto la testa Era pazzo da legare. Ma era anche qualcosa d'altro.  diventato qualcosa di simile a un catalizzatore. Ha fatto qualcosa di terribile per il mondo dove viveva. Ha tolto di mezzo Bennett, ma ha fatto tornare me. Ha provocato una catena di reazioni, ha scatenato forze di cui non sospettava neppure l'esistenza e, nella sua follia, non ha mai realmente pensato a quello che aveva fatto.
Di sopra un mitragliatore fece sentire la sua voce. Un altro grido. Sparavano tutto intorno alla casa, e le armi, le macchine e le voci componevano una cacofonia che rappresentava una musica perfettamente adatta alla citt. Era un momento straordinario, eccezionale.
La prima volta era pazzo, dissi. La seconda no.
Che cosa? La sua voce era incerta.
Roscoe ha ucciso Tally, irlandese.
Lui... no!
Ma sapeva che avevo ragione. Non era pazzo la seconda volta. Sapeva quello che faceva. Si  spaventato quando gli ho detto che Tally aveva sputato sul cadavere di Bennett. L'ho spaventato ancora di pi quando gli ho raccontato del furto di Pedro. Ha pensato che lo avevano visto fuggire, o forse riportare indietro il cadavere. Ha attaccato Tally con la sola arma che aveva a portata di mano: una bottiglia. La stessa con la quale per poco non ha fatto fuori me.
Ecco che cosa ho trascurato. Da principio  stato un lavoro semplicissimo, il colpo di un dilettante. Ma la posta in ballo era cos alta che ho pensato di aver a che fare con specialisti i quali cercavano di nascondersi dietro una cortina fumogena. Una mossa del genere sarebbe stata molto intelligente.
Ma Tally... mormor.
Non era pazzo allora, bimba. Cercava di coprirsi le spalle. _ Scommetto che presto si trover da qualche parte il cadavere di un piccolo messicano, Pedro, con la testa fracassata o con la gola squarciata.  un campo che Roscoe conosce. Se lo vuole,  in grado di rintracciare chiunque, lui.  intelligente e furbo come me, ma adesso si trova con le spalle al muro.
Dalle tenebre della carbonaia, Roscoe disse: Niente affatto, Deep.
Non riuscivamo a vederlo, ma dalla sua voce si intuiva la pazzia. La sua mano si tese dall'ombra impugnando una pistola, se si poteva chiamarla tale, anche se aveva gi ucciso due persone. Molto tempo prima Bennett l'aveva usata per abbattere John lo Spagnolo, recentemente Roscoe aveva ucciso con quella Bennett, e ora restava ancora un altro proiettile destinato a me. Io dovevo essere fatto fuori subito perch, una volta tolto di mezzo, gli sarebbe stato facile spacciare Helen e non troppo difficile spiegare i delitti, soprattutto se si teneva presente che era pazzo e che aveva molte aderenze.
Era dritto di fronte a noi, la rivoltella puntata alla mia testa con quella micidiale precisione che in genere i dilettanti
non hanno ma che i pazzi inventano.
La morte era tutto intorno a noi. Di sopra, la sparatoria era rallentata, si era fatta intermittente, era bruscamente
cessata. Uno scalpiccio di piedi sulle scale... richiami... si contavano i cadaveri.
Doveva succedere.
E fu quasi subito.
Qualcuno aveva trovato la porta che dava sulla vecchia cantina.
Il circolo.
Noi.
Ci ricordate? Eravamo noi i pezzi grossi.
Il tempo. Sempre questo stesso fattore che ci condizionava.
Ce n'era appena quanto bastava. Poteva abbattere me e picchiare a morte lei. Niente fastidi. Avrebbe trovato modo di spiegarsi. Era furbo, lui. Poteva agire, giustificarsi e poi, per soprammercato, ricavare da tutto un articolo. Pensai a quello che avrebbe potuto fare e seppi che tutto gli sarebbe riuscito facile, elementare.
Helen disse: Non importa. Ormai  finita, vero?
Sapevo che era pronto, al riparo delle tenebre. La rivoltella era piccola, ma mi sembrava di vedere quella bocca micidiale, immaginavo perfino il minuscolo confetto di piombo pronto a fracassarmi la fronte. Bennett aveva concepito quell'arma con il preciso scopo di uccidere, e mancare il colpo sarebbe stato quasi impossibile. Era un pazzo lucido, quell'uomo, aveva gi pensato a tutte le risposte e io rappresentavo l'ultimo ostacolo che si parava sulla sua strada.
Ci restavano solo pochi secondi, e lo sapevamo tutti.
Helen mi strinse forte il braccio, come se volesse buttarsi davanti a me, ma la scostai bruscamente e attesi che Roscoe giocasse le sue carte.
Siete morto, Deep. Lo disse con una voce stranamente contratta. Siete arrivato alla fine della vostra tratta.
Davvero?
Come tutti gli altri. Avete pagato il biglietto e avete fatto la vostra corsa.
Avete sentito quello che ho detto, vero?
Ho sentito tutto.
Siete pazzo, Roscoe.
Diciamo che lo ero. Ora, come avete spiegato voi, sto proteggendo me stesso.
Siete ancora pazzo.
Non pi.
S invece, amico mio. Avete dimenticato il punto essenziale.
Una pausa, poi: Continuate.
La corsa in tram.
E con questo?
Ho pagato. Posso scendere quando voglio. Ricordate il vostro paragone del tram?
Lo ricord. Da quel dilettante che era, si precipit, urlando, oltre la porta, con la stessa rivoltella che aveva ucciso Bennett, ma che questa volta era destinata a me.
Helen grid, perch si rendeva conto solo in parte di quello che stava succedendo. Impugnai fulmineamente la mia arma e sparai. Colsi Roscoe Tate nell'occhio destro, e il suo cervello and ad appiccarsi al muro della cantina.
Sembrava terribilmente striminzito nella morte, un ometto che aveva alimentato un odio profondo nei confronti di tutti coloro che una volta aveva tanto invidiato.
Non era stato il proiettile a ucciderlo. Era stata la Strada.
Era stato ucciso molto e molto tempo prima e non se n'era mai reso conto.
Roscoe Tate era morto quando aveva assaggiato la paura e, invece di sputarla fuori come noi, si era costretto a inghiottirla. Era stato ucciso quando si era lasciato legare da un desiderio di vendetta alla Strada, torturandosi fino a quando non era avvenuta l'esplosione.
Helen, le mani strette sulla bocca, aveva l'espressione di un animale braccato. Il sangue prese a gocciolarle improvviso
sulle labbra, macchiandole i denti di rosso. Ma non guardava quello che giaceva sul pavimento.
Guardava me.
Ora i sibili della polizia si infittivano sopra le nostre teste. Altre voci, rumori che non promettevano niente di buono. Qualcuno apr bruscamente la porta, e un fascio di luce balen, incerto, nella cantina.
Sapevano dove eravamo!
Dovevi farlo, ella disse. Dovevi!
La guardai, corrugando la fronte, guardai la rivoltella che stringevo in pugno e la rimisi nella fondina.
Helen...
Gli occhi che l'isterismo aveva tenuto sbarrati si inondarono improvvisamente di lacrime, e ella lasci cadere le braccia lungo i fianchi, in un gesto di impotenza. Le labbra erano gonfie l dove le aveva morsicate, e un singhiozzo soffocato le sal dal petto.
 stato necessario che tu lo uccidessi, Deep. Perch?
Helen...
Udivo appena la sua voce. Perch non hai ucciso me, Deep? Tutto sarebbe stato cos pi facile. Cercai di interromperla,
ma lei continu: Lo hai ucciso, ma avresti dovuto uccidere me. E, in un certo senso, lo hai fatto.
Ti prego, Helen...
Scosse la testa, riassumendo in un gesto tutto quanto c'era di futile in quella tragedia. Che cosa c' da dire, Deep? Ho dovuto amarti. Ho dovuto innamorarmi pazzamente di te. Avrei dovuto sospettarlo. Tutto questo disprezzo insensato della vita, della pace, della felicit facevano parte anche di me da principio, ma me ne sono liberata. Li odiavo. Non ne volevo pi sapere: ho persino cercato di combatterli. E adesso, eccoli di nuovo, per colpa tua.
Feci per parlare, ma me lo imped con un cenno della mano.  inutile, Deep. E finita ormai. Ti avrei aspettato per sempre, se avessi dovuto. Eri tu il mio uomo. Lo sapevi, vero?
Annuii, in silenzio.
Gli occhi lucidi di lacrime, mi sfior il viso con una mano.
Non mi importava quello che facevi. Non mi importava quello che eri l da dove sei venuto perch eri mio e io ero tua, e un giorno ci saremmo ritrovati, anche per poco tempo, anche molto, molto vecchi.
Dissi: Non vengo da molto lontano, Helen. Non nello spazio. Soltanto nel tempo.
Mi ascoltava, ma non mi sentiva. Tu invece hai rovinato tutto, Deep. Hai commesso il solo delitto per il quale non esiste perdono. Hai fatto l'unica cosa che non avresti dovuto fare. Quando lo hai ucciso hai buttato al vento il nostro amore e le nostre speranze.
Le lacrime le colavano dagli occhi, le scintillavano umide sulle guance. Se soltanto tu fossi stato... Esit. ... non importa chi, la cosa non avrebbe avuto importanza... Non sarebbe stata cos terribile. Ma quando si fa parte di qualcosa... come tutto questo... Si interruppe, singhiozz e torn a premersi una mano contro la bocca.
Ora si poteva sentirli mentre scendevano la scala, cautamente.
...allora  finita. Adesso c' soltanto la morte. Hai commesso il solo delitto per il quale non esiste perdono. Non c' difesa possibile. Sei uno di loro, Deep, e quando uno di loro uccide la legge uccide lui.
Ora la legge sta per impossessarsi di te, e quando tu morirai morir anch'io. Ecco che cosa hai fatto. In un secondo hai distrutto tutto quello che avevamo. Avresti dovuto lasciare che mi uccidesse. Avresti dovuto lasciare fare a lui.
Una voce chiese un mitra e ci fu uno scalpiccio sulle scale. Ce n'erano altri, pronti a far fuoco, e incominciarono a scendere, un gradino via l'altro.
Dissi: Helen... ti amo.
Sorrise, triste, gli occhi annebbiati da lacrime amare.
Lo so, e adesso  troppo tardi. Non ci resta nemmeno pi la speranza, e ne avevamo tanta. Tanta.
Alle nostre spalle, raggiunsero il fondo delle scale.
Sorrisi allora, convinto, e in un lampo ella cap che, se anni addietro due ragazzi avevano deciso di dividersi il mondo, ci non significava che di necessit tutti e due avrebbero rispettato il patto, che lungo il percorso il peggiore si era accorto come scendere dal tram non rappresentava il mezzo di ritrovare le speranze perdute. In quella frazione di secondo conobbe la ragione di molte cose, la risposta a molte cose.
Eccoli l, tutti quanti, le armi puntate. Davanti, il sergente Hurd con il mitra, alle sue spalle gli altri con le rivoltelle.
Ormai restava un secondo soltanto.
In quel secondo scarso, in quella infinitesima frazione di tempo, ella intravide il riflesso dorato del distintivo appuntato
al portafogli che mostrai quando ci furono alle spalle. Abbassarono le armi. Avevano capito. Anche lei aveva capito.
Con voce stanca, il sergente Hurd disse: Bel colpo, tenente.
...
.
...
FINE.